EVENTIIN PRIMO PIANOSENIGALLIA

Sabato in piazza a Senigallia per il flash mob “abolire la guerra dalla storia”

SENIGALLIA – Dalla Rete femminista Marche Molto + di 194, dal Collettivo Transfemminista Ortica, da Libera, da Factory Zero Zero, dall’ANPI e dallo Spazio Autogestito Arvultura riceviamo e pubblichiamo: “Ci sono studi universitari, convenzioni internazionali, ci sono analisi di dati e statistiche, ci sono i corpi che rimangono e quelli da ricordare, ci sono lettere di genitori affranti convinti che la società debba cambiare, ci sono le manifestazioni arrabbiate, le piazze piene con i nomi scritti a terra, le pubblicazioni di testi che da decenni raccontano la natura sistemica, culturale, della violenza di genere, c’è la letteratura, censurata del secondo dopoguerra, di tante donne che mettono in luce il fenomeno, ci sono film di registe, ci sono lǝ medichǝ e lǝ ginecologhǝ che toccano con mano quella violenza, ci sono lǝ operatrici dei centri antiviolenza che ascoltano senza giudizio, pronte ad aiutare, c’è, ancora, la disoccupazione femminile in aumento, ci sono le buste paga che narrano la disparità salariale, ci sono i mesi, gli anni vissuti con la paura addosso, ci sono siti aperti per spiare le donne, che violano la loro dignità, ci sono sentenze moralizzatrici che  faticano ad accettare che no è no, ci sono le testimonianze delle attrici del cinema, ci sono gli stupri di gruppo filmati e condivisi, ci sono le molestie, ci sono uomini che uccidono quelle che pensano siano le “loro” donne sul terrazino di casa, poi c’è anche il linguaggio, che ci ricorda che la violenza di genere è sistemica, che i femminicidi non sono omicidi, che dietro quella violenza c’è una cultura ben precisa, quella patriarcale, che danneggia anche gli uomini, molti dei quali sono attivi per avviare un cambiamento!

Quindi avremmo fatto a meno del teatrino organizzato a Senigallia, per lo più proprio in questo mese dedicato alla sensibilizzazione rispetto al tema della violenza di genere, in un momento storico così complesso, doloroso, delicato, in cui i diritti vengono negati e attaccati.

Novembre è il mese dedicato a ricordare che c’è una violenza maschile sulle donne frutto della cultura patriarcale, che è una piaga sociale, culturale, sanitaria e politica. Violenza che rischia di dilagare a causa dei tagli apportati alle politiche sanitarie e sociali preventive. Non solo questa violenza continuerà a rimanere sistemica viste le assurde e anacronistiche imposizioni volute da questo Governo e sostenute dai suoi partititi di maggioranza, gli stessi che amministrano questo Comune e questa Regione, che limitano fino a vitare qualsiasi progetto di educazione e prevenzione sessuale ed affettiva nelle scuole anche se svolta da personale esperto e qualificato.

Si rimarca ancora una volta la centralità della famiglia come unico fulcro educativo omettendo di dire, colpevolmente, che i reati di femminicidio e di violenza di genere per più dei due terzi si svolgono all’interno delle mura domestiche e nella cerchia delle relazioni familiari. Sono questi gli adulti che dovrebbero educare i propri figli e figlie alle relazioni d’amore sane e alla parità di genere?

E poi, come se non bastasse c’è la guerra, c’è il genocidio, c’è una politica machista, autoritaria, che pensa al potere come conquista, supremazia, dominio, possesso, perché guerra e violenza di genere è un binomio inscindibile all’interno di questo paradigma. La folle corsa al riarmo, che coinvolge il nostro governo con il piano ReArm Europe da 800 miliardi, non porterà a scenari di pace, e noi non vogliamo pagare il prezzo di queste scelte.

Proprio per questo scenderemo in Piazza Saffi, SABATO 22 NOVEMBRE, con il flash mob “ABOLIRE LA GUERRA DALLA STORIA”, perché, accettando la complessità in cui abitiamo, riconosciamo che l’unica prevenzione agli orrori di questa guerra globale è la difesa dei diritti di tutte, tuttu e tutti.

L’economia di guerra è la cornice e la tenaglia all’interno della quale si inserisce la Legge di Stabilità 2026: una crescita vertiginosa delle spese per armamenti, pari a 27 miliardi di euro nel triennio 2025-2028 (3,5 miliardi di spesa aggiuntiva nel 2026, 7 miliardi nel 2027 e oltre 12 miliardi nel 2028), accompagnata da una riduzione della spesa sociale di ben 10 miliardi.
L’economia di guerra è una voragine che inghiotte risorse immense, risorse che dovrebbero essere destinate alla scuola, alla sanità pubblica, ai consultori, a un reddito di base che garantisca autonomia, a salari adeguati, a politiche abitative che assicurino una casa per tuttə, e a interventi strutturali per la messa in sicurezza dei territori.
Dobbiamo prendere atto che la probabilità di una guerra globale ormai permea ogni ambito della società e delle nostre vite. Produce individualismo, disuguaglianza, violenza, tagli ai sistemi pubblici di welfare, precarizzazione del lavoro e della vita.
Noi non ci arrendiamo. Rivendichiamo una società in cui tuttə abbiano diritto a cure, prevenzione e sostegno, una società del dissenso, capace di allontanare la guerra dalla storia.
Scendiamo in piazza ancora una volta per rivendicare:
– Investimenti nella sanità e nella scuola pubblica.
– Politiche di qualità che tutelino i diritti di tuttu garantiti in questi ambiti.
– Rilancio e pieno funzionamento dei consultori pubblici.
– Contraccezione gratuita per tuttə ed educazione sessuo-affettiva per prevenire violenze e malattie sessualmente trasmissibili.
– Aborto farmacologico nei consultori e somministrazione della pillola RU486 fino a 9 settimane di gestazione.
Occupiamo gli spazi pubblici per dire NO alla guerra, a ogni forma di oppressione, e al genocidio che continua, per dire NO a una legge di bilancio fondata sulla guerra, il militarismo e lo sfruttamento. VOGLIAMO UN FUTURO DI PACE!

In caso di maltempo il flash mob sarà rimandato a sabato 29, stessoo luogo, stesso orario!

 

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