Difendersi in servizio è una necessità o una complicazione?
Alla tavola rotonda dell’Hotel Ritz “Difesa Legittima Sicura” rilancia la discussione sulle facoltà e i limiti delle forze dell’ordine
SENIGALLIA – Qual è la pretesa dell’ordinamento di fronte ad un poliziotto che si trova ad agire e a prendere decisioni in situazioni limite e ad alto rischio durante il servizio?
L’arma è uno strumento di difesa o una complicazione giudiziale? E ancora: che ruolo hanno le conoscenze neurologiche nel diritto penale e soprattutto nella comprensione delle reazioni istintive e auto-conservatrici? Che addestramento viene fornito (anche in termini di tecniche di difesa personale) a chi pattuglia il territorio?
Questi ed altri temi saranno l’oggetto della tavola rotonda (“L’uso legittimo della forza e delle armi”) prevista domani venerdì 19 alle ore 20,30 alla sala convegni dell’Hotel HR (ex Hotel Ritz) nell’ambito dell’8° Seminario nazionale di legittima difesa che si celebrerà nella Spiaggia di Velluto questo fine settimana (con ospiti di rilievo internazionale). La prospettiva del ruolo e dei confini di intervento dei tutori dell’ordine (oggetto anche del recentissimo Decreto Sicurezza che ha innescato intense polemiche) sarà analizzata da diverse prospettive: quelle dell’accusa, della difesa, delle parti in campo rappresentate dal sindacato degli agenti di polizia e dai funzionari della Polizia di Stato.
Tavola Rotonda animata dal pubblico ministero dottoressa Bizzarri, dall’avvocato Paradisi, dal Primo Dirigente della PS Luigi Petrillo e dal segretario generale Siulp Bufarini. Il nucleo fondamentale della riflessione riguarderà le conseguenze dell’agire del tutore dell’ordine o del privato cittadino che interviene a fronte di un’aggressione o della commissione di un reato.
Ad iniziare dall’uso delle armi e delle varie sperimentazioni degli ultimi anni che hanno poi consentito alle forze dell’ordine di dotarsi di strumenti alternativi sia allo sfollagente sia alla pistola.
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