Dario Romano sul Ponte Garibaldi: “Il Tar si è pronunciato, ma la nostra visione rimane ferma”
Di DARIO ROMANO*
SENIGALLIA – Nonostante l’odierna sentenza del Tar Marche, la nostra posizione politica riguardo alla costruzione del nuovo Ponte Garibaldi non muta di una virgola. Le aule giudiziarie valutano la conformità amministrativa degli atti, ma la politica deve avere una visione più ampia e lungimirante, che è esattamente ciò che è mancato all’attuale Amministrazione.
Sin dall’inizio abbiamo espresso forti perplessità su quest’opera: restiamo convinti che quel ponte, così come è stato concepito, non rappresenti la risposta adeguata alle esigenze della nostra città. La nostra opposizione nasce dalla necessità di garantire la sicurezza in primis, ma anche la tutela della bellezza del centro storico di Senigallia e una viabilità non compromessa; la bellezza, oltre a essere un punto irrinunciabile per la qualità della vita dei residenti, è essenziale per l’attrattività verso i turisti e i visitatori, e rappresenta quindi un pilastro strategico per l’economia cittadina. La gestione della viabilità ha bisogno di tutt’altro approccio, è necessario pretendere uno studio sulla zona.
Questo progetto senza anima, calato dall’alto dalla Regione Marche, finisce per ipotecare pesantemente il futuro delle prossime generazioni. Se per il candidato sindaco di centrodestra ciò non rappresenta un problema, per noi lo è eccome. La questione fondamentale non è solo se l’intervento sia tecnicamente legittimo, ma cosa resti alla città una volta terminato il cantiere.
La sentenza di oggi non risolve il problema politico: la città merita di più di una soluzione standardizzata. Per questo, il voto di domenica e lunedì sarà anche un referendum sul nuovo Ponte Garibaldi: chi ci darà fiducia può stare certo che continueremo a batterci con coerenza per una soluzione adeguata ai bisogni di Senigallia e per un modello di città che metta al primo posto il benessere dei cittadini e la tutela del nostro territorio.
*Candidato sindaco del centrosinistra – Senigallia
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Certo che chi ha fatto il progetto del ponte, ha calcolato che lo stesso, in caso di una futura alluvione, deve riuscire a fare defluire un volume d’acqua ben superiore a tutte le alluvioni precedenti, ma ha scordato. Come è la morfologia del terreno sul lato nord/ovest del fiume, con una vasta area di centro abitato comprendente tutta la lunga vita Verdi e la altre strade attigue, tutte densamente abitate, che si trovano ben sotto la progettata campata del nuovo ponte, per cui bisognerebbe progettare una diga che salvaguardi tale parte della città ed i suoi residenti, se una simile evenienza avesse luogo.