Paradisi: “Cari professori non ostacolate gli studenti atleti”
Lettera aperta del presidente di Senigallia Servizi ai docenti: “Serve un nuovo progetto, chi fa sport non spacca le vetrine”
Di ROBERTO PARADISI*
SENIGALLIA – Cari professori, abbiamo tutti a cuore l’educazione e la crescita dei nostri ragazzi. Voi avete un ruolo fondamentale e strategico che non è impartire nozioni, ma contribuire alla formazione globale dell’individuo.
Sono stato tra i promotori, nel disegnare una progettualità futura per questa città, di una proposta visionaria per la formazione giovanile globale che riesca a mettere insieme cultura e sport, impegno scolastico e socialità. Insieme con il sindaco abbiamo condiviso un’idea (ed il confronto per iniziare a realizzarla è partito) nuova ma antica allo stesso tempo: legare lo sport alla cultura e allo studio.
Un ruolo importante lo avrà l’azienda pubblica “Senigallia Servizi” di cui sono presidente. Immaginiamo gli impianti sportivi del futuro come spazi polifunzionali, vere e proprie “agorà” in cui vengono disegnati spazi per lo studio e la lettura (sale studio e piccole biblioteche), la socialità, i momenti ricreativi da condividere in termini comunitari.
Perché lo sport e lo studio non sono inconciliabili (come ancora oggi qualche docente – pochi per fortuna – ricorda maldestramente e pericolosamente agli studenti). La battaglia per riconsegnare le palestre scolastiche allo sport agonistico (nelle nostre realtà ne sappiamo qualcosa) è stato ed è il segno di un arretramento culturale inquietante.
C’è stato un modello – che è il nostro modello occidentale – che metteva insieme l’istruzione e lo sport (al tempo era ginnastica, corsa, lotta …), la bellezza e l’armonia del corpo con il valore d’animo, la formazione civica e la coltivazione dello spirito: si chiamava “paideia” e la combinazione tra questi due pilasti formativi (mai messi in discussione da nessuno dei sapienti a cui dobbiamo la luce della nostra civiltà) si chiamava “kalokagathia” (bello e valoroso). Per i greci, quella era la strada per formare il “cittadino ideale”.
Vedo in questi giorni ragazzi sbandati, abbruttiti nello spirito, che sconfinano nell’illegalità urbana. Sono l’altra faccia della medaglia dello sballo giovanile, di un disagio che sfocia nell’illecito. Tra quei ragazzi non c’erano atleti. Gli atleti erano nei campi sportivi e nelle palestre ad allenarsi o gareggiare.
Chi fa sport non distrugge le vetrine, non delinque, non si sballa. Chi fa sport abitualmente ha il senso del dovere, del sacrificio, del rispetto per compagni e avversari, dell’autorità. Esattamente le caratteristiche che dovrebbe avere ogni studente. Il rigore nello studio e nell’impegno sportivo sono le due facce dello stesso modello educativo: una nuova “paideia” che dobbiamo difendere insieme.
Ecco perché, cari professori, io credo che lo sport che praticano i vostri (i nostri) studenti non vada ostacolato e nemmeno “tollerato”. Vada invece massimamente incentivato (ricordando l’insegnamento di Platone) fin dai banchi di scuola e al di là della qualifica formale ministeriale “studente-atleta”.
Occorre guardare con preoccupazione il giovane che non pratica sport, non il contrario. La sfida (dei professori come degli allenatori e dei dirigenti sportivi) è quella di accompagnare i ragazzi verso una formazione globale (inscindibile) di corpo e spirito. Non si sacrifica un impegno sportivo per lo studio e non si sacrifica lo studio per immergersi solamente nello sport. Chi ostacola lo sport dalla cattedra non è un buon insegnante. E’ un dispensatore di nozioni ignaro dei valori della nostra civiltà classica.
*Presidente Senigallia Servizi
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