Diritti al Futuro contro l’assessore Petetta: “Molto colorati gli ombrelli sospesi, ma il 25 novembre è orange!”

Diritti al Futuro contro l’assessore Petetta: “Molto colorati gli ombrelli sospesi, ma il 25 novembre è orange!”

di PATRIZIA PASQUALI*

SENIGALLIA – L’allestimento di Corso 2 Giugno con pittoreschi ombrelli, riferito alla usanza sorta ad Agueda e creato con l’obiettivo di portare gioia e colore in città, mal si concilia con quanto scritto nel comunicato stampa ad opera del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia che lo lega, tra l’altro, in modo raffazzonato, anche  con la ricorrenza del 25 novembre, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

Ebbene, già nutrivamo dubbi in merito alla scelta dell’assessora Petetta alle Pari Opportunità, per alcune “uscite di senno” poco appropriate al ruolo come la proposta sulla festa dell’uomo e la rievocazione del 25 novembre.

Nel tempo passato, due anni fa, il mese di novembre era dedicato ad iniziative in collaborazione con le diverse associazioni femminili del territorio, quando esisteva il Consiglio delle Donne ed un’assessora più presente nel ruolo; c’era pure un calendario con eventi di vario tipo, la visione di film dedicati in cui venivano coinvolte le scuole superiori cittadine ed infine, nella data del 25 novembre, si svolgeva un flash mob in piazza Roma.

Dopo l’operazione nostalgia che vorrebbe risvegliare un ravvedimento, ci permettiamo un ripasso sul simbolismo e sul lessico.

Il colore che identificava il mese di novembre era l’arancione.
Suggerisco caldamente a FdI e a Petetta di leggere Wikipedia (poche righe…) alla voce Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Ivi si spiega che il colore arancione è il colore identificativo della campagna Sixteen Orange Days, promossa dall’Unesco, cui il nostro poco attivo comune sui diritti civili avrebbe potuto aderire. Magari codesti ombrelli li potevate scegliere soltanto del colore arancione e costruirci qualche evento di promozione civile.

Aggiungiamo che in Italia il colore esibito è il rosso.
Conoscerete sicuramente (spero) l’installazione con le scarpe rosse, dell’artista messicana Chauvet ispirata all’omicidio della sorella per mano del marito e alle donne rapite stuprate ed assassinate in Messico. Anche da noi ci sarebbe una panchina rossa dedicata che si trova nell’aiuola a destra della Chiesa di Santa Maria della Neve.

Bene, ora passiamo al lessico. Dopo aver spiegato in relazione alla scelta dell’ombrello quale da protezione civica verso le donne, leggiamo come la violenza sulle donne non conosca confini nazionali né tantomeno confini di razza. Veramente la parola razza è obsoleta nei paesi civili, forse la usate solo voi. Suggerisco la lettura di articoli e citazioni di Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista, che dichiarò l’inconsistenza di tale termine e la lettura di un manuale di antropologia in cui potrete apprendere la genesi di tale termine legata ad retaggio coloniale, utile per distinguere e dominare le tribù.

Gentile Assessora, Lei non crede per nulla a tutte le manifestazioni che vogliono sensibilizzare alla ripulsa della violenza sulle donne. Forse le è stata ricordata. Il concorso fotografico, unica iniziativa proposta, è una maldestra pezza che non copre per nulla l’assenza di qualsivoglia interesse verso l’eliminazione della violenza contro le donne. Se poi voleste giustificare gli ombrelli sospesi solo per abbellire la città per gli Orange Days attendiamo con sgomento le luminarie natalizie (visto quanto accaduto a Civitanova con le palme Hot)!

*Diritti al Futuro – Senigallia

 

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