CULTURAIN PRIMO PIANOSENIGALLIA

All’ex Pescheria del Foro Annonario la mostra fotografica “Oltre il visibile”

SENIGALLIA – Dal 9 al 17 maggio 2026, la suggestiva cornice della EX Pescheria di Senigallia ospiterà la mostra fotografica “Oltre il visibile”, un progetto espositivo che riunisce i fotografi del gruppo F-7 attorno a un tema tanto ambizioso quanto essenziale: superare la superficie dello sguardo.

L’inaugurazione è prevista per sabato 9 maggio alle ore 18, momento in cui il pubblico potrà entrare per la prima volta in un percorso visivo costruito come un’esperienza, più che come una semplice esposizione. Le immagini proposte non si limitano infatti a documentare o rappresentare la realtà, ma cercano di attraversarla, mettendo in discussione ciò che appare immediatamente evidente.

Il titolo della mostra, “Oltre il visibile”, richiama una duplice tensione. Da un lato, indica una ricerca fotografica orientata a cogliere livelli nascosti del reale: dettagli, relazioni, atmosfere che sfuggono a uno sguardo superficiale. Dall’altro, suggerisce un movimento interiore, un invito a riconoscere nella fotografia uno strumento di indagine personale, capace di portare alla luce dimensioni intime, emotive e spesso non esplicitate.

Ne emerge un linguaggio visivo che si colloca in una zona di confine: tra presenza e assenza, tra luce e dissolvenza, tra forma e percezione. L’atmosfera complessiva della mostra si sviluppa così in una dimensione sospesa, a tratti rarefatta, in cui l’immagine non è mai definitiva ma rimanda sempre a qualcosa che la oltrepassa.

Espongono:

Lucilla Bonetti

Rolando Catalani

Cristina Cucchi

Pietro Del Bianco

Andrea Fantini

Giuseppe Gambelli

Cinzia Giulietti

Andrea Lanari

Marina Mancini

Rino Pierpaoli

Claudia Profeta

Gianfranco Rossini

“Oltre il visibile” si propone quindi come un’esperienza da attraversare con lentezza, lasciando spazio a una visione meno automatica e più consapevole. Un invito, rivolto allo spettatore, a sospendere per un momento l’immediatezza del vedere per aprirsi a una forma di percezione più profonda, dove l’immagine diventa soglia e non conclusione.

 

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