A scuola di legalità, gli allievi del Corinaldesi-Padovano dialogano con i Carabinieri

A scuola di legalità, gli allievi del Corinaldesi-Padovano dialogano con i Carabinieri

SENIGALLIA – A trent’anni dalle terribili stragi di mafia del 1992 dobbiamo continuare a ricordare il nome di chi venne barbaramente ucciso, ma anche la causa per la quale lottava: in una parola, la legalità. Momenti nefasti sarebbero ancora seguiti a quelle drammatiche giornate di primavera-estate, con bombe piazzate dalla mafia nelle principali città italiane.

Tuttavia, da allora la società civile, inizialmente tramortita, reagì con forza incanalando indignazione e rabbia in una consistente presa di coscienza e domanda di giustizia e legalità. Nei ragazzi del tempo i nomi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, e delle rispettive scorte, risvegliarono quelli di Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Rosario Livatino, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Peppino Impastato, Libero Grassi e tanti, tantissimi altri, falcidiati per il loro indefesso impegno, senso del dovere e spirito civico.

In quel contesto nacquero movimenti che si incaricarono di portare fra la gente battaglie ritenute smisurate e irte di difficoltà, disseminando l’eredità morale di chi non c’era più e chiarendo che quello della legalità è uno snodo centrale, in cui gesti e scelte che sembrano piccoli e addirittura irrilevanti possono agganciare o, al contrario, contribuire a respingere dinamiche più grandi e inquietanti. Oggi sappiamo che è necessario parlare di mafie, al plurale, e che queste – avendo assunto nuove forme e modalità d’azione – si sono ben radicate a livello nazionale e internazionale; sappiamo anche che diritti, uguaglianza, tutela dell’ambiente, legalità e lotta alle mafie sono questioni strettamente interconnesse.

Ecco allora la necessità di iniziare “dal basso”, da ciò che è quotidiano e a noi vicino per allargare lo sguardo alle sfide più grandi. Un impegno che passa necessariamente dalla scuola, investita, proprio sulla scorta della nuova consapevolezza emersa negli anni Novanta, del compito di educare alla legalità. Intento che ha informato gli incontri svoltisi in questi ultimi giorni presso l’IIS Corinaldesi-Padovano: a coordinarli il capitano Francesca Romana Ruberto, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Senigallia.

Argomenti e modalità comunicative sono stati declinati in base all’età e al corso di studi prescelto: le classi seconde si sono confrontate direttamente con la comandante Ruberto su fenomeni che ragazze e ragazzi sperimentano quotidianamente da vicino, e che per questo sono particolarmente insidiosi, come il bullismo e il cyberbullismo, la diffusione delle sostanze stupefacenti e l’emergere delle baby gang; un problema, quest’ultimo, esploso in seguito al biennio pandemico e da cui non possono dirsi immuni neppure le piccole località di provincia.

Gli allievi dell’indirizzo Chimica e Biotecnologie ambientali hanno partecipato a un corso di formazione più specifico che ha visto intervenire direttamente il comandante del Nucleo Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri di Ancona, il capitano Tonino Marinucci. In primo luogo è stata illustrata la storia dei Nas, che hanno assunto la denominazione di Comando Carabinieri per la Tutela della Salute; è poi seguita una parte dedicata alla sicurezza alimentare in cui sono state illustrate le problematiche relative alle sofisticazioni alimentari e le misure adottate per contrastare il fenomeno, strategie attuate in un’ottica di prevenzione e che risultano funzionali alla salvaguardia delle imprese oneste e dei diritti dei consumatori.

QS – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.quisenigallia.it

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