Gli ultimi giorni di Livia Della Rovere a Castelleone in una ricostruzione dello storico Renzo Fiorani

Gli ultimi giorni di Livia Della Rovere a Castelleone in una ricostruzione dello storico Renzo Fiorani

CASTELLEONE DI SUASA – Sabato 6 luglio 1641 moriva a Castelleone l’ultima duchessa di Urbino Livia Della Rovere. Nel piccolo borgo collinare miseno, già feudo del padre Ippolito, marchese di San Lorenzo in Campo, Livia abitava da una decina di anni, da quando cioè, era morto l’anziano marito Francesco Maria II Della Rovere. Ed il ducato feltresco era stato devoluto alla Chiesa per l’assenza di discendenti, dopo l’improvvisa e prematura scomparsa dell’unico figlio della coppia, Federico Ubaldo, deceduto misteriosamente nelle prime ore del 29 giugno 1623. Gravemente ammalata, Livia aveva lottato con tutte le forze contro quel male che l’aveva colpita fin da tre anni prima e dal quale era apparentemente riuscita a venirne fuori grazie anche alle cure del medico personale dott. Vincenzo Moricucci. Che non si era risparmiato troppo nell’usare il “rasoio” per sanare le sue piaghe purulenti.

Ma ai primi di giugno del 1641 si era verificata una ricaduta e la duchessa si era nuovamente allettata. E ancora una volta il dott. Moricucci aveva ripreso in mano il suo affilato strumento per contenere le numerose piaghe subito ritornate. Una lotta immane che la duchessa ha di nuovo sopportato con coraggio e determinazione. Proprio quando sembrava aver ancora una volta sconfitto il male, improvvisa e inaspettata è venuta la morte.

Una immane tragedia che ha coinvolto ogni singolo membro della piccola comunità castelleonese, sinceramente affezionata alla duchessa. Proprio a Gli ultimi giorni di Livia Della Rovere a Castelleone è dedicato l’ennesimo lavoro dello storico del Centro di Cultura Popolare di Ostra Vetere Renzo Fiorani. Con già all’attivo moltissimi volumi, diversi dei quali relativi alla storia suasana e ai Della Rovere, anche il nuovo testo è realizzato con il consueto stile narrativo che porta il lettore all’interno delle vicende raccontate. Con l’innovazione, non completamente nuova a dire il vero, dell’utilizzo delle stesse fonti storiche per rendere più stimolante la narrazione. E contemperare le esigenze di specialisti e addetti ai lavori con la necessità della facilità di lettura per la gente comune e i semplici curiosi.

Gli ultimi tragici giorni castelleonesi di Livia Della Rovere si intrecciano così con i suoi tanti ricordi, molti dei quali non propriamente felici. Dai difficili rapporti con il marito alle pene per la scomparsa di quel figlio tanto desiderato e “necessario”, dalle preoccupazioni procuratole dal fratello Giulio ai problemi con il papa Barberini e il nipote cardinale, dalle tragiche vicende familiari del suo segretario Fabrizio Hondedei al lento sgretolarsi della sua piccola corte castelleonese. Ma anche la sua passione per i fiori e le opere buone, senza tralasciare l’erezione del Monte di Pietà castelleonese e tante altre notizie minute ma interessantissime. Poi il tragico epilogo di quel sabato 6 luglio 1641. Il quale, se chiude la sua vicenda terrena, certo non interrompe la sua “mala fortuna”. Che imperterrita continua a tormentarla anche negli oltre tre secoli e mezzo successivi, fino ai giorni nostri, e dei cui accadimenti il libro si occupa ulteriormente.

In vista del 380° anniversario della scomparsa di Livia Della Rovere, che cadrà per l’appunto il 6 luglio dell’anno prossimo, quando il volume dovrebbe uscire, non c’è che rallegrarsi per questa interessante notizia che riaccende i riflettori sulla storia del piccolo comune collinare e sui suoi importanti protagonisti.

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