Luci e ombre dell’Associazione Fotografica Misa

Luci e ombre dell’Associazione Fotografica Misa

di ENZO CARLI

SENIGALLIA – Il 4 dicembre 1953 viene costituita a Senigallia L’Associazione “ Misa” voluta da Giuseppe Cavalli che ne sarà il presidente, Mario Malfagia vice presedente, Mario Giacomelli, cassiere , Ferruccio Ferroni, Riccardo Gambelli ,Vicenzo Balocchi, Piergiorgio Branzi, Paolo Bocci, Silvio Pellegrini, Giovanni Salani. (documento da me rinvenuto nel 1984 presso la casa di Mario Giacomelli)

Sulla base di successive testimonianze aderiranno in seguito Luciano Ferri, Alfredo Camisa, Giuseppe Moeder, Bruno Simoncelli, Alfredo Novaro, Pio Baldo Camisa, Francesco Giovannini, Giulio Parmiani, Bruno Bulzacchi, Guelfo Mazzola, Bice De’ Nobili, Lisa Riccasoli, Sandro Rota, Giorgio Cantelli.

Giuseppe Cavalli lucerino, trasferitosi a Senigallia nel 1939,uno dei principali protagonisti della fotografia italiana del dopoguerra e principale ispiratore del Manifesto(1947) dell’elitario  fotoclub  la Bussola (Giuseppe Cavalli, Luigi Veronesi, Ferruccio Leiss, Federico Vender Mario Finazzi) aveva costituito il fotoclub senigalliese per avviare alla fotografia giovani e avvicinarli alla scuola della Bussola, verso una fotografia a toni alti, disincantata e lirica. Il Misa pieno di  entusiasmo giovanile giovanili era principalmente un laboratorio di prova delle foto formali a toni alti,( high key).

Scrive Salvatore Chiolo su Ferrania, a proposito della collettiva dell’Associazione fotografica Misa a Roma (organizzata dall’Associazione Fotografica Romana nel 1954)..Cavalli ha voluto precisare che ognuno degli espositori ha camminato con le proprie gambe. Ne siamo certi? Comunque siamo convinti che la sua guida è servita a più di uno degli espositori per trovare la sua strada. Domenico Caracciolo di Vietri allora Presidente Dell’Associazione Fotografica Romana, sulla stessa rivista scrive.. scelte con gusto sorvegliato e con intelligente larghezza di vedute ma senza quelle compiacenti indulgente che menomano il valore di molte manifestazioni sociali, le quarantanove fotografie della mostra costituiscono un complesso e equilibrato e vario ad un tempo, nel quale l’urto delle tendenze sembra placarsi nella comune aspirazione alla conquista di uno stile..

Il rigore di Cavalli si manifesta nell’essenzialità degli elementi compositivi, nella semplicità della materia illustrativa se considerato nel suo peso narrativo. Scrive ancora Salvatore Chiolo che saper resistere alla seduzione del racconto denota coscienza viva del fenomeno artistico, tutt’uno col problema espressivo…ma è stato cosi?

Mario Giacomelli uscì per contrasti dalla Bussola nel 1956 (in cui era entrato tra i giovanissimi con Branzi), la sua trasgressione il bisogno di confrontarsi con una fotografia visionaria, aperta alle nuove tendenza del post-realismo, la necessità di raccontare per immagini, la sperimentazione dei linguaggi contrari alla tradizione fotografica ( il rallentato, lo sfocato, lo sgranato, il mosso…) lo porteranno lontano anche se lo legherà a Cavalli un sincero sentimento di gratitudine. Ma il gruppo con l’uscita nel 56/7 di Ferruccio Ferroni (che abbandona la fotografia per la professione di avvocato ma che era probabilmente il più vicino a Cavalli sul piano del convincimento estetico) seguito a ruota da Giulio Parmiani e da Piergiorgio Branzi, subirà delle tensioni che lo porteranno all’allontanamento dal panorama fotoamatoriale e da una sfida appena iniziata.

(continua)

(Biliografia: a cura di Enzo Carli.”Fotografia” Adriatica Editrice, Ancona, 1990)

 

 

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