Le elezioni a Senigallia: da dove parte la penalizzazione di Volpini?

Le elezioni a Senigallia: da dove parte la penalizzazione di Volpini?

di ELPIDIO STORTINI

SENIGALLIA – Tra quindici giorni Senigallia sarà chiamata nuovamente alle urne per eleggere il suo sindaco. Il 4 e il 5 ottobre si svolgerà infatti il ballottaggio tra il candidato del centrosinistra Fabrizio Volpini e quello del centrodestra Massimo Olivetti che hanno ottenuto i maggiori consensi in questo primo turno.

Dopo lo scrutinio nelle 43 sezioni la situazione è questa:

Fabrizio Volpini  al 43,45% con 10.543 voti

Massimo Olivetti al 34,22% con 8.303 voti

Gennaro Campanile al 9,78% con 2.374 voti

Paolo Molinelli al 6,12% con 1.484 voti

Paolo Battisti al 3,36% con 816 voti

Rosaria Diamantini al 1,97% con 477 voti

Alessandro Merli all’1,11% con 269 voti

Aggiungiamo che su 38.801 elettori hanno votato in 25.575 (65,91%). Le schede nulle sono state 588, quelle bianche 716, quelle contestate 5.

Ed ora proviamo a comprendere, per quanto possibile, i motivi per i quali Senigallia non è riuscita ad eleggere, al primo turno, il suo sindaco. Lo facciamo partendo da due dati numerici inconfutabili: i voti presi a Senigallia dal candidato alla presidenza della Regione Maurizio Mangialardi e quelli ottenuti dal candidato sindaco Fabrizio Volpini. Entrambi del Pd, entrambi sostenuti da un ampio numero di liste.

Mentre Mangialardi è stato votato da 13.134 senigalliesi (il 53,68% di coloro i quali si sono recati alle urne), Fabrizio Volpini ha ottenuto 10.543 consensi (pari al 43,45%). La differenza fra i due è di 2.591 voti. Tanti, sicuramente troppi. E su questo, oltre che su tante altre cose, il Partito democratico, non solo quello di Senigallia, è chiamato a porsi molteplici interrogativi?

Al primo (“Fabrizio Volpini era il candidato giusto da presentare come sindaco di Senigallia?”) rispondiamo noi: con un sì. Un sì convinto, in quanto Volpini è amministratore esperto (tra l’altro consigliere regionale uscente), conosciutissimo in città, noto per le sue tante battaglie, indicato, per giunta, dallo stesso Maurizio Mangialardi, sindaco uscente della città e da ieri nuovo consigliere regionale, essendo stato sconfitto nella competizione per la presidenza della Regione.

Ed allora perché il divario tra i due è stato così ampio? Anche questa domanda andrebbe girata ai responsabili del Partito democratico. Non ci sembra logico, tanto per fare un esempio (oggi si discute, purtroppo, soprattutto, su questo), dare ogni responsabilità a Gennaro Campanile che, dopo aver abbandonato il Pd (non certo per colpa di Volpini) si è messo in proprio e, con le sue liste, ha ottenuto 2.374 voti.

Per cui più di qualcosa, nel variegato scacchiere del centrosinistra senigalliese, andrebbe esaminato a fondo.

Anche perché tra il candidato del centrodestra, Massimo Olivetti, che al ballottaggio per la designazione del nuovo sindaco, si confronterà con Fabrizio Volpini, ed il candidato della stessa coalizione ed ora nuovo presidente della Regione, Francesco Acquaroli, c’è stata soltanto una irrisoria differenza di voti (153).

E proprio per questo qualcuno dovrebbe chiarire, dal punto di vista politico, quello che è veramente accaduto dietro le quinte di questa consultazione elettorale senigalliese.

 

QS – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.quisenigallia.it

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