Da giovedì a Senigallia mini rassegna cinematografica di Confluenze

Da giovedì a Senigallia mini rassegna cinematografica di Confluenze

SENIGALLIA – “A ciascuno il suo cinema”: parte a Senigallia una mini rassegna organizzata da Confluenze. Un ciclo di proiezioni cinematografiche e cena nelle case dei soci di Confluenze.

Primo appuntamento giovedì (6 agosto) a casa di Laura e Carlo, in Via Squartagallo 123, a San Silvestro, Alle ore 20 la cena con menu: panzanella, frittate miste, dolcetto, acqua e vino. Poi, alle ore 21.30 inizio della proiezione. Per l’occasione è prevista la proiezione del film “I figli del fiume giallo” di Jia Zhangke, Cina, Francia, Giappone, 2018, 141’. Una storia d’amore e di onore lunga 17 anni, in cui Jia rivisita tempi e luoghi del proprio cinema.

Datong, 2001. Qiao e Bin gestiscono una bisca, finché un agguato attenta alla vita di Bin. Per salvarlo Qiao spara in aria e viene arrestata. Uscirà di prigione cinque anni dopo, ma Bin ha cambiato vita a Fengjie e non vuole più vederla.

L’autoreferenzialità è parte integrante del cinema d’autore. Spesso costituisce una cifra stilistica o una chiave interpretativa, anziché un difetto. Nel cinema di Jia Zhang-ke l’elemento ricorsivo-riflessivo ha guadagnato sempre maggiore importanza, fino a un film in cui è possibile leggere in tralice l’intero suo percorso di cineasta, come I figli del fiume giallo.

Tre segmenti ambientati in tre anni (2001, 2006 e 2018) e in due luoghi (Datong nello Shanxi e Fengjie nella regione di Chongqing e delle Tre Gole), che rappresentano altrettanti rimandi a momenti precedenti della filmografia di Jia. Al 2001 di Unknown Pleasures – ambientato a Datong – segue il 2006 di Still Life – ambientato a Fengjie – con situazioni e personaggi che ritornano sotto vesti solo lievemente differenti.

Ma I figli del fiume giallo non si limita a una semplice riproposizioni di tempi e luoghi, è come se rivisitasse quelle opere e quelle sensazioni, forse – ma non è dato sapersi con certezza – recuperando anche del girato inedito. Anche dal punto di vista tecnico e stilistico, infatti, il regista alterna pellicola e digitale, dando la sensazione anche visiva di attraversare l’arco temporale della narrazione. La peregrinazione di Qiao nel segmento centrale di Fengjie ricorda da vicino il percorso della stessa interprete – sempre Zhao Tao, musa e moglie del regista – in Still Life, oggi come allora in cerca di un uomo che non si presenta a un appuntamento. Come se I figli del fiume giallo rappresentasse una raccolta di “non detti”, il completamento di fili mai riannodati in passato. Un arco temporale di 17 anni in cui sono cambiati irreversibilmente la Cina, il cinema, Jia e la sua musa: e di cui il film diviene una sorta di testimonianza, benché fittizia, romanzata e alterata nel contenuto, che traspone il tutto in una vicenda di jianghu, come da titolo originale (che traslitterato significa Jianghu Er Nv, “Figli e figlie del jianghu”).

Il codice d’onore e il senso di fratellanza che, semplificando, costituiscono il significato più prossimo di jianghu – termine mutuato dalle arti marziali e trasferito al sottobosco criminale delle Triadi cinesi – innervano la relazione di dominio e possesso che unisce e divide Bin e Qiao. Conosciamo i due uniti indissolubilmente in un primo segmento, che richiama con parossistica evidenza il cinema noir di Hong Kong: le immagini e le canzoni che caratterizzavano i film con Chow Yun-fat di fine anni Ottanta fanno da sfondo a storie di mahjong, lame e denaro, che culminano in una straordinaria sequenza di agguato in una strada affollata.

Ingresso 12€, solo cinema 5€, riservato ai soci di Confluenze (chi vuole rinnovare l’iscrizione per il 2020 può scaricare il modulo sul sito o richiederlo al momento della prenotazione) ed Italia Nostra, prenotazioni al 340 6120985

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