La riforma del demanio venerdì al centro di un incontro a Senigallia

La riforma del demanio venerdì al centro di un incontro a Senigallia

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, per i titolari degli stabilimenti balneari, la strada si è complicata. La categoria dovrà fare i conti con una riforma attesa da anni e non più rimandabile, che cambierà radicalmente la gestione pubblica delle concessioni

SENIGALLIA – Tra una settimana – venerdì 21 gennaio – Senigallia ospiterà un interessante incontro sulla riforma del demanio.

Un’occasione di confronto, con i rappresentanti istituzionali locali, regionali e nazionali, voluta dall’ex assessore comunale Enzo Monachesi, da sempre impegnato nella tutela degli operatori balneari della nostra regione.

L’incontro si svolgerà, con inizio alle ore 16, al City Hotel, sul lungomare Dante Alighieri. E potrà essere seguito, sia in presenza, sia online.

Tra gli altri prenderanno parte all’incontro Paolo Silenzi, presidente di Cna Marche; Cristiano Tomei, coordinatore nazionale di Cna Balneari e Sabina Cardinali, presidente nazionale di Cna Balneari.

In seguito all’abrogazione del rinnovo automatico dei titoli, avvenuta nel 2010 per uscire da una procedura di infrazione europea, le concessioni di spiaggia sono sempre state prorogate (prima al 2015, poi al 2020 e infine al 2033) senza che nessun governo (otto in dieci anni) abbia mai varato una necessaria riforma che si adegui alla direttiva “Bolkestein” sulla liberalizzazione dei servizi e, al contempo, rispetti i diritti degli attuali concessionari, i quali hanno investito sulla base di un contratto con lo Stato, poi annullato da un giorno all’altro.

La mappatura nazionale del demanio marittimo è necessaria per completare il percorso di riordino delle concessioni balneari avviato con la legge 145/2018 e mai portato a termine. Questa norma, oltre a prolungare fino al 31 dicembre 2033 la validità di tutti i titoli (che altrimenti sarebbero scaduti nel 2020), aveva già fissato i princìpi per scrivere una riforma del settore che prevedesse la riassegnazione delle concessioni tramite delle procedure di gara al termine dell’estensione di quindici anni, intesa dunque come un “periodo transitorio” necessario per gestire il passaggio dal precedente regime normativo a quello nuovo. Le procedure di evidenza pubblica, afferma la legge 145/2018, dovranno premiare chi ha già professionalità nel settore, chi rispetta un rating di legalità e chi presenta progetti di qualità in termini di ecosostenibilità, accessibilità, investimenti, certificazioni, eccetera.

Ma in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato, i tempi si sono ristretti: i giudici hanno infatti cancellato la validità della proroga al 2033 e dato al governo due anni di tempo per decidere come riassegnare le concessioni.

La pronuncia di Palazzo Spada contiene, nelle sue conclusioni, alcune considerazioni che non vanno in contrasto con i principi stabiliti dalla legge 145/2018, laddove per esempio afferma che è possibile tenere conto della professionalità come criterio per valutare i futuri gestori. Tuttavia, sempre in base a quanto stabilito dalla legge 145/2018, prima di scrivere le regole per il riordino del settore è necessario effettuare una ricognizione completa del demanio marittimo. Attualmente, infatti, i dati sulle concessioni sono molto frastagliati e manca un database completo a livello nazionale che consenta di sapere, per esempio, quante spiagge sono libere e quante in concessione, quanti litorali liberi sono concedibili e quanti invece non lo sono poiché si trovano in aree naturalistiche protette, eccetera.

Tale mappatura doveva essere completata entro il 30 aprile 2019, ma il governo di allora (si trattava del primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte e retto dalla maggioranza Lega-Movimento 5 Stelle) non l’ha mai nemmeno iniziata. In seguito è arrivato il Conte bis, sostenuto da Partito democratico e Movimento 5 Stelle, che allo stesso modo non si è interessato alla ricognizione, lasciando così la patata bollente in mano a Mario Draghi che si è trovato a fare i conti con la sentenza del Consiglio di Stato. Ma già pochi giorni prima che questa arrivasse, il premier aveva fissato una nuova scadenza per completare il compito, dal momento che sul tema comunque incombevano una lettera di messa in mora inviata lo scorso dicembre dall’Unione europea e svariate diffide dell’Antitrust contro le amministrazioni comunali e regionali che avevano applicato l’estensione al 2033.

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, per i titolari degli stabilimenti balneari la strada si è complicata, ed ora la categoria dovrà fare i conti con dei mesi decisivi per il proprio futuro, durante i quali si deciderà una riforma attesa da anni e non più rimandabile, che cambierà radicalmente la gestione pubblica delle concessioni demaniali marittime.

 

 

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