Senigallia romana e medievale, note di storia urbanistica

Senigallia romana e medievale, note di storia urbanistica

Venerdì (19 novembre), alle ore 17, al Palazzetto Baviera una nuova conferenza sulla storia urbanistica della città

SENIGALLIA – Italia Nostra torna a riproporre il tema della storia urbanistica di Senigallia, tema sempre ricco di nuovi spunti per le scoperte archeologiche avvenute nell’ultimo decennio attraverso le indagini condotte dall’equipe dell’Università di Bologna e dalla Soprintendenza, arricchite per quanto riguarda il periodo medievale dagli studi del professor Virginio Villani. Si tratta di un tema che si presenta particolarmente interessante e suscettibile ancora di molti sviluppi in virtù delle ripetute trasformazioni subite dalla città nei secoli, segnate da altrettanti interventi di pianificazione che ne fanno quasi un unicum nel panorama delle città italiane.

Il tema verrà riproposto venerdì 19 novembre alle ore 17 al Palazzetto Baviera con distinte relazioni dal professor Giuseppe Lepore dell’Università di Bologna e dal prof. Virginio Villani noto storico locale attraverso l’illustrazione dei risultati dei saggi di scavi e delle indagini di archivio.

Verranno ripercorse le fasi salienti finora note dell’evoluzione urbanistica della città dalla sua fondazione nel III secolo a.C. alla ricostruzione malatestiana di metà Quattrocento, passando attraverso il periodo di decadenza e contrazione subite nei secoli XIII-XV.

Ed è proprio questo lungo periodo di declino a segnare la vicenda urbanistica della città, perché si è trattato di una decadenza talmente radicale da rendere necessaria una ricostruzione pressoché totale della città attraverso gli interventi malatestiani e rovereschi prima, quelli dell’ampliamento settecentesco poi. E così Senigallia è forse l’unica città delle Marche a non conservare, non dico testimonianze dell’età romana, che sono sempre difficili da accertare, bensì dell’età medievale, che sono più facilmente individuabili e presenti ovunque. In sostanza è una città cinque-settecentesca quella che si presenta oggi ai nostri occhi, il che rende sconosciuto e quindi in un certo senso affascinante tutto quello che è accaduto sul piano urbanistico nei secoli precedenti e che lascia immaginare una città molto diversa dall’attuale.

Quello che è stato scoperto fin qui autorizza a pensare che, nonostante le distruzioni avvenute in occasione delle varie riedificazioni, ancora molto si nasconda nel sottosuolo del centro storico e induce a sollecitare la continuazione del progetto di archeologia urbana che tanto ricco di risultati si è rivelato in questi anni. I modi le strategie possono essere diversi, ma l’importante è che non si tralasci di profittare di ogni occasione offerta dagli interventi edilizi, sia da parte di privati, che da parte pubblica.

Affinché poi tutto questo non resti chiuso nelle pubblicazioni scientifiche e nei depositi della Soprintendenza fino a perdersene la memoria, come spesso accade, ma venga restituito alla conoscenza della cittadinanza, sarebbe opportuno allestire una tabellazione esplicativa in corrispondenza dei siti archeologici e realizzate una pubblicazione divulgativa che illustri la storia urbanistica della città alla luce di queste nuove conoscenze.

 

QS – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.quisenigallia.it

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