CRONACAIN PRIMO PIANOSENIGALLIA

Il Coordinamento degli alluvionati: “Ecco la nostra verità sui fatti del 2014”

SENIGALLIA – Dal Coordinamento dei comitati sull’alluvione di Senigallia riceviamo: “Vogliamo raccontarvi ciò che è accaduto ieri al Tribunale di L’Aquila nel processo dell’alluvione 2014: certe verità non possono essere tenute nascoste!

“Ieri sono sfilati davanti al Giudice tanti testimoni.
C’è chi ha confermato che l’allora Sindaco Mangialardi ammetteva davanti a degli alluvionati di non aver voluto dare l’allerta alla popolazione per non creare panico, dimenticandosi che è obbligo di un sindaco allertarla in caso di alluvione per consentire a tutti di mettersi in salvo: sono morti quattro nostri concittadini, ignari delle acque alluvionali che stavano arrivando.

“È stata poi la volta di due funzionari in forza al tempo all’Autorità di bacino, i quali hanno riferito che il Comune ha voluto restringere il perimetro del PAI per consentire lo sviluppo urbanistico della città, nonostante le loro indicazioni contrarie volte a garantire la sicurezza fisica dei cittadini.

“Ma la cosa più grave è quanto rivelato da uno di loro, ovverossia che per essersi opposto fortemente alla posizione del Comune, guidato in quelle riunioni da Maurizio Mangialardi allora assessore della Giunta Angeloni, è stato rimosso dal suo superiore gerarchico su esplicita richiesta di una nota politica senigalliese del Partito democratico.

“Uno dei due funzionari dell’Autorità di Bacino ha poi riferito che durante un sopralluogo successivo all’alluvione ha rinvenuto un argine abbassato durante i lavori della complanare eseguiti da ditte incaricate dalla società Autostrade e da tale punto l’acqua alluvionale è fuoriuscita.

“È stato sentito anche l’ex assessore Simone Ceresoni, il quale ha confermato la sua ferma opposizione espressa in Consiglio comunale durante la prima Giunta Angeloni, rispetto alla volontà di restringere il perimetro del PAI non garantendo tale scelta la sicurezza dei cittadini.
Lo stesso ex assessore ha confermato che la mattina del 3 maggio 2014 neanche lui fu avvisato da chi doveva farlo, ovverossia dall’allora sindaco Mangialardi, della piena alluvionale, né lo furono le tante famiglie che accompagnavano i propri figli a scuola.

“Drammatica poi la testimonianza di un signore che ha raccontato di una alluvione verificarsi a marzo 2014 in prossimità del Borgo Bicchia, sconosciuta ai più, tranne all’allora sindaco Mangialardi ed alla Provincia di Ancona, ai quali il teste scrisse per avvisarli di quanto accaduto, ma nessuno fece nulla.

“Il 3 maggio 2014 poi  questo signore subì l’alluvione e riuscì a salvarsi riparandosi su un albero sino alle 17, perché nessuno lo avvisò dell’acqua alluvionale che arrivava, ma soprattutto nessuno fece nulla da marzo 2014 nonostante la sua segnalazione.

“Costui ha poi raccontato di aver fatto una passeggiata nel fiume dopo l’evento dell’alluvione del marzo 2014 e di aver visto in prossimità della chiesa del Borgo Bicchia un taglio nell’argine del fiume dal quale poi uscì l’acqua alluvionale a maggio 2014.

“Infine è stata la volta del titolare di una delle ditte che ha lavorato nel fiume per eseguire lavori di manutenzione appaltati dalla Provincia, il quale ha ammesso che su 2 km di tratto fluviale che gli erano stati affidati intervenne solo su alcune centinaia di metri.

“Queste verità non possono essere tenute nascoste alla cittadinanza, perché rappresentano lo spaccato di quanto è accaduto quel giorno e di come la pubblica amministrazione si è comportata in tutta la vicenda.

“La lontananza del Tribunale di L’Aquila rischia di tenere lontana e nascosta la verità sulle condotte e le responsabilità dell’alluvione 2014.

“Dobbiamo ringraziare pubblicamente l’avvocato Corrado Canafoglia, il nostro legale, che con determinazione da anni sta combattendo questa battaglia. Qualcuno lo vuole fermare, come hanno fermato quel funzionario dell’autorità di bacino.

“Noi siamo con lui, noi siamo con tutti gli alluvionati, noi siamo con tutta la città affinché la verità emerga dalla melma di chi vuole tenere nascosto le gravi responsabilità di quanto accaduto.

“Ora attendiamo una risposta pubblica da chi ha fermato quel funzionario dell’autorità di bacino: abbia il coraggio di ammettere che cosa ha fatto, ma soprattutto perché l’ha fatto. Attenderemo qualche giorno, poi saremo noi a rivelare il nome di costei, perché quel nome in udienza è stato fatto!”

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