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Nuovo Ponte Garibaldi, presentato l’appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Marche

Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente e Confluenze chiedono al Consiglio di Stato la sospensione urgente della sentenza del Tar e l’annullamento del progetto, dopo l’annuncio dell’avvio dei lavori il 15 settembre

SENIGALLIA – Le associazioni Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente (GSA) e Confluenze – Cultura, Ambiente e Società hanno presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato per l’annullamento e/o la totale riforma, previa sospensione, della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (sez. I, n. 680 del 19 maggio 2026) che ha respinto il loro ricorso contro il progetto di nuovo ponte Garibaldi.

L’appello, sottoscritto dagli avvocati prof. Raffaele Bifulco, Paolo Pittori e Michela Urbani dello studio AdLaw Avvocati Amministrativisti di Roma, chiede l’annullamento di tutti gli atti impugnati in primo grado: il decreto del Vice-Commissario delegato n. 7 del 27 gennaio 2025, che ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica, il decreto n. 50 del 1° aprile 2025, che ha approvato il progetto esecutivo, e il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici del 23 settembre 2025 sul franco idraulico.

La richiesta di sospensiva è diventata urgente: proprio il 15 settembre 2026, a quattro anni esatti dall’alluvione, il Commissario ha comunicato l’avvio dei lavori, e con essi la compromissione definitiva del centro storico. Sospendere non danneggerebbe alcun interesse pubblico: i fondi restano stanziati e l’opera – come ha dichiarato lo stesso Commissario nella sua memoria difensiva davanti al TAR – non ha alcuna rilevanza per la sicurezza idraulica della città, che dipende unicamente dalla realizzazione delle vasche di laminazione a monte.

Riteniamo infatti la sentenza del TAR fondata su una pluralità di errori di fatto e di diritto. Questi i principali motivi dell’appello:

  • Il parere della Soprintendenza ignorato. In conferenza dei servizi la Soprintendenza aveva ritenuto “necessario che vengano avanzate proposte alternative” attente alla qualità dell’opera nel contesto storico-architettonico: un parere negativo, anche se costruttivo, che il Commissario ha trattato come “non espresso” e il TAR come non dovuto. Ma il centro storico, dichiarato di notevole interesse pubblico dal decreto ministeriale del 14 settembre 1960, è tutelato proprio nelle sue visuali e prospettive, che un ponte con un’arcata di oltre 40 metri e due rampe di circa 40 metri ciascuna stravolgerebbe, a ridosso dei Portici Ercolani, del Lavatoio “il Coppo”, della Filanda e del Liceo Perticari.
  • Manca l’autorizzazione paesaggistica. Il ponte sorge nella fascia di 150 metri dal fiume Misa, vincolata per legge (art. 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio), come ha chiarito l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 8/2025. I poteri emergenziali consentono deroghe procedurali, non di rinunciare al nulla osta e, in caso di dissenso della Soprintendenza, la decisione spettava alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
  • Scavalcati il Consiglio comunale e i cittadini. Il progetto è in variante al Piano regolatore, ma la variante non è mai passata dal Consiglio comunale né dalle osservazioni dei cittadini, in contrasto con le prerogative degli organi elettivi richiamate dalla Corte costituzionale (sentenza n. 51/2025). Mancano inoltre uno studio sulla viabilità, come segnalato dalla stessa Polizia locale, e la dichiarazione di esclusione dalla VAS.
  • Il nuovo Piano di assetto idrogeologico (PAI). Con la nuova perimetrazione dell’Autorità di bacino, le rampe di accesso ricadono ora in aree a rischio molto elevato, soggette a misure di salvaguardia immediatamente vincolanti. Il progetto aumenta la superficie impermeabile e manca la verifica tecnica di compatibilità idraulica richiesta dalle norme del PAI.
  • Un ponte più basso era possibile. Le norme tecniche vietano di ottenere il franco idraulico sollevando il ponte durante la piena, non prima. La soluzione con i martinetti – prevista anche in una delle ipotesi progettuali iniziali e adottata dallo stesso Commissario per il ponte degli Angeli (ex 2 Giugno) – avrebbe consentito un ponte basso e nella sua posizione storica. Oggi sei idrometri, quattro dei quali sul Misa, rilevano i livelli ogni cinque minuti, e la piena del 2022 impiegò circa quattro ore per raggiungere la città: il tempo per sollevare un ponte c’è.

Lo ribadiamo: non ci battiamo contro il ponte, ma contro questo progetto di ponte, per un ponte adeguato con il nostro Centro Storico, in armonia con il contesto settecentesco della città.

Non lo chiedono solo le associazioni, ma la stessa Soprintendenza, che in conferenza dei servizi ha chiesto un nuovo progetto senza ricevere alcuna risposta.

Lo ripetiamo: la città storica è un bene monumentale e identitario collettivo, nemmeno l’amministrazione pubblica può disporne con superficialità e arbitrarietà.

A quattro anni dall’alluvione del 15 settembre 2022, la sicurezza idraulica di Senigallia non è migliorata. Le stesse relazioni del progetto riconoscono che il Misa è sempre tracimato all’altezza del ponte 2 Giugno, mentre, in corrispondenza del vecchio ponte Garibaldi, è rimasto sotto il livello dei muri d’argine.

Le cinque vasche di laminazione, approvate con il decreto commissariale n. 303 del 30 dicembre 2025, e che sono le opere capaci di ridurre davvero il rischio, purtroppo, sono finanziate per soli 43,5 milioni di euro su un costo stimato di oltre 99 milioni. È lì che vanno concentrate risorse ed energie.

Per questi motivi abbiamo presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato e proseguiremo la nostra battaglia per rispetto della città e degli oltre 10.000 cittadini che hanno firmato la petizione contro questo progetto e che sono rimasti finora inascoltati.

Un altro ponte è possibile!

Chiediamo ai cittadini che condividono questa battaglia civile di sostenere le spese legali dell’appello con una donazione tramite bonifico a Italia Nostra Onlus – Sezione di Senigallia, via Bonopera 55, 60019 Senigallia, Crédit Agricole, filiale di Senigallia, IBAN IT06Q0623021300000030689361, causale “Donazione per spese legali e campagna contro il progetto di nuovo ponte Garibaldi”. Grazie!

(Marco Lion per Italia Nostra, Sezione di Senigallia – Annamaria Mori per il Gruppo Società Ambiente (GSA) – Miriam Bertuzzi per l’Associazione Confluenze – Cultura, Ambiente e Società)

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