All’Ospedale di Senigallia medici infuriati, in un anno trasformati da eroi a tappabuchi

All’Ospedale di Senigallia medici infuriati, in un anno trasformati da eroi a tappabuchi

Al Pronto Soccorso ogni giorno aumentano i problemi per carenza di personale ma non si può continuare a risolverli attingendo risorse da altri reparti. L’avvocato Corrado Canafoglia dell’Unione Nazionale Consumatori incaricato di richiedere un incontro con i vertici aziendali e politici

SENIGALLIA – Da anni il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Senigallia opera in costante carenza di organico medico, che di recente l’Azienda sanitaria ha pensato di risolvere ricorrendo alla precettazione di medici dagli altri reparti  del nosocomio senigalliese.

Il Pronto Soccorso è vitale per l’Ospedale e l’utenza tutta, ma alle sue carenze di organico non si può supplire attingendo risorse umane da altri reparti , con conseguenti ricadute negative sula qualità dei servizi e sul regolare funzionamento degli stessi reparti!

Per fermare tale azione i Dirigenti Medici del reparto di Medicina Interna dell’Ospedale di Senigallia hanno incaricato l’avvocato Corrado Canafoglia dell’Unione Nazionale Consumatori di richiedere un incontro con i vertici aziendali e politici per sottoporre loro il problema e le relative soluzioni, ma anche per predisporre un esposto rivolto alle Autorità competenti.

L’obiettivo principale di tale azione è la tutela della qualità dei servizi erogati all’utenza del Pronto Soccorso e del Reparto di Medicina Interna dell’Ospedale cittadino .

Ad una carenza cronica di organico medico di un reparto importante come  il Pronto Soccorso  non si supplisce sottraendo risorse al reparto di Medicina Interna  o di altri reparti.

Non va dimenticato che i medici di Medicina Interna sono quelli che nella prima, seconda e terza ondata della pandemia tutti hanno definito “Eroi”  per aver combattuto insieme al personale infermieristico contro il virus , sono quelli  che hanno continuato a curare anche i pazienti no Covid e che si preparano oggi a fronteggiare la quarta ondata , il tutto in religioso silenzio .

Sono quelli che hanno tenuto turni massacranti e si sono occupati non solo di malati Covid, ma di ogni altro malato ed hanno continuato ad assicurare una quotidiana assistenza di consulenza ai colleghi del Pronto Soccorso pur assolvendo contemporaneamente alle necessità di cura dei malati del proprio reparto.

Da anni ormai si assiste ai problemi di organico del Pronto Soccorso, tanti le grida di allarme provenienti da più parti , ma purtroppo ad oggi non si è visto un’azione organizzata  volta a risolvere definitivamente il problema.

Chi pensa di sistemare le carenze di organico del Pronto Soccorso attingendo alle risorse umane di altri reparti ed in primis da quello di Medicina Interna non ha ben chiaro due aspetti:

  • in ogni reparto dell’ospedale non vi è personale in esubero, per cui se si sposta un medico da un reparto per coprire un buco al Pronto Soccorso si crea un problema in quel reparto
  • la specializzazione in medicina è alla base della qualità del servizio erogato all’utenza: pretendere da un medico, che ha seguito un corso di studio e da anni esercita la professione in un preciso ambito , di dedicarsi una notte e/o una giornata al mese in un reparto in cui occorre una diversa conoscenza ed esperienza significa ridurre la qualità del servizio con rischi di ricadute negative sui pazienti ed anche sugli stessi medici.

I medici del reparto di Medicina Interna, abituati a lavorare in silenzio a favore dell’utenza , adesso dicono basta e soprattutto ritengono sia giunta l’ora di mettere mano in maniera sistematica al problema delle carenze di organico del Pronto Soccorso , non  intendendo trasformarsi da “eroi” a “tappabuchi” .

E’ ora di finirla con i giochi di parole, occorrono decisioni organiche e sistematiche , occorre programmazione e la volontà reale di investire nel bene prezioso che è la tutela della salute dei cittadini, se si vuole mantenere un elevato livello di qualità di erogazioni dei servizi sanitari erogati all’utenza.

I medici del reparto di Medicina Interna dell’Ospedale di Senigallia a maggio 2021 hanno inviato un’istanza in autotutela ai vertici aziendali rappresentando le difficoltà operative legate alle carenze di organico del Pronto Soccorso, ma non avendo avuto una risposta concreta dopo 6 mesi hanno deciso di non arrendersi a scelte non condivisibili, adoperandosi con la stessa tenacia e dedizione prestata per curare i malati Covid, e non aspirando ad essere chiamati “Eroi”, ma solo ad esercitare la professione medica nel migliore dei modi soprattutto nell’interesse dell’utenza e del mantenimento della qualità dei servizi offerti dall’Ospedale .

Laddove quest’ultima richiesta pubblica resterà inascoltata sono pronti a ricorrere alla via giudiziaria.

QS – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.quisenigallia.it

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