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Dall’azione politica all’omicidio di Aldo Moro, alla Rotonda interessante confronto con Gero Grassi

Dall’azione politica all’omicidio di Aldo Moro, alla Rotonda interessante confronto con Gero Grassi

SENIGALLIA – L’onorevole Gero Grassi, è tornato a Senigallia per parlare nuovamente del pensiero, dell’azione politica, del rapimento e dell’omicidio di Aldo Moro.

Sullo stesso argomento Grassi era già intervenuto – nei locali del Circolo Acli – il 30 aprile del 2019.

Oggi pomeriggio, alla Rotonda a mare ha avuto un incontro con la cittadinanza. Mentre domani mattina (venerdì), alle ore 9.30, al Palazzetto dello Sport di via Capanna, incontrerà gli studenti del 4° e 5° anno dei licei della città.

Chi e perché ha ucciso Aldo Moro? Un interrogativo che la storia d’Italia porta con sé da oltre quarant’anni, celato dietro i misteri, racchiuso nel “dico e non dico” di tanti interpreti, protagonisti e non protagonisti, del più grande periodo noir che è stata la fine degli anni Settanta.

La ricostruzione fatta da Gero Grassi è stata impressionante per il numero di dettagli e di incroci di fatti e di persone emerse dai risultati delle tre commissioni parlamentari che hanno indagato sul Caso Moro e che solo oggi possono essere compiutamente conosciuti e resi disponibili.

Alla luce di questi fatti, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro risulta essere un evento cruciale nella storia dell’Italia che segue un’infinità di altri tentativi e manovre antidemocratiche finalizzati a determinarne una subalternità strutturale, un paese a sovranità limitata.

All’incontro di oggi pomeriggio hanno partecipato, tra gli altri, anche il vice sindaco Riccardo Pizzi ed il presidente della Commissione Cultura Anna Maria Bernardini.

Gero Grassi, giornalista, è un ex funzionario del Consiglio regionale della Puglia. Da deputato è stato componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte di Aldo Moro, dopo essere stato presentatore e relatore della proposta di legge istitutiva della Commissione stessa.

Quale componente la Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, Gero Grassi, nella sua attività volta all’accertamento dei fatti e alla ricerca della verità sull’intera vicenda legata al rapimento e all’assassinio del segretario della Democrazia cristiana, ha incontrato e parlato con tantissime persone che hanno avuto ruoli più o meno importanti in questa complessa vicenda. Ha incontrato i brigatisti Faranda, Franceschini, Morucci, Etro. Ha discusso con importanti magistrati come Imposimato, Priore, Caselli. Ha incontrato i parenti delle vittime di via Fani. Ha instaurato un rapporto di amicizia e fiducia reciproca con Maria Fida e Luca Moro i quali gli hanno donato un grande archivio personale, composto da documenti pubblici e privati e dall’intera rassegna stampa sul caso Moro dal 1978 ad oggi.

“La verità – scrive Gero Grassi nel suo libro “Aldo Moro, la verità negata” – è quella che emerge dalle indagini ed è suffragata da prove certe”. Prima della Commissione Moro II, infatti, la verità che si conosceva era tutta rilevata dal Memoriale Faranda-Morucci. Nella terza Relazione Moro, approvata dalla Camera dei Deputati il 13 dicembre 2017, si dice, invece, che “emerge un particolare rapporto di Morucci con apparati dello Stato e figure istituzionali, con i quali si avviò nel corso degli anni ’80 una forma di interlocuzione, in un sovrapporsi di piani tra la vicenda criminale e quelle politico-giudiziarie.

“Il professore Francesco Tritto, assistente universitario di Moro, mi ha raccontato, ma lo scrive anche nel suo libro e lo testimonia in Tribunale, – scrive ancora l’on. Grassi – che il 14 marzo 1978, a fine lezione, ricorda a Moro che il 16 ci sarà la seduta di laurea. Moro, replicando gli fa notare che non è mai stato assente. A quel punto Tritto dice: “Professore, potrebbe essere la sua ultima seduta di laurea. Sanno tutti che sarà eletto Presidente della Repubblica”. Moro replica: “Grazie professore, lei è troppo buono ma ingenuo. Non sarò mai eletto Presidente della Repubblica. Mi faranno fare la fine di John Kennedy”.

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