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Antonio Mastrovincenzo: “Il Piano triennale del Turismo arriva in Aula con un forte ritardo”

Di ANTONIO MASTROVINCENZO*
SENIGALLIA – Il Piano triennale del Turismo 2026-2028 all’ordine del giorno martedì in Consiglio regionale, di cui sono relatore di minoranza, è un documento che arriva in Aula con un forte ritardo: viene discusso a fine aprile e il Piano Annuale 2026 rischia di essere varato con la stagione turistica in fase avanzata.
È un testo che, pur contenendo qualche aspetto positivo, ne presenta molti altri carenti e da rivedere
profondamente.
A partire da due vecchie incrostazioni della passata Legislatura: ATIM e il Brand Let’s Marche.
Per quanto riguarda l’Agenzia, di cui continuiamo a contestare l’utilità anche dopo la prima gestione
fallimentare, ci si chiede quale sia il nuovo modello organizzativo, quali connessioni con le risorse umane e tecniche dell’Assessorato al Turismo e quali strumenti di controllo siano attivati.
Let’s Marche è un brand turistico che, come abbiamo sempre sostenuto, non ha alcun significato in termini funzionali e valoriali e che non sembra avere alcun impatto sul pubblico italiano e straniero.
Nel documento poi l’analisi dei punti di forza e debolezza è molto sommaria e non c’è alcun confronto con le altre destinazioni concorrenti, né in termini di flussi, né in termini di tipologie di offerte turistiche, che potrebbe invece offrire una rappresentazione del posizionamento competitivo delle Marche almeno a livello nazionale; sarebbe stato anche importante indicare quali segmenti di mercato sono ritenuti prioritari.
Nessun obiettivo viene quantificato, in modo da poterlo misurare e molti altri sono generici, rendendo
inefficace il Piano ai fini di una valutazione dei risultati.
Non si può pianificare senza dati: oggi manca un sistema strutturato e continuo di analisi, l’Osservatorio del Turismo dovrebbe essere in grado di fornire dati in tempo reale a tutti gli operatori pubblici del territorio in modo da renderli disponibili agli stakeholder: oggi arrivano tardivamente e quindi la loro utilità viene fortemente compromessa.
Il dato del 20% di presenze straniere è poi troppo basso rispetto al potenziale: occorrerebbe promuovere le Marche come destinazione internazionale, strutturare una strategia forte sui mercati esteri, potenziare voli aerei su destinazioni target, investire in modo deciso su campagne di comunicazione all’estero; le Marche hanno un grande potenziale, ma oggi restano una destinazione poco conosciuta a livello internazionale.
Il Piano richiama poi il turismo dei borghi, ma senza ricettività, senza servizi di accoglienza e animazione in molte aree interne della regione forse più che di turismo si può parlare di escursionismo, di visite mordi e fuggi di turisti magari già presenti sulla costa, senza però che si generi una reale attrattività nei territori appenninici.
Sorprende negativamente infine l’assenza di riferimenti al turismo culturale, che per le Marche rappresenta un segmento strategico, data la ricchezza del patrimonio culturale e i recenti riconoscimenti di Pesaro e Ancona Capitali Italiane della cultura.
L’auspicio è che su questo settore strategico si aumentino gli investimenti complessivi, si trasferiscano risorse dalla promozione generica a progetti mirati e misurabili, garantendo continuità pluriennale per evitare iniziative spot.
*Consigliere regionale Partito democratico

 

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