Statuti dei Comuni medievali e vita quotidiana nel Senigalliese e nello Jesino

Statuti dei Comuni medievali e vita quotidiana nel Senigalliese e nello Jesino

SENIGALLIA – Mercoledì 27 aprile alle ore 19, la rubrica mensile on line “Storie delle Marche”, curata da Ettore Baldetti, giunta al 14° appuntamento e trasmessa da “Adesso Web”, piattaforma no-profit di Stefano Battistini, avrà come argomento: “Statuti dei Comuni medievali e vita quotidiana: l’esempio dello Jesino e di Barbara.”

Le ultime due trasmissioni primaverili di “Storie delle Marche” sono infatti dedicate ai sistemi legislativi vigenti nella regione a muovere dal pieno Medioevo.  Dopo l’imposizione di un diritto ‘universale’ in tutto l’Impero Romano, i popoli barbarici adottarono nelle zone conquistate una codificazione ‘territoriale’, poi ‘personalizzata’ con la libera scelta degli abitanti del Sacro Romano Impero, fondato nell’anno 800 da Carlo Magno ed esteso in gran parte degli antichi domini romani. Con la rinascita delle città e la formazione dei nuovi comuni, si assistette alla riscoperta e all’utilizzazione delle antiche leggi imperiali romane nel cosiddetto diritto “commune”, al quale si affiancò lo “ius proprium”, cioè le norme periferiche dei comuni, enti autonomi nell’ambito geo-politico dell’Impero germanico prima e degli stati nazionali o regionali poi.

Lo statuto cinquecentesco del comune di Barbara, pubblicato grazie ad un progetto di “Alternanza Scuola Lavoro” nel triennio 2015-’18 dal Liceo Scientifico “E. Medi” di Senigallia, è articolato nella tipica ripartizione dei corpi legislativi comunali in cinque libri, che spaziano dall’ordinamento degli organi amministrativi alla normativa civile e penale, con relative ammende.  Esemplato per la quasi totalità su un analogo testo jesino quattrocentesco, allorché il piccolo comune miseno nella seconda metà del secolo era stato temporaneamente sottomesso a Jesi, lo statuto barbarese presenta quindi uno spaccato della vita quotidiana marchigiana del tardo Medioevo: dai governanti, al sistema locale di pesi e misure, ai mestieri, alle spietate pene, includenti il rogo e la tortura, al tentativo di salvaguardare le minime norme igieniche contro tradizionali inadempienze, fino al sistema dei tributi di transito o gabelle.

Il collegamento telematico può avvenire attraverso i seguenti link:
https://www.facebook.com/1770696132978898/posts/5137056719676139/?sfnsn=scwspmo
     https://youtu.be/SlsVJAsdvDo

Nelle foto:  lo stemma basso-medievale del comune di Barbara, con il riferimento al leone della città dominante di Jesi, in un architrave prossimo alla chiesa parrocchiale; il sito del ponte levatoio cinquecentesco e le finestre basse delle carceri; una pagina miniata dello statuto di Barbara

 

 

 

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