A San Rocco due eccellenti interventi degli architetti Abbo Romani e Sergi sulla pianificazione e progettazione di Senigallia
SENIGALLIA – Si è svolta a San Rocco una lezione per la Luas. Il tema era: “La riqualificazione dei centri storici italiani, nuove forme di turismo e nuovo paesaggio urbano”.
L’architetto Giovanni Sergi ha parlato del “RUOLO DELLA PIANIFICAZIONE”. Ha detto che l’esperienza degli oltre 60 anni di pianificazione dei centri storici ha proposto un modello di tutela basato sull’analisi tipologica del tessuto urbano, citando le leggi europee, nazionali, regionali e locali, come il Piano per Gubbio dell’architetto Giovanni Astengo del 1960 e il noto Piano per il Centro Storico di Bologna del 1970.
Negli ultimi anni si sono rilevate interessanti tendenze di reinserimento in alcuni borghi e centri storici d’arte, dovuti alla perdita di qualità ambientale di molte aree metropolitane.
L’architetto Margherita Abbo Romani è, subito dopo, intervenuta sul tema: “Il ruolo della progettazione a Senigallia, città turistica”. “Senigallia divenne – ha tra l’altro affermato – una nota città turistica dalla metà dell’800 e una Stazione Termale come Montecatini, Salsomaggiore, Fiuggi.
“Il terremoto del 1930 segnò poi la fine di un’epoca e dell’immagine della fiorente città antica dove gli alti Palazzi del ‘700- ‘800 vennero decapitati. Si costruì subito fuori dalle Mura storiche. Sorse, col Piano Regolatore del 1931, una nuova Senigallia in stile Novecento”.
Secondo l’architetto Abbo Romani “l’architettura degli anni Trenta in Italia non fu sempre trionfalistica e retorica. La pittura Metafisica riuscì ad immettere quegli elementi poetici che crearono nuove immagini. In questo nuovo stile mediterraneo, con elementi ispirati alle navi, l’ingegner E. Castelli disegnò nel 1933 la nostra Rotonda sul mare. Non poteva che divenire il simbolo del turismo balneare della “Spiaggia di Velluto”.
Per Margherita Abbo Romani “l’urbanistica di Senigallia, dopo la seconda guerra mondiale, ne uscì nuovamente ferita. I leggiadri villini sul lungomare, ad uno ad uno, vennero sostituiti senza un Piano di Salvaguardia per quel brano di città che testimoniava l’architettura turistica dalla metà dell’Ottocento al 1940, inizio della seconda guerra mondiale. Unico villino salvato dai proprietari Solazzi e fatto vincolare dalla Soprintendenza, che resta a testimoniare lo stile degli anni Venti a Senigallia è Villa Magìa.
“Mentre il Lungomare della “città d’acque termali” veniva cancellato, molte leggi sulla conservazione del Paesaggio naturale e costruito venivano varate.
L’Amministrazione comunale approvò, nel 2009, il Piano Particolareggiato per il Centro Storico studiato dall’architetto Pier Luigi Cervellati, noto per il suo Piano per il Centro Storico di Bologna del 1970, ancora oggi in vigore.
Cito dal testo, ha proseguito Abbo Romani: “il Centro Storico entro le Mura antiche va considerato un unico monumento da conservare e soltanto restaurare”. “Rispettare la Morfologia del Paesaggio Costruito nei secoli”.
Col restauro di Piazza delle Erbe nel complesso del Foro Annonario, era stato concordato nel 2005 con la Soprintendenza, l’Amministrazione e la progettista che la filosofia del mercato agroalimentare naturale era fondata sul legame economico e sociale con i produttori locali. Prodotti a km.0 per sostenere il Valore del cibo fresco, sano, stagionale. Nel restaurare lo spazio del mercato si voleva ricondurre la piccola economia di qualità nel Centro Storico e offrire ai cittadini e ai turisti i sapori nostrani.
Secondo l’architetto Margherita Abbo Romani “per restituire alla storia di Senigallia la memoria dell’ex Stabilimento Bagni (ancora in abbandono), oggi sulla stessa area dovrebbe sorgere un Grand Hotel Termale di ultima generazione”. “Senigallia tornerebbe ad essere un nuovo polo di benessere tra storia e innovazione”.
Ma prima di costruire un nuovo intervento architettonico, che si inserisce in un complesso sistema di relazioni ambientali, è bene osservare qual è la “Matrice Formale” della città per progettare in armonia con l’esistente. Senigallia è infatti caratterizzata dalla presenza dell’arco e dalla sequenza degli archi.
Secondo l’architetto Abbo Romani “riusciamo a comprendere un luogo attraverso l’analisi delle sue componenti: il clima, i materiali, i colori, le luci, le forme e attraverso l’amore del luogo, che per chi progetta non può che essere ecologico-formale.
“La lettura dell’ambiente dona l’ispirazione per creare un’opera architettonica che somigli al paesaggio, per farne parte. E per questo, sul Lungomare Mameli, venne studiata la vegetazione specializzata della duna per irretire la sabbia sospinta dal vento, creare barriere per attenuare il rumore e ombreggiare i punti di sosta. Le “matrici formali” sono: l’onda, le conchiglie ed i fiori. Diventano forme e arredi lungo la Passeggiata a mare, l’immagine allora diventa motivo di collegamento percettivo tra l’osservatore e la sua memoria”.






