Il Comitato cittadino: “Un marchigiano su 10 rinuncia a curarsi”
SENIGALLIA – Dal Comitato cittadino di Senigallia riceviamo: “La vera storia inizia nell’anno 2000, ma gli atti di indirizzo giacevano nei cassetti da 5 anni. La Sanità da pubblica diventa una Azienda e come tale affida ai direttori generali riscontri di efficienza e di efficacia per i risultati da raggiungere. Ma le interminabili liste di attesa e un debito altissimo dovuto alla mobilità passiva hanno dimostrato, dopo 25 anni, che è stata una catastrofe!
Le cause della crisi nella sanità.
La prima causa sono le lunghe liste d’attesa, causate principalmente da una combinazione di fattori: la carenza di personale medico e infermieristico, il sottofinanziamento del sistema sanitario, le difficoltà organizzative delle strutture pubbliche e un’eccessiva domanda di prestazioni.
In sintesi i problemi sono per la domanda che supera l’offerta, a causa della mancanza sia di medici che di personale sanitario. Entrambi producono una gestione interna con tempi di attesa sempre più lunghi per visite ed esami.
Carenza di personale, blocchi del turnover e pensionamenti hanno ridotto il numero di specialisti disponibili, limitando l’offerta di servizi.
La seconda causa della crisi è la carenza di fondi da destinare alla sanità rispetto al PIL. Questo contribuisce per un eccesso di domanda e l’inappropriatezza delle prescrizioni all’allungamento dei tempi di attesa.
Di fronte a queste criticità i cittadini che possono si rivolgono alla sanità privata la quale, per sua natura, si concentra sulle prestazioni più remunerative. Nasce da qui il debito altissimo per la mobilità passiva.
Il tutto viene aggravato da un eccesso di burocrazia a carico dei medici di base i quali, scarsi già di numero, inviano i loro pazienti al Pronto Soccorso che, scarso anch’esso di personale di emergenza, è assalito da richieste che non riescono a soddisfare completamente dai pochi addetti nonostante gli sforzi prodotti e la loro professionalità.
Risultato: nelle Marche il 10 per cento dei cittadini rinuncia a curarsi.
Gli altri sono costretti a rivolgersi al privato per ricevere cure tempestive, con aumento dei costi. Nessuna programmazione sul turnover da decenni.
Tutto fermo dal governo tecnico, ospedali chiusi e tagli per 37 miliardi dal 2010 al 2019 e miliardi di euro spesi per l’assistenza gratuita, non per gli italiani e tanto altro.
La sanità non dovrebbe essere affidata alle regioni.
Occorrerebbe una unica gestione amministrativa, logistica, almeno se non funziona avremmo dei responsabili. Mentre ora si guarda sempre indietro cosicché nessuno ha colpa, perlomeno non grave”.
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