CRONACAIN PRIMO PIANOSENIGALLIA

Giuseppe Chiucchiù: “Giorgio Pegoli, professionista nell’anarchia albanese”

di GIUSEPPE CHIUCCHIÙ

SENIGALLIA – Nel 1997 l’Albania fu travolta da una delle crisi più drammatiche della sua storia recente. Il crollo degli schemi finanziari piramidali fece precipitare il Paese in quella che venne definita “anarchia albanese”: rivolte popolari, collasso dello Stato, saccheggio dei depositi militari, armi ovunque, un conflitto strisciante che assomigliava sempre più a una guerra civile. Fu l’anno dell’esodo di massa verso l’Italia, segnato anche dal tragico naufragio nel Canale d’Otranto, e dall’intervento internazionale con la missione “Alba”.

In quel contesto, con Giorgio Pegoli intrapresi un viaggio e un fotoreportage attraverso l’Albania in rivolta. Un lavoro nato sulla strada, condiviso chilometro dopo chilometro a bordo di un taxi preso in affitto: una vecchia Mercedes che attraversò con noi un Paese ferito, disseminato di posti di blocco improvvisati, uomini armati, tensioni continue. Lunghi trasferimenti, attese infinite, rischi reali. Giorgio affrontava tutto con discrezione e lucidità, con quella professionalità silenziosa che non ha bisogno di parole.

Arrivammo ad Argirocastro superando difficoltà che oggi sembrano quasi inconcepibili. Qui fummo catapultati in uno scenario di guerra: una grande piazza occupata da carri armati e rivoltosi che sparavano. Per alcuni minuti ci rifugiammo dietro il taxi, affidandoci alla sua lamiera robusta e alla fortuna. Poi, come spesso accade ai fotografi, la necessità di raccontare ebbe la meglio sulla paura. Prendemmo in mano le macchine fotografiche e iniziammo a lavorare.

Riuscimmo a entrare in una caserma appena assaltata, svuotata in modo caotico. La scena più impressionante e inquietante fu vedere bambini portare via fucili con le munizioni inserite, sparando all’impazzata. Un’immagine che raccontava, meglio di qualsiasi analisi, la dissoluzione di ogni ordine e la violenza di quei giorni.

Lasciammo Argirocastro per rientrare a Tirana con il peso delle immagini e il silenzio di chi sa di aver attraversato un pezzo di storia.

Questo è il ricordo che resta di Giorgio Pegoli: un collega serio, affidabile, capace di stare dentro l’evento senza protagonismi, con rispetto e determinazione. Un fotografo che sapeva condividere strada, rischio e sguardo, e che continua a vivere nelle immagini e nella memoria di chi ha avuto il privilegio di lavorare al suo fianco.

Nelle foto: la piazza di Argirocastro; un bambino con fucile appena preso da una caserma assaltata poco prima

 

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