Festival del Cinema, al teatro La Fenice premiazione e proiezione della sezione “Saranno famosi?”

Festival del Cinema, al teatro La Fenice premiazione e proiezione della sezione “Saranno famosi?”

SENIGALLIA – Dopo l’apertura ufficiale alla Rotonda a Mare, il Festival del Cinema di Senigallia presenta i risultati ed i vincitori del concorso bandito quest’anno per la prima volta.

Lunedì 11 luglio ore 21.30 al teatro La Fenice, premiazione e proiezione della sezione “Saranno famosi?” miglior lungometraggio d’esordio. Il vincitore di questa sezione è Io sono Vera di Beniamino Catena Italia, 2020, 101’ con Marta Gastini, Davide Iacopini, Anita Caprioli, Paolo Pierobon, Manuela Martelli.

Un’indagine nell’animo umano che racconta con profondità i legami di sangue e le dinamiche dei rapporti.

Vera, scomparsa da bambina, ritorna due anni dopo nel corpo di una donna, e con una memoria che vacilla tra due personalità. Cosa le è accaduto?
Recensione di Giancarlo Zappoli (Mymovies)
Vera è una bambina di 10 anni che un giorno, mentre è in compagnia di un suo insegnante, scompare, come si teme, in mare. Contemporaneamente un addetto al controllo di enormi antenne paraboliche in Cile sembra morire per poi tornare in vita sentendo di essere Vera.

Questi sono i dati iniziali di un film di cui è utile non sapere molto di più prima della visione non perché si tratti di un thriller come si è soliti considerare il genere ma perché si tratta di un’indagine nell’animo umano che si avvale di un escamotage narrativo per indagare le dinamiche dei rapporti.

Catena riesce nell’impresa grazie al controllo di una sceneggiatura scritta a più mani che rischia a ogni piè sospinto di scivolare in una dimensione surreale e viene invece sempre ricondotta alle domande di base, prima fra tutte quella relativa ai legami del sangue, con la parte femminile più pronta ad avvertirli e riconoscerli e quella maschile (nell’ambito di un duplice rapporto padre/figlia) più in difficoltà. Tutto questo, soprattutto nella prima parte del film viene sostenuto da un magistrale sguardo sullo spazio che, nel contrasto tra i boschi liguri e il deserto cileno, assume una rilevanza notevole.

Se la Vera bambina è perfettamente a suo agio negli spazi accoglienti del verde italico, salvo poi lasciarsi andare a scomparire una volta giunta dall’alto dinanzi al mare, l’operaio cileno si perde, per poi ritrovarsi in un’alterità difficile da comprendere, nella vastità di uno spazio arido e assolato.

C’è inoltre, fortemente evocativa, l’immagine di quegli agglomerati di enormi parabole satellitari finalizzate a rendere visibile ciò che apparentemente in quel deserto non lo è. L’inserimento del rito dello spargimento in mare delle ceneri dell’amato cane di Vera inserisce poi sin dalle prime battute il rapporto con la morte di un essere a cui si è voluto bene offrendo ulteriore materia di riflessione a un film in cui tutti gli attori (Marta Gastini e Anita Caprioli in primis) offrono un contributo professionale tarato ognuno sulla giusta misura.

 

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