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Occorre fare chiarezza sulla pulizia (indispensabile) della foce del Misa

Occorre fare chiarezza sulla pulizia (indispensabile) della foce del Misa

I lavori, bloccati a febbraio, pochi giorni dopo l’avvio, non sono ancora ripresi. Il problema, non secondario, dell’allungamento del molo di levante per mettere in sicurezza Senigallia. L’istruttoria tecnica presentata dalla Provincia di Ancona

SENIGALLIA – All’inizio di febbraio, pochissimi giorni dopo l’avvio, i lavori per la pulizia della foce del fiume Misa sono stati bloccati. E da allora non sono più ripresi.

Motivo del blocco? Il materiale prelevato sarebbe inquinante, per cui non poteva essere trasferito, come stava avvenendo dalla metà del mese di gennaio, in una cava dismessa.

Il cantiere, sulla Banchina di Levante del porto, è stato così bloccato, in attesa di chiarimenti definitivi sulla classificazione della terra da scavo.

A distanza di molti mesi nulla si sa sulla ripresa dell’intervento. E questo fa preoccupare. Anche perché, con la carenza d’acqua lungo il canale, sono emerse, alla foce, delle vere e proprie “isole” di ghiaia.

Possibile che, nessuno, tra gli attuali amministratori comunali, sindaco in primis, si stia occupando di un problema che, con l’arrivo dell’inverno, potrebbe creare situazioni di pericolo in tutta la città? Possibile che, nessuno, ha cercato di chiarire i motivi per i quali il Consorzio di Bonifica – che gestisce l’intervento per conto della Regione Marche – non ha ancora ripreso la pulizia della foce?

Va ricordato che, a febbraio, dopo il blocco dei lavori, era stato detto che l’intervento sarebbe ricominciato in autunno. Una scelta fatta – allora – unicamente per non creare possibili disagi durante la stagione estiva.

Siccome tra qualche giorno saremo già nel mese di novembre, ci piacerebbe proprio conoscere i motivi – quelli veri – per i quali l’intervento è stato nuovamente rinviato.

E dato che ci siamo invitiamo l’Amministrazione comunale di Senigallia non solo a far effettuare la pulizia della foce del Misa, ma a rimettere in sicurezza tutta l’area portuale con l’allungamento del molo di levante. Il che significa rimettere anche in sicurezza l’intera città.

A tal proposito vale la pena rileggere – e volutamente la riproponiamo qui sotto – l’istruttoria tecnica della Provincia di Ancona che aveva poi portato, a febbraio, anche al blocco dei lavori. Istruttoria fatta dalla Provincia su richiesta del Consorzio di Bonifica delle Marche

Questo l’esito dell’istruttoria:

Alla luce dell’istruttoria effettuata, delle osservazioni e dei contributi istruttori pervenuti, non è possibile escludere la presenza di potenziali impatti significativi e negativi del progetto rispetto allo specifico contesto, che pertanto necessitano di approfondimento in sede di valutazione di impatto ambientale.

Sin dalle prime fasi dell’istruttoria è emersa la complessità della valutazione dell’opera, considerata e con riferimento alla sua localizzazione e con riguardo alla potenzialità di produrre impatti significativi sul contesto. Tale consapevolezza è stata alimentata dalla scarsa definizione progettuale del manufatto, dall’assenza di elaborati circa il suo inserimento materiale e paesaggistico e dalla parzialità delle valutazioni effettuate dal proponente riguardo agli impatti da esso indotti.

L’iter istruttorio ha definitivamente evidenziato, anche alla luce dei contributi istruttori e delle osservazioni pervenute, che l’intervento non sia meramente riconducibile ad una “opera di canalizzazione e regolazione dei corsi d’acqua” ma debba essere inquadrato quale opera di natura composita, dove coesistono aspetti di natura fluviale, marittima e portuale.

Considerata la numerosità degli approfondimenti necessari e la loro rilevanza in termini di possibili effetti ambientali, anche significativi e negativi, si ritiene necessario che il progetto venga analizzato nell’ambito di un processo istruttorio di dettaglio e partecipato, proprio della Valutazione di impatto ambientale.

In particolare, l’istruttoria ha evidenziato i seguenti elementi di criticità, illustrati nel dettaglio al paragrafo 4 del presente documento istruttorio, da superare in sede di VIA:

1.Le importanti incongruenze e approssimazioni circa le dimensioni fisiche del progetto non consentono di considerare attendibile la valutazione degli impatti e soddisfatta la finalità del medesimo.

2.In merito alla concezione di insieme del progetto, il proponente non ha motivato la scelta progettuale di intervenire con opere a valle del centro abitato di Senigallia piuttosto che con opere idrauliche a monte del territorio da salvaguardare e proteggere, queste ultime in generale più efficaci in termini di riduzione del rischio per la popolazione e per i beni nel complesso del sistema fluviale, soprattutto in caso di rischi provenienti da monte.

Le motivazioni delle scelte operate in fase di progettazione (tipologia, localizzazione, finalità) dovranno pertanto essere supportate da una analisi comparativa di livello territoriale più ampia rispetto a quella operata dal progetto in esame.

3.Per alcune tematiche ambientali sono necessari approfondimenti, in carenza dei quali non è possibile escludere potenziali impatti ambientali significativi e negativi. A tal riguardo si fanno propri i contributi di ARPAM di cui al paragrafo 3.1.

4.Il progetto non è chiaramente inquadrabile nel demanio fluviale, in quello marittimo e/o nel complesso dell’impianto portuale, con la conseguenza che esso non è univocamente riconducibile alle rispettive previsioni degli specifici strumenti pianificatori.

5.Il progetto, nonostante la sua particolare localizzazione alla foce del fiume Misa, in zona costiera e in adiacenza al centro storico di Senigallia, non ha in alcun modo affrontato la tematica dell’insistenza in aree di rilevante sensibilità, con particolare riguardo all’inserimento paesaggistico dell’opera.

Occorre sviluppare la tematica della presenza o meno del vincolo paesaggistico di cui all’art. 142 comma 1 lettera a) e lettera c) del D.Lgs. 42/2004 e la valutazione degli aspetti paesaggistici. L’approfondimento paesaggistico dovrà necessariamente relazionarsi con quello prodotto a suo tempo per il progetto dell’ampliamento del porto di Senigallia.

6.Il progetto considera l’intervento un’opera marittima, trascurando lo studio di natura idraulica. E’ pertanto necessario che il proponente affronti l’interferenza tra le dinamiche fluviali e costiere e analizzi il trasporto del sedimento sotto l’azione combinata di correnti fluviali e onde di mare, per dimostrare che l’opera proposta soddisfi effettivamente le finalità del progetto, non produca piuttosto fenomeni contrari, quali la sedimentazione lungo il canale o l’aumento dei livelli di piena, e non abbia impatti significativi e negativi sul porto e sul litorale.

7.Dovrà essere valutata ed approfondita l’interazione e l’efficacia dell’opera in oggetto rispetto al complesso degli altri interventi previsti o in corso di realizzazione nel tratto terminale del Misa.

Nelle foto: la ghiaia presente oggi alla foce del Misa e l’imboccatura del canale con il molo di levante che andrebbe allungato il prima possibile

 

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