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Cerimonia alle Grazie presso il monumento dedicato allo scenografo Carlo Cesarini da Senigallia

Cerimonia alle Grazie presso il monumento dedicato allo scenografo Carlo Cesarini da Senigallia

SENIGALLIA – Nella mattinata di sabato 25 marzo si è svolta presso il Cimitero Maggiore delle Grazie di Senigallia, in forma strettamente privata, la tumulazione dell’urna cineraria della moglie del grande scenografo della RAI Radiotelevisione Italiana, Carlo Cesarini.

La signora Maria Bona Tambini, scomparsa a Roma alcune settimane fa proprio nei giorni in cui ricorreva il centenario della nascita del marito Carlo, anche lei con una carriera in RAI prima come direttrice della sezione costumi e poi come Dirigente della Direzione Generale, ha indicato nelle sue ultime volontà quella di essere tumulata assieme al marito nel monumento a lui dedicato. Nel 1957 inizia la sua formazione professionale presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dove fu prescelta dal costumista e scenografo Piero Tosi, futuro premio Oscar. Negli anni Sessanta si dedica anche alla scenografia oltre che ai costumi, collaborando in alcuni allestimenti per produzioni televisive di sceneggiati e commedie coordinate dal regista Guglielmo Morandi. È proprio in RAI che conosce il suo futuro marito. Coppia molto forte quella tra Carlo Cesarini e Maria Bona Tambini, nella quale si era creato un rapporto valorizzante, quasi un sodalizio artistico, da lei traeva ispirazione, cultura e sensibilità.

La tomba monumentale dedicata allo scenografo, progettata dagli architetti Paola Pajalunga e Alberto Bonvini, è stata inaugurata nel giugno del 1998 all’indomani della scomparsa dello scenografo (avvenuta improvvisamente a Roma nel settembre del 1996). Il monumento, che oramai costituisce un riferimento per chi accede dall’ingresso principale del cimitero delle Grazie, vuole rappresentare la vivacità e la poliedricità dello scenografo Cesarini, vero e proprio personaggio sotto tutti i punti di vista. La stele girevole costituita da scorza di travertino e acciaio corten, se spinta, muta il suo orientamento così da far scatenare la curiosità di chi si trova a passare nei pressi che ogni volta può notarla in un assetto differente. L’acqua zampillante che scende al suo interno produce occasionalmente il tintinnare di un campanello proprio a ricordare l’imprevedibilità dello scenografo e la sua grande fantasia.

Cesarini era un personaggio raffinato, buongustaio e vero gentlemen inglese. Tra i primi scenografi della nascenda RAI-TV, Cesarini, considerato allora il principe degli scenografi della TV in bianco e nero, con un lungo sodalizio con il regista Antonello Falqui ha realizzato scenografie per tutti i principali varietà dell’epoca (per citare solo i principali: varie edizioni di Canzonissima, Studio Uno, Teatro Dieci, Scala Reale, Milleluci del 1974, l’edizione 1978-79 di Domenica in, il Festival di San Remo del 1989) e contribuito in modo determinante, con la sua genialità, a dare una forte discontinuità al modo di arredare gli studi televisivi passando dai modi quasi barocchi in uso nei teatri ed ereditati dalla TV fino a quel momento a studi vuoti, incentrati principalmente sui personaggi.

Asseriva infatti che “non c’è bisogno di riempire lo spazio scenografico perché a quello pensa già il telespettatore proiettandovi le proprie fantasie e i propri sogni”. Lasciata la RAI ha collaborato con alcune grandi aziende italiane tra cui la FIAT per la quale ha curato dalla fine degli anni Settanta agli anni Ottanta le cerimonie di presentazione delle nuove autovetture. Tra le curiosità che lascia si segnalano due libri: “Dalla televisione alla cucina: ricette per gli amici del video”, nel quale ha pubblicato tutte le migliori ricette che gli è capitato di assaggiare tra cui una serie di ricette di famiglia, ovviamente all’insaputa di tutti, in cui il titolo è stato arricchito dal nome di chi gli ha fornito la ricetta stessa quali ad esempio “La carne in umido di Bruna” (la sorella) e “Il Ciambellone di Lola” (la moglie del cugino) e una ricostruzione storica de “L’abbazia di Rambona e la sua cripta” (abbazia che si trova nella strada che percorreva da Roma a Macerata dove ha insegnato all’Accademia di Belle Arti) che lo aveva incuriosito per via dell’origine del nome che lo ricollegava alla moglie.

Senigallia ha dedicato, ad uno dei suoi figli più noti, un mostra biografica alla Rocca Roveresca nell’estate del 2012 e più recentemente, nell’agosto del 2020  una piazza: quella dell’ex pesa pubblica.

Nelle foto: Carlo Cesarini con Maria Bona Tambini; un bozzetto di costume per Le bambine, 1962, inchiostro ed acquarello su carta, di Maria Bona Tambini; un momento della cerimonia; il monumento dedicato a Cesarini

 

 

 

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