Rosaria Diamantini: “Checché se ne dica a Volpini molti voti sono arrivati dalle liste alternative di sinistra”

Rosaria Diamantini: “Checché se ne dica a Volpini molti voti sono arrivati dalle liste alternative di sinistra”

di ROSARIA DIAMANTINI*

SENIGALLIA – A macerie ancora fumanti, vogliamo valutare questa tornata elettorale nel modo più pacato possibile, dalla nostra posizione ben definitamente di sinistra.

A Senigallia metà cittadinanza non si è presentata alle urne, esprimendo in tal modo una posizione chiara, che è la stessa di coloro che hanno annullato o lasciato in bianco la scheda: nessuno dei due candidati li rappresenta. Già su questo occorre che riflettano vincitori e vinti, quali forze politiche in consiglio: saranno i rappresentanti in città, ma solo di una piccola parte e devono tenerne conto.

Il Pd e i suoi sodali, Diritti al Futuro in testa, sono stati incapaci di vedere il malcontento causato dal loro governare e ora si aggrappano alla consolante e sciocca teoria del tradimento. Quando il giorno dopo la batosta si fa a gara per decidere chi è stato il cattivo anziché cospargersi un po’ di ceneri in testa e fare una sana autocritica, non si può pensare di riconquistare credibilità presso coloro che, nonostante la forte delusione, si sono turati il naso e al secondo turno hanno votato: infatti, checché se ne dica, molti voti sono arrivati dalle liste alternative di sinistra.

Due errori evidenti sono l’aver sostenuto solo la tesi dell’antifascismo e l’aver accettato l’appello delle Sardine, quest’ultimo per un militante di sinistra è probabilmente stato controproducente! Ma ancor più controproducente è stato l’ atteggiamento della “sinistra che vuol governare”, ovvero la compagine di Diritti al Futuro, già Città Futura, che non ha mai avuto il coraggio di dissentire e porre le questioni nel dibattito politico cittadino, un po’ per incapacità e un po’ per opportunismo, impedendo così che una sana dialettica emendasse gli errori e favorisse lo sgombero delle “cariatidi” dal palazzo. L’anticapitalismo, l’antirazzismo, l’antiliberismo, l’umanizzazione del quotidiano si praticano, non si proclamano! La democrazia partecipata si fa, non si proclama! Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, perché senza speranza rimane la rassegnazione, auspichiamo che ora quella sinistra presente in città, ma sopita dall’abitudine alla delega, voglia rialzarsi e rimettersi in gioco, perché ora più che mai ce n’è bisogno, un bisogno enorme.

La speranza è che la minoranza in consiglio comunale, abituata solo a governare senza ostacoli, abbia la capacità e l’umiltà di imparare per costruire un’opposizione seria e fattiva.

Confidiamo che, eliminate certe influenze ingombranti, negative e vetuste, se ne affranchino definitivamente e che cerchino gli amici giusti, quelli senza esattori di contropartita. È con questo animo che noi di Senigallia Resistente, già dalla prossima settimana, inizieremo con la prima assemblea territoriale per confrontarci con le cittadine e i cittadini e per informarli su ciò che tutti hanno debitamente eluso nel confronto elettorale: una variante al piano regolatore che getta ancora cemento sul territorio cittadino, senza reale senso del bene comune.

Variante che è stata votata favorevolmente da maggioranza e opposizione (tranne un voto contrario e due astenuti). Noi, invece, vogliamo informarli e cominciamo subito, perché chi fa politica non per gettare fango ma per cambiare, lavora tutto l’anno, non solo in campagna elettorale. Una cosa è certa: saremo la spina nel fianco della nuova giunta comunale per controllarne l’operato e il rispetto dei diritti costituzionali.

*Senigallia Resistente

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