I mutamenti della fotografia con un nuovo ordine visivo

I mutamenti della fotografia con un nuovo ordine visivo

di ENZO CARLI

SENIGALLIA – L’impegno del secolo appena iniziato ci rende più partecipi alla costruzione del nuovo ordine visivo. Un nuovo modo di esprimere le proprie tensioni e la propria creatività che coinvolge la comunicazione ed il linguaggio espressivo di questa generazione, attraversata da forti conoscenze e nuove situazioni di vita psichica e relazionale. La fotografia, come moderno ed estremo strumento espressivo, rientra in modo ineludibile nell’attività totale dell’uomo, e, legandosi alla situazione sociale, alle forme oggettive, rivela la rete complessa delle informazioni variabili instaurata dalle immagini, rappresentando uno degli aspetti dinamici della cultura e del modo in cui può essere percepita la visione della nostra società.

La pandemia, memoria, lo spazio esistenziale, il cyberspazio, l’intelligenza artificiale ed il futuro percepibile diventano il centro del nostro interesse; l’individualità, il fantastico, il futuribile così come  la nuova realtà, le contemporanee visioni del sociale,i trend del consumo gli oggetti entrano nel personale campo di indagine sulla realtà, illuminata da spazi di luce sul mondo, così che venga percepito per sapere e saper essere.

Contro la banalizzazione della fotografia e del suo consumo, uno dei rischi del nostro tempo, cerchiamo anche l’immagine che si fa conoscenza e poesia, recuperiamo immagini che non si oppongano o si sostituiscano alla parola, ma che, al contrario, dialoghino con essa, per un reciproco accrescimento.

Fotografare come scrivere, scrivere come fotografare. Utilizziamo ed usiamo le possibilità note ed equivoche del mezzo, che siano, in alcune occasioni, le funzioni critiche per un pubblico di nostri simili, o, in altre, un mezzo fantastico per mettere in luce i rimandi visivi del nostro impegno, senza isolarci da altre forme espressive o dagli impegni della nostra civiltà.

Non permettiamo che nelle “questioni” di fotografia la tecnica imponga il silenzio alla cultura: fondamentale, perché la persona possa vivere pienamente la propria esistenza, è creare le occasioni, conoscere e comprendere la realtà, recuperare la propria centralità e creatività, poiché ognuno deve essere responsabile delle proprie scelte, della cultura che produce e diffonde, con l’impegno di realizzare una democrazia culturale.

In un’organizzazione sociale, nel progetto globale dell’uomo, che ponga in primo piano, come griglia di opzioni, una serie di pattern culturali, in cui anche la fotografia entra con le sue possibilità e valenze, siamo consapevoli che alla base dell’azione culturale del fotografo ci debba essere l’educazione permanente all’originalità personale, alla critica, ai processi comunicativi, alla comprensione. La fotografia nelle sue nuove manifestazioni e applicazioni, può rientrare a pieno titolo e con  nuove opportunità tra gli strumenti del nuovo sapere.

Quello che conta, quindi, è cercare di superare il concetto stesso di fotografia, allargandone la possibilità e la visione, e, in questo senso, i linguaggi moderni fanno abbondante uso della fotografia o del supporto fotografico per amplificare il senso e il concetto del messaggio.

II nuovo concettualismo utilizza nuovi linguaggi, che percorrono la stessa natura della fotografia,-le sue intenzioni estetiche- intesse una rete di comunicazioni collegate con altre manifestazioni artistiche, stringendo tacite alleanze con altre forme espressive, del tipo idee scripto-visive della rappresentazione Dunque, spazi nuovi per la creatività anche se strettamente connessi, a volte interdipendenti tra loro sul piano spazio-tempo

I fotografi e la critica, cui spetta il ruolo trainante di detenere la sovranità intellettuale (quella definitiva spetta all’autore), prendano coscienza che la fotografia è’ uno strumento raffinato nella selezione, nell’uso e nella pratica delle immagini, come sfoltimento provocatorio nell’immenso archivio generatore di immagini.. In questo scarto, che separa il vedere comune, dal vedere e sentire le immagini come forza inarrestabile della nostra civiltà interiore, si determina il contenuto e la forza della visione. Il grado di rivendicazione dell’artista, ed anche il grado della sua disperazione e risoluzione per la vita sono legate alla società che le produce, e il mutamento socio-culturale in questo momento è caratterizzato dalla sbandata dei velleitarismi connessi all’implicazione dell‘arte con il sociale, dall’ininfluenza politica dell’artista, e, quindi, dal recupero della sua identità critica e propositiva.

  • continua
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