Va avanti il processo sull’alluvione, oggi evidenziate numerose carenze
L’AQUILA – Oggi si è tenuta l’udienza penale davanti al tribunale dell’Aquila relativa all’alluvione del 2014. Sono sfilati nove testi, otto dei quali alluvionati. Ed anche in questa udienza sono emerse delle verità, soprattutto in merito alla mancanza di una macchina organizzativa dell’amministrazione pubblica che avrebbe dovuto salvare le vite umane ed avvisare la popolazione dell’imminente alluvione.
In particolare uno dei testimoni alluvionati ha riferito che, avendo incontrato il giorno dopo l’alluvione, il sindaco Mangialardi, quest’ultimo gli riferiva di non aver intenzionalmente avvisato la popolazione per non creare panico tra i cittadini.
Fatto questo molto grave perché il sindaco aveva l’obbligo per legge di avvisare la popolazione dell’imminente ondata di piena che avrebbe colpito la città da lì poco. Grave soprattutto perché Franco Cicetti, altro teste e figlio di una persona deceduta nell’alluvione, ha riferito che se i suoi genitori fossero stati avvisati avrebbero potuto mettersi in salvo.
Un altro testimone ha riferito poi che, per ben quattro volte, ha scritto alla Provincia di Ancona sollecitandola ad intervenire in un tratto di fiume perché ammalorato. Ma l’Ente non ha mai provveduto ed il 3 maggio, in quel punto, il fiume ha rotto l’argine e l’acqua è uscita in maniera copiosa sino ad arrivare anche a Senigallia.
Tutti i testimoni, concordemente, hanno confermato di non aver ricevuto alcun avviso dalle autorità preposte dell’imminente alluvione.
Poi è stata la volta del dottor Arnolfo Bittoni, responsabile della Provincia di Ancona che aveva il compito di sorvegliare il livello del fiume. Quest’ultimo ha ammesso che la sera prima dell’alluvione aveva avvisato la ditta Belogi, incaricata di posizionare le paratie sul ponte 2 Giugno e sul ponte Garibaldi, ma la mattina dopo, nonostante fosse stata avvisata la ditta, vedeva l’acqua alluvionale colpire il capannone dove quest’ultima teneva l’attrezzatura e pertanto è stata impossibilitata ad effettuare tale importante intervento.
“Ascoltare tutte queste verità durante un’udienza fa male, in quanto dimostra come in quella maledetta giornata, chi doveva tutelare le vite della popolazione non ha tenuto un comportamento irreprensibile“, ha dichiarato l’avvocato Corrado Canafoglia che patrocina l’Unione nazionale consumatori e 395 vittime tra le quali i familiari dei deceduti.
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