“Salute o libertà?” L’Aps Novum prende posizione sul coprifuoco

“Salute o libertà?” L’Aps Novum prende posizione sul coprifuoco

SENIGALLIA – Dall’Aps Novum (Claudio Piersimoni, Caterina Rinaldi, Egidio Cardinale, Francesca Mancinelli, Giorgio Sartini) riceviamo:

“Parafrasando Winston Churchill: «dovevate scegliere tra rinunciare alla libertà e conservare la salute. Avete scelto di rinunciare alla libertà, ma perderete la salute.»

Il Decreto Legge n. 55 del 22/04/2021 che fissa le nuove condizioni di progressiva riapertura di alcune attività mantenendo lo stato di emergenza (salvo rivalutazioni) fino al 31 luglio, è perfettamente allineato con la narrazione chiusurista che ci viene propinata da più di un anno a questa parte. A ben vedere, le prescrizioni in esso contenute sono francamente opinabili dal punto di vista sanitario e totalmente illegittime da quello giuridico. Iniziamo partendo dalle valutazioni di ordine sanitario.

La rivista americana Science ha pubblicato di recente uno studio1 che apre nuove prospettive riguardo l’evoluzione della pandemia CoViD-19. I ricercatori Lavine e Bjornstad hanno sviluppato un modello epidemiologico basandosi sulle caratteristiche dei Coronavirus la famiglia a cui appartiene il SARS-Cov-2. I due partono dalla considerazione che il Sars-Cov-2 ha una capacità di diffusione (R0) così elevata da rendere la sua eliminazione per contenimento praticamente impossibile. Essi ipotizzano che il genere umano  svilupperà col tempo un’immunità diffusa sufficiente a proteggere la popolazione adulta da forme gravi, confinando la prima infezione (la più virulenta) in una fascia di età, quella infantile, caratterizzata da un sistema immunitario più forte e reattivo. L’ipotesi è confermata dai dati immunologici in base ai quali la risposta che blocca l’infezione diminuisce rapidamente, mentre quella che ne attenua le manifestazioni cliniche è di lunga durata. Se quanto detto corrisponde al vero, qualsiasi misura restrittiva che ecceda l’adozione di misure di protezione individuale e distanziamento sociale impedisce una auspicabile circolazione del virus. Nondimeno, è indispensabile proteggere le categorie a rischio usando tutte le armi in nostro possesso dalle misure di contenimento, alle cure domiciliari precoci fino alla campagna vaccinale. Questa transizione da un virus epidemico potenzialmente letale ad uno endemico più debole e relativamente innocuo può richiedere da pochi anni a qualche decennio, motivo per cui rallentare l’epidemia comporta un ritardo nello sviluppo della immunità naturale, così come adottare un vaccino dotato di attività sterilizzante non è da preferire ad uno che previene le manifestazioni patologiche senza bloccare la circolazione del virus.

Un altro studio pubblicato dal noto epidemiologo Ioannidis dell’Università di Stanford in California intitolato « Assessing mandatory stay-at-home and business closure effects on the spread of COVID-19»2 dimostra che la limitazione della libertà di movimento non incrementa in maniera significativa il contenimento della epidemia da CoViD-19 rispetto alle sole misure di protezione individuale e distanziamento sociale.

Dopo avere precisato che le misure di contenimento maggiormente restrittive non giovano a proteggere la categorie più vulnerabili ed anzi in contesti in cui i soggetti a rischio convivono con individui normali le infezioni a carico dei primi possono essere più frequenti, l’autore conclude che pur ammettendo qualche modesto beneficio, esso non riesce a controbilanciare gli enormi danni (non solo economici, ma anche per la salute) che il lockdown arreca.

Infine, una ulteriore critica va rivolta al modo con cui il governo e gli esperti che lo consigliano decidono quale colore (e quindi quale intensità di restrizioni) assegnare alle singole regioni. Innanzitutto, la decisione viene presa in base ad un indice di riproduzione (Rt) vecchio di almeno 10 giorni e quindi inadeguato a rappresentare la realtà epidemiologica che nel frattempo può essere mutata anche di molto3.

Secondariamente, non ha senso prendere provvedimenti validi per regioni con cinque o addirittura dieci milioni di abitanti in base alla media dei dati raccolti in zone differenti. E’ necessario avere come riferimento realtà più piccole come province o (gruppi di) comuni e agire su di essi dal momento che territori più ristretti possono essere monitorati in maniera più precisa garantendo perciò periodi di lockdown  adeguati.

Una cosa è certa: chiudere tutto è la cosa più semplice, ma è anche la più disastrosa per via dei costi economici e sociali che comporta. Soprattutto non è ammissibile alcuna mistificazione: la decisione di tenere «tutto chiuso» o di imporre il «coprifuoco» non ha nulla a che fare con la scienza ma è una decisione esclusivamente politica le motivazioni della quale sembrano appartenere alla sfera degli arcana imperii.

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Referenze.

  1. Lavine J.S., Bjornstad O.N., Rustom A. Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity. Science 2021; 371: 741–745. http://science.sciencemag.org/
  2. Bendavid E., Oh C., Bhattacharya J., Ioannidis J.P.A. Assessing mandatory stay-at-home and business closure effects on the spread of COVID-19. J. Clin. Invest. 2021; 51: e13484. https://doi.org/10.1111/eci.13484
  3. Maruotti A., Ciccozzi M., Divino F. On the misuse of the reproduction number in the COVID‐19 surveillance system in Italy. Med. Virol. 2021; 93: 2569–2570. https://doi.org/10.1002/jmv.26881

 

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