Nel Senigalliese è tempo di ricorrenze nel rispetto della tradizione

Nel Senigalliese è tempo di ricorrenze nel rispetto della tradizione

di MASSIMO BELLUCCI

CORINALDO – Tante ricorrenze in questi giorni attigui al solstizio.

La notte di San Giovanni con le streghe e la sua acqua con i fiori.

Una dimensione, quella delle streghe, collegata ad un ambito che oggi potremmo definire magico, che ci proietta in un tempo cronologicamente vicino eppure culturalmente lontanissimo.

Racconti che si sono spogliati della loro dimensione drammatica, conservando, in una parte del sentire comune, solo gli aspetti ludici, che pure erano presenti.

Se provate a camminare di notte da soli in uno stradello in mezzo ai campi, ovviamente senza illuminazione, senza case e paesi vicini, se camminate abbastanza a lungo da entrare nella dimensione psicologica del buio, allora comincerete a sentire il battito del cuore e i piccoli rumori degli animaletti notturni, sentirete il suono dei vostri passi, ma vi sembrerà talmente diverso dallo stesso suono che sentite di giorno, che comincerete a sospettare che forse non siete soli.

E in effetti non lo siete, streghe, mazzamurelli, cani che si ingigantiscono quando vi avvicinate fino a diventare più alti di voi: e così sensazioni particolari cominceranno a bussare alla vostra coscienza, che, specialmente dopo una giornata di lavoro nei campi, non è poi così salda di filtrare razionalmente le emozioni.

In questi tempi inizia anche la mietitura: “San Petr pia la falc e miét”, una assonanza più che una rima, che rimanda ad un ciclo temporale che durava settimane, dove la scansione ordinaria delle ore veniva sospesa, abbandonati alla fatica di braccia e al conforto del vino a Vintora.

Secondo la tradizione marchigiana la notte di San Pietro dovrebbe fare il temporale, sulla base di una leggenda di origine orale che coinvolge la controversa figura della madre del santo con le chialvi, che non ci sta ad essere mandata all’inferno, vorrebbe stare anche lei in Paradiso, tanto più che il figlio ha le chiavi.

Col progetto Memoteca, nonostante le recenti difficoltà dovute non solo alla pandemia, si cerca di raccogliere e tramandare queste memorie, che alludono ad un mondo diverso, che erroneamente possiamo considerare arretrato, memorie che hanno la preziosa funzione di minare le certezze di una visione del mondo dominata dalla tecnica. Chi volesse consultare l’archivio del progetto Memoteca può scrivere a info@genest.it. Si tratta di un lavoro paziente, di lungo periodo, forse poco apprezzato da quegli enti che ai contenuti prediligono l’immediata spendibilità mediatica.

 

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