CULTURAIN PRIMO PIANOSENIGALLIA

Concluso il progetto Photovoice creato dalla fotografa Cristina Panicali

SENIGALLIA – Si è chiuso il progetto Photovoice, creato dalla fotografa e facilitatrice Cristina Panicali per i beneficiari del progetto SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) di Senigallia e dell’Ambito territoriale.

Un laboratorio di fotografia partecipativa e narrativa per raccontare visivamente il proprio sguardo personale e originalissimo sul mondo che viviamo attraverso degli scatti, grazie agli strumenti e all’accompagnamento di un’artista che ha dato ai partecipanti gli strumenti giusti per esprimersi e per guardare il mondo attorno attraverso la fotografia.

I partecipanti, soprattutto donne, di varie nazionalità, durante vari incontri insieme agli operatori del SAI hanno lavorato a partire da lezioni di tecnica e regole compositive, passando per lo studio della luce e del ritratto, per arrivare a esprimere la loro visione e a fermare le proprie suggestioni nel tempo di uno scatto. Hanno attraversato gli spazi della città e indagato i luoghi che vivono, creato didascalie, decostruito la percezione di sé e lavorato sul significato di ogni immagine; infine, nella parte finale del laboratorio, hanno messo insieme alcune foto in sequenza in un leporello, un libretto a fisarmonica, che parla di ognuno di loro, uno “scrigno del loro sguardo”, come lo ha definito Cristina Panicali.

“Il nostro percorso è stato ricco” racconta Cristina Panicali “e stimolante. Attraverso le luci, le ombre, la propria visione, i partecipanti hanno costruito diari intimi raccontando che il loro sguardo è cambiato: hanno più attenzione per quello che osservano, cosa li cattura, cosa racconta di loro e cosa li emoziona. Alla fine ciò che è emerso è un concetto tanto semplice quanto importante: siamo tutti esseri umani, uguali nonostante le nostre provenienze diverse, siamo persone condotte dagli affetti e dalle emozioni, ci sentiamo a casa con le persone care, con piccole routine che scandiscono la nostra vita, nella mistica dei luoghi sacri o della Natura, nei luoghi che attraversiamo, conosciamo e riconosciamo. Siamo diversi ma molto più simili di quello che pensiamo”.

Ora, a foto stampate, ci si potrà preparare all’allestimento di una mostra che presumibilmente accompagnerà la celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato del 20 giugno.

 

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