CRONACAIN PRIMO PIANOSENIGALLIA

“I lavori lungo il fiume Misa non sono stati fatti nel migliore dei modi”

Nuova udienza, questa mattina, del processo relativo all’alluvione del 2014

L’AQUILA – Si è tenuta oggi l’udienza del processo relativo all’alluvione del 2014 che ha colpito Senigallia, causando quattro morti e centinaia di milioni di danni. Sono stati sentiti vari testi che hanno riferiti particolari importanti per l’accertamento di quanto accaduto quella maledetta giornata

In particolare, è stato sentito Luciano Montesi, presidente dell’Associazione Confluenze di Senigallia, il quale ha in maniera dettagliata ripercorso il suo ruolo di controllo effettuato sui lavori di manutenzione del fiume Misa appaltati ad alcune ditte dalla provincia di Ancona.

Il teste ha rivelato che gli era stato dato l’incarico insieme a Niki Morganti dello Studio Diatomea di verificare se le ditte a cui erano stati appaltati i lavori di manutenzione li avessero svolti correttamente.

Il presidente di Confluenze ha riferito di aver redatto una relazione molto precisa, dove ha  evidenziato molte criticità sull’esecuzione di questi lavori e più precisamente alcune di queste ditte non hanno eseguito i lavori in alcuni tratti o li hanno eseguiti male lasciando nell’alveo del fiume alberi secchi o vegetazione, nonostante avessero dovuto ripulire il fiume.

Montesi ha ricordato della presenza di alberi secchi in più punti del fiume derivanti da una precedente alluvione e non rimossi dalle ditte incaricate dalla Provincia.

Ha riferito altresì un particolare singolare ed ovverosia quando prima di dover andare a riferire alla commissione comunale di inchiesta sull’alluvione del 2014 venne contattato dall’ingegner Massimo Sbriscia oggi imputato nel processo penale, per parlargli della deposizione che lo stesso Montesi doveva andare a fare davanti alla commissione.

Il presidente di Confluenze ha ricordato altresì che quale rappresentante dei Verdi espresse la propria contrarietà in Consiglio comunale al progetto delle vasche di espansione.

Con le vasche di espansione che oggi verranno realizzate grazie all’intervento del governo Meloni e la cui mancanza è stata considerata una delle cause principali dell’alluvione del 2014 e soprattutto del 2022, dove morirono 13 persone.

È stato sentito l’ingegner Occhipinti della Regione, il quale ha riferito che il progetto delle vasche di espansione redatto dall’Acquater poteva essere tranquillamente realizzato, perché la Provincia disponeva di risorse umane e finanziarie.

È stato poi sentito un altro teste facente parte del coordinamento degli alluvionati, il quale ha riferito che subito dopo l’alluvione del 2014 ha effettuato un sopralluogo unitamente all’avvocato Corrado Canafoglia che patrocina oggi 395 parti civili e l’Unione nazionale consumatori, ad un artigiano proprietario, in via Po, di un capannone per verificare un fatto inquietante.

Durante il sopralluogo, infatti, si resero conto i tre del fatto che l’argine lato Fano, sotto il ponte della complanare, era stato abbassato di circa 2 metri durante i lavori di realizzazione della complanare stessa.

Tanto è vero che in quel sopralluogo trovarono alcuni operai che, su mandato della ditta autostrade, stavano rialzando l’argine: il teste ha riferito di non aver visto alcun cartello in merito a questi lavori e quindi non è dato sapere se l’innalzamento di quell’argine sia stato commissionato dopo l’alluvione del 2014.

Fatto grave che già nel 2011, quella zona di via Po aveva subito un analogo allagamento ed era stato segnalato al Comune il problema, ma nessuno era intervenuto per sistemarlo

L’udienza è stata rinviata al 10 febbraio per sentire 10 testi.

“Più si va avanti nell’istruttoria di questo processo, maggiormente cresce la rabbia” chiosa l’avvocato Corrado Canafoglia legale delle parti civili e dell’Unione nazionale consumatori.

 

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