Abbo Romani: “Il Ponte a Brugola è fuori norma, come la Soprintendenza di Ancona ha scritto”
di MARGHERITA ABBO ROMANI
SENIGALLIA – A proposito di “UN ALTRO PONTE È POSSIBILE” sono tra i 10.000 che hanno firmato per non farlo costruire. I centri storici vanno solo restaurati e conservati, sono l’Eredità che i nostri avi ci hanno lasciato, sono il Patrimonio che gli stranieri ci invidiano. Più restano autentici e più il turismo colto e sensibile verrà a visitare l’Italia.
Sul nostro Lungofiume Misa l’elemento forte e predominante è l’immagine della sequenza dei Portici Ercolani, ed è un peccato che non siano stati ripetuti anche sull’altra sponda (come era stato progettato nella seconda metà del ‘700, con la consulenza del grande architetto Vanvitelli), sarebbe stata una grandiosa scenografia !
L’enorme forma di metallo del “Ponte a Brugola” tanto estranea ai Portici di pietra bianca e di mattoni color pane, avrebbe stravolto totalmente il nostro armonioso Lungofiume.
Da molto tempo esistono norme per la conservazione della morfologia dei centri storici : la Carta di Atene del 1931 – la Carta di Gubbio del 1960 – dell’Unesco del 1962 – la Carta di Venezia del 1964 e del ’72 – la Carta Europea per il Patrimonio Architettonico del 1975 – leggi nazionali, regionali e comunali. Infatti l’Amministrazione di Senigallia approvò il Piano Particolareggiato del Centro Storico nel 2009. Tutte le norme, a cominciare dall’articolo 9 della nostra Costituzione dicono: “la conservazione del patrimonio architettonico deve essere considerata il principale obiettivo della pianificazione urbana” – “LA CITTÀ STORICA ENTRO LE MURA È UN UNICO MONUMENTO” – le norme vietano di costruire strutture di uso pubblico incompatibili con le tipologie, i materiali, i colori, le proporzioni inadeguate all’ambiente in cui vengono collocate. Quindi per legge il “Ponte a Brugola” è fuori norma, come anche la Soprintendenza dei Beni Architettonici della Provincia di Ancona ha scritto.
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