Sfruttamento del lavoro, dopo 3 anni torna a Senigallia e viene allontanato

Sfruttamento del lavoro, dopo 3 anni torna a Senigallia e viene allontanato

SENIGALLIA – Torna di attualità un’indagine, condotta dal personale del Commissariato di P.S. di Senigallia, nel 2019. In quella circostanza gli agenti avevano posto in atto una serie di attività di polizia giudiziaria che avevano portato alla luce gravi condotte di sfruttamento del lavoro – il cosiddetto caporalato -, oltre che in materia di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, commesse a Senigallia e nei comuni limitrofi.

In quella occasione gli agenti accertarono la presenza di alcune persone, di origine pakistana, che avevano messo in piedi una struttura complessa che si occupava di far giungere i cittadini in zona, di dare loro vitto e alloggio e di trovar loro un lavoro nei campi. Solo che tutto questo accadeva in una situazione di sfruttamento e violazione dei più elementari principi di rispetto della dignità della persona. Nel corso dell’attività investigativa si era scoperto che detti lavoratori venivano alloggiati in stabili ove si trovavano decine di connazionali, ammassati anche 4\5 per stanza ed in condizioni igieniche pessime. Inoltre, si accertava che venivano impiegati nei campi per un numero di ore superiore a quanto indicato nei contratti di lavoro ed in alcuni casi i lavoratori erano irregolari. Nel corso dell’attività venivano raccolte diverse testimonianze di persone che raccontavano lo sfruttamento subito nei mesi precedenti.

In seguito ai molteplici riscontri raccolti dagli investigatori del Commissariato di Polizia di Senigallia, il Gip del Tribunale di Ancona aveva emesso due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dei due persone ritenute responsabili delle gravi condotte. Nel 2020 uno era stato tratto in arresto e condotto in carcere mentre il secondo risultava essere rientrato nel paese di origine.

Qualche giorno fa, quest’ultimo, ha fatto rientro in Italia ed al momento dell’arrivo i poliziotti hanno accertato che risultava destinatario della misura cautelare personale del divieto di dimora in provincia di Ancona e, pertanto, davano esecuzione al provvedimento. L’uomo non potrà far rientro in provincia di Ancona, e neppure a Senigallia, ove, al tempo, aveva costituito e svolto l’illecita attività.

 

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