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Il Comitato Cittadino di Senigallia: “Non è una buona politica quella che strumentalizza l’episodio del Pronto Soccorso”

SENIGALLIA – “Per salvare il Servizio Sanitario Nazionale dopo anni di tagli e disservizi – si legge in una nota del Comitato Cittadino di Senigallia – serve coraggio politico e visione strutturale.  Non misure temporanee o palliativi come trattenere in servizio i pensionandi ma arginare l’abbandono continuo di sanitari eccellenti.

“Il personale ospedaliero di Pronto Soccorso di Senigallia lasciato solo da anni, nonostante segnalazioni ufficiali dello stato di abbandono, è carente di letti, di barelle, di coperte e di sedie sufficienti e si arrangia come può.

“Ognuno di noi conosce la dedizione degli operatori e siamo sicuri che l’episodio sia frutto solo di tante piccole e sfortunate circostanze e non certo di loro responsabilità. Noi siamo dalla loro parte “senza se”  e  “senza ma”.

“Abbiano letto che sono state chieste le dimissioni della Direzione. Non le riteniamo giuste in quanto la Direzione una volta emanate le direttive alla Unità Operativa non è più direttamente responsabile. Certo ora dovrà fare una indagine.

“L’immagine del paziente oncologico costretto ad attendere a terra a Senigallia è grave ma non imputabile ad un singolo personaggio perché è il sintomo dell’attuale e fallimentare sistema politico che dopo 25 anni ha cambiato la sanità, da pubblica a privata.

“E’ diventata una Azienda e come tale ha l’obbligo di conseguire risultati anche economici. Le decisioni sullo spostamento delle risorse a Jesi e Fabriano, che hanno impoverito il nostro ospedale, sono avvenute ormai da 15 anni e sono state fatte da partiti che negando ogni responsabilità ora si stracciano le vesti.

“Ci sorge anche il dubbio che si sia voluto  ampliare il triste episodio solo per cercare di avere qualche voto in più (le elezioni comunali sono imminenti). Non lo vorremmo pensare perché sarebbe una cosa veramente meschina, ma il dubbio rimane.

“Se si voleva aiutare veramente il Pronto Soccorso, in difficoltà come tutti quelli della Regione Marche, sarebbe stato meglio contattare la Direzione battendo i pugni sul tavolo, chiedendo spiegazioni sull’episodio e senza disorientare l’opinione pubblica.

“Chiaramente anche noi siamo vicini a Franco e alla sua famiglia ma siamo convinti che per aiutare lui, il Pronto Soccorso e i suoi operatori, vi fossero modalità più rassicuranti anche nei confronti dei cittadini, scossi dalla pubblicità data all’evento. Quella attuata è sembrata strumentale, politicamente parlando.

“Ciò non giustifica certo la gravità dell’accaduto ma aspettiamo il risultato delle indagini prima di trarne conclusioni affrettate”.

 

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