Giorgio Sagrati del Gsa: “L’ombra, questa sconosciuta a Senigallia”

Giorgio Sagrati del Gsa: “L’ombra, questa sconosciuta a Senigallia”

di GIORGIO SAGRATI*

SENIGALLIA – Questa estate sta volgendo al termine, una estate particolarmente calda e soleggiata. Questo ci fa pensare ad una grande dimenticata di questi ultimi tempi: l’ombra. Forse qualcuno si sarà pure dimenticato cosa sia.

In passato l’ombra ha avuto sempre una grande importanza nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni. Se le grandi querce secolari presenti nelle nostre campagne sono state curate e preservate dagli agricoltori, ciò si deve soprattutto al fatto che fornivano ombra sotto cui effettuare i lavori sedentari e riposarsi, oltre che produrre ghiande per i maiali. E se le principali strade che attraversavano i territori non boscati venivano alberate era, più che per motivi estetici, per dare ombra e quindi sollievo e ristoro ai viandanti che generalmente viaggiavano a piedi o su carri trainati da animali che non erano certo dotati di aria condizionata; anche con l’arrivo delle auto questa funzione restava importante. E che dire delle piazze, specie quelle dove si svolgevano fiere e mercati, per cui venivano scelte alberature con specie dalla chioma più ampia e folta, come i pioppi.

Anche i parcheggi alberati erano, fino a non molti anni fa, una scelta importante, un pregio ed un vanto per molte città.

Oggi questo valore sembra disconosciuto, anche se nei giorni caldi e soleggiati persiste la caccia, quasi disperata, da parte di automobilisti e pedoni, di ciò che resta ancora dell’ombra. Perché?

Premesso che è necessario ribadire come l’ombra sia fornita, soprattutto, dagli alberi, ecco emergere una serie di motivazioni che hanno portato a capovolgere questa situazione. Sono emerse motivazioni quasi sempre pretestuose, per cui gli alberi, specie se alti e grandi, sono pericolosi; costituiscono una minaccia (??) per automezzi e passanti e quindi vanno eliminati da strade e piazze senza cercare soluzioni alternative. E poi bisogna risparmiare, la manutenzione costa, con tutta una serie di giustificazioni per niente tecniche o scientifiche.

Quindi le vecchie e grandi alberature di strade e piazze vanno “ammodernate e riqualificate”, il che significa che spesso sono eliminate definitivamente, a volte sostituite. Ed è proprio nel caso delle sostituzioni che assistiamo a situazioni penose, a volte grottesche. Tanto per restare nella nostra città, piazze in cui pioppi quasi secolari sostituiti, nei casi in cui sostituzione c’è stata, con arbusti come oleandri e ibischi, ovviamente allevati ad alberetto, ed altre amenità del genere; viali alberati con agrifogli e lagerstremie, piante che alberi veri non saranno mai. E poi la moda recente dei cipressi, che pare non avendo rami laterali siano ritenuti di facile gestione e manutenzione e non costituirebbero pericolo per il traffico. Ma in quanto a ombra….

L’impressione è che si piantino alberi solo per fare numero, perché servono in fase di redazione di bilanci e statistiche.

Le auto ferme nei parcheggi e lungo le strade non ombreggiate si trasformano presto, specie in questa stagione, in scatole roventi e impraticabili. Allora si ricorre all’elemento artificiale, l’aria condizionata, magari mettendola in funzione diverso tempo prima di partire, alla faccia della lotta contro il riscaldamento climatico, l’inquinamento ed il risparmio energetico.

Non sarebbe ora di passare dai buoni proponimenti ai fatti concreti, di ripensare anche a questo aspetto, forse più piccolo di altri, del nostro modello di sviluppo? Risulterebbe poi così difficile e oneroso sostituire nei parcheggi gli arbusti con alberi veri ed alberate quelli che ne sono sprovvisti? E, soprattutto, curare, provare a salvare gli alberi presenti in diversi parcheggi che versano in una situazione penosa?

*Componente del Gruppo Società e Ambiente – Senigallia

Nella foto: il taglio dei pini negli ex giardini (ora parcheggio) della Stazione ferroviaria

 

 

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