Mirella Verde: “I giovani ed il rispetto della vita nella sua forma più totale”
di MIRELLA VERDE*
SENIGALLIA – Mentre qualche giorno fa in un’intervista televisiva il ministro dell’ Istruzione Valditara dichiarava l’importanza dell’ educazione civica e di insegnare ai ragazzi, schiavi di quel mondo parallelo che sono i social, l’ educazione e il rispetto della vita nella sua forma più totale, ecco che mi giunge sotto gli occhi un’ altra notizia secondo la quale, a Numana, quindi poco distante da qui, dei ragazzi provano un gran divertimento nel prendere a sassate delle caprette fino a spaventarle e a costringerle alla fuga.
E forse qualcuno di questi “eroi” avrà filmato la scena per condividerla sui social con amici ” della stessa portata” e magari riderci sopra. Incuranti dello spavento e del dolore provato da quei poveri esseri, che non facevano del male a nessuno e seguivano semplicemente il loro istinto naturale che li porta a pascolare.
Così nasce e si diffonde la violenza in un mondo sempre piu’ incurante dei valori fondamentali del vivere. Per cui passa con indifferenza se dei ragazzi, qualche tempo fa, presero ad Anagni a calci una capretta, fino a procurarne la morte. Viene sentito come qualcosa di normale se dei ragazzi, come accadde a Bolzano, scambiano un cucciolo di riccio per un pallone e giocano a calcio. E qui mi fermo. Perché il rischio che si corre in questi casi è che questi “stupratori della vita” che sin da piccoli esercitano forme di violenza inaudita, trovino subito degli emuli che assumono a modelli non solo da imitare, ma addirittura da superare, in un crescendo di violenza che assume forme sempre più crudeli.
Per evitare che questa erba cattiva, questa zizzania che più cerchi di estirparla, più cresce, rischiando di soffocare le giovani pianticelle che crescendo darebbero buoni frutti, sarei tentata di allinearmi con quanto decretato dal governo: comminare pene anche ai minori, che approfittano dell’attuale impunibilità per commettere crimini sempre più efferati, per essere poi assoldati dalla criminalità organizzata per i suoi loschi traffici.
Certo non è facile prendere decisioni del genere, ma qualche serio e severo provvedimento bisognerà pur attuarlo per non rischiare un domani di trovarci di fronte a crimini orrendi che, spesso, sono puniti con pene minime, a volte inadeguate oppure non scontate del tutto. Così vedremo in circolazione , liberi di commettere altri crimini, ancora chi ha violentato una donna; oppure chi, come è avvenuto proprio qui, in allevamenti di Senigallia, ha ucciso a martellate in testa i suini (per cui chi si è cibato della carne di quelle povere bestie si è nutrito del loro dolore); oppure chi provoca incendi dolosi che distruggono non solo il patrimonio boschivo in maniera irrimediabile, ma anche provocano la morte della fauna selvatica, destinata a una fine orrenda, provocata dalle tremende ustioni che portano alla fine della vita, dopo tremenda agonia, senza nessun aiuto o soccorso (e che si vorrebbe, parlo della fauna selvatica, portare alla soluzione finale se il DDL1552 venisse approvato).
Ma la fantasia perversa dell’uomo non finisce mai di stupire: perché è di qualche giorno fa la notizia orrenda di gatti a cui viene dato fuoco e che, scappando , bruciati dalle fiamme finiscono per appiccare fuoco al patrimonio boschivo. Ma che società è questa che usa esche viventi (i poveri gatti) per incendiare un patrimonio non più ricostituibile? Si, perché la natura è un’opera d’arte. Anche le opere d’arte possono essere rovinate dal trascorrere del tempo o da atti vandalici. Ma non saranno più le stesse di quando sono ” uscite” dall’ animo dell’ artista. E così è per il patrimonio naturale.
Cosa fare allora per evitare il sempre maggiore proliferare di violenza fra individui di età sempre più giovane? Se è giusto metterli di fronte alle loro responsabilità (spesso gravissime) e pensare alla punibilità dei giovani anche se minori, quest’ atto solo non basta.
Di fronte al diffondersi di atti abominevoli e per interrompere la lunga catena delle emulazioni, bisogna offrire ai giovani degli esempi positivi che contribuiscano ad eliminare quella noia esistenziale che sembra caratterizzare almeno una parte di loro, quando, posti di fronte alla domanda: ” Perché lo hai fatto? ” (riferendomi a quegli atti di crudeltà compiuti da ragazzini di età sempre minore), la risposta è scontata: “Così, perché non sapevo cosa fare”.
Educare, dice giustamente il ministro. E vorrei in breve spiegare il senso di ciò, ricorrendo all’ etimologia delle parole usate dal ministro, cioè al loro significato più autentico. Ricordando che le parole non sono semplicemente” flatus vocis” ma si fondano su presupposti etici, su quei valori morali che sono le fondamenta della casa comune, della società che l’uomo stesso ha costruito per darsi delle regole da rispettare. Dimenticando, però, oggi quanto il grande Kant ci ha comunicato: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre crescente(…….): il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”. E non pensando minimamente che parole dette a sproposito o interpretate male sono una lama che provoca ferite profonde e laceranti. Primo stadio del radicarsi di sentimenti negativi che ,diventando odio, si tramutano in violenza fisica, spesso orrenda.
Ritornando all’etimo di educare, il verbo, dall’ originario significato di nutrire, si è poi ampliato con quello di promuovere con l’ insegnamento e con l’ esempio lo sviluppo di facoltà morali, intellettuali ed estetiche, per poi raffinarle facendo emergere le attitudini e le sensibilità individuali, volgendole al bene al bello, e a sentimenti positivi.
Sviluppando la fantasia, aggiungerei io, ( ovviamente non quella perversa supportata dai social), dote che sembra sempre più scomparire dai nostri giovani. Recuperando quella capacità di stupirsi di fronte ad una nuova ” cosa” scoperta in questo universo che , per fortuna, nonostante le rovine e i guasti prodotti dall’ uomo, conserva ancora , per dirla con Kant sprazzi di cielo stellato, bellezze naturali che noi adulti abbiamo il dovere di rispettare e tutelare in primis, se vogliamo essere i primi esempi positivi per i nostri figli, a cui destiniamo in eredità un pianeta già mezzo rovinato.
Nutrire la loro vita non solo di cibo , abbuffandoli di schifezze che si trovano in commercio (le parole di Cristo: ” Non di solo pane vive l’ uomo”) o facendoli imbambolare davanti a play station tanto per toglierceli davanti, ma alimentandoli di riflessioni profonde, di parole ” di vita” che portino al suo rispetto in tutte le forme. Prendendo spunto ad es. da buone letture (e sotto questo aspetto lodo l’ iniziativa ” Io leggo forte” che si svolge a Senigallia in questo luglio caldissimo) che ridiano freschezza ai pensieri e rinforzino sentimenti positivi, ritrovando anche quella creatività che sembra essersi sperduta nel labirinto di marchingegni informatici su cui i giovani( e non solo loro) passano troppo tempo. E , ritornando agli esempi di violenza gratuita e perversa nei confronti degli animali con cui ho aperto questo pezzo, fare riflettere tutti , grandi e piccoli, sul pensiero di alcuni grandi
Gustando le parole di alcuni filosofi, fra cui Pitagora che affermava che
“Tutto ciò che l’uomo infligge agli animali ricade di nuovo su di lui. Chi taglia con un coltello la gola di un bue e rimane sordo alle grida di paura, chi è in grado di macellare a sangue freddo un capretto che grida e mangia l’uccello al quale egli stesso ha dato da mangiare – quanto è ancora lontano dal compiere un crimine?”
O su quelle di Albert Schweitzer per il quale “La vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un essere umano. Trovo che più una creatura è indifesa, più ha il diritto ad essere protetta dall’uomo dalla crudeltà degli altri uomini.”
E se vogliamo riprendere il discorso sulla caccia, esercizio di grande ed inutile violenza e pessimo esempio per i giovani, mi riferirei come mamma, animalista ed ex docente ( scrivo ex perché per lo stato sono in pensione, ma per l’ amore verso la vita la docenza è qualcosa connaturata al cuore e all’ animo, perciò va ben oltre la quiescienza) a questo tema trattato anche da grandi artisti del mondo dello spettacolo, tra i quali citerei il grande Giorgio Gaber, che nel suo testo La caccia del 1972 ( ero studentessa agli inizi del ginnasio) tratta con grande ironia ( arma preziosa di cui fanno uso le
intelligenze più profonde) il tema in termini rovesciati: è l ‘ uomo la preda inseguito da cani rabbiosi. Di questo testo riporto solo alcuni pezzi.
Coro: prendilo prendilo prendilo, non deve scappare circondalo, agguantalo colpiscilo ammazzalo
Li vedo li vedo li vedo
le facce stravolte i volti abbruttiti
gli occhi iniettati di sangue
i pugni protesi i sassi i bastoni
la rabbia la foga sfrenata
le grida bestiali da cani rabbiosi
Cani cani
Un’orda di cani rabbiosi
cani cani
un’orda di cani rabbiosi
Coro: prendilo prendilo prendilo, non deve scappare circondalo, agguantalo colpiscilo ammazzalo
Sento la testa
la testa che si spezza
sento il cuore il cuore che mi scoppia
le tempie che mi battono le vene che si gonfiano
le gambe che non reggono le forze che mi mancano
le forze che mi mancano le forze che mi mancano.
Ecco spiegato come può sentirsi un animale braccato e inseguito da cani e che si sente cedere le forze e sa di dover morire atrocemente da un momento all’altro.
Oltre a Giorgio Gaber, mi riferirei all’ immenso Pierangelo Bertoli che in Caccia alla volpe in chiave metaforica, pensando alla donna amata, traccia con grande maestria l’ orrore della caccia. Anche qui per brevità riporto solo alcune parti del componimento che, al di fuori di ogni metafora, fanno luce sull’ amaro destino di una creatura vivente che l’ uomo, nella sua malvagita’ insegue, col fucile pronto a sparargli fra gli occhi
(….)
Fuoco, le mira alla fronte
Fuoco, si spara alla volpe si apre la caccia questa notte
Fuoco, agli occhi di giaccio
Fuoco, tra i rami di vischio
Col cuore non perde le sue tracce
La trova, la perde, la ritrova, ci lascia la carne e la paura
Ma sa che non basterà una notte per avere la sua pelle o le sue tracce
(….)
Scende la nebbia, che silenzio, come se il bosco fosse spento
Una manciata di nevischio copre le tracce sul percorso
Meglio tornare, meglio andare, mette alle spalle il suo fucile
Eppure quegl’occhi di nascosto seguono sempre le sue mosse
E sente che il vuoto torna ancora, col tempo diventa una preghiera.
(…)
E anche qui , al di fuori d’ ogni metafora, c’è un essere vivente che fa del silenzio una preghiera per non essere ucciso, mentre l’ uomo , che si sente forte perché armato di fucile, cerca nel bosco
il momento opportuno per decretarne la morte. Come se avesse lui il potere di vita o di morte su un altro essere vivente e senziente. Dimenticando che nessuno è padrone dell’ altrui vita.
Ma , riferendomi ad esempi positivi su cui far riflettere i nostri giovani ( e non solo loro) ricorderei che il cantautore, colpito da poliomelite in tenerissima età e costretto per questo sulla sedia a rotelle, è il simbolo delle difficoltà che la vita ci presenta che, se affrontate con vero coraggio, possono diventare forza positiva, non dimenticando che queste fragilità vanno tutelate, rispettate e protette secondo quel che la legge afferma ( ma non sempre applica. E allora che esempio dare ai giovani?)
Chiudo questo mio lunghissimo discorso richiamando tutti al rispetto e all’ amore operativo, non fatto solo di parole ma caratterizzato da iniziative concrete qualcuna delle quali Senigallia sta cominciando, seppure lentamente, a mettere in atto. Cercando tutti di non perdere la speranza e di non voltare le spalle a chi ha bisogno d’ aiuto. E che agli animali va il dovuto rispetto, come per tutti gli esseri viventi. Ricordando le parole di Sant’ Agostino secondo cui l’amore per gli animali avvicina l’ uomo a Dio. E che gli animali ti restituiscono, con il loro modo di fare, il bene che a loro si fa. E lo fanno in maniera gratuita (questo è un magnifico esempio positivo), non chiedendo nulla in cambio, se non quelle attenzioni eticamente dovute. Cose queste che non sempre i bipedi fanno.
*Docente di italiano e storia in pensione – Responsabile di colonia felina a Cesano di Senigallia
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