Riconosciuto un risarcimento alla famiglia di un prigioniero dei nazisti / VIDEO
Al termine di una lunga e complessa battaglia, durata quasi due anni, il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza storica. La famiglia è stata assistita dall’avvocato Roberto Paradisi
SENIGALLIA – Per due anni, durante la seconda guerra mondiale, Silvio Servizi venne arrestato dai tedeschi ed internato in un campo di concentramento, in Germania.
E per due anni l’allora fidanzata – Bice Bartolini – non riuscì ad avere sue notizie. Temendo, purtroppo, il peggio.
Una storia poi finita in maniera positiva, con il ritorno in Italia, al termine della guerra, di Silvio Servizi. Ed ora l’avvocato Roberto Paradisi, su decisione della famiglia di Silvio, ha fatto causa alla Repubblica Federale Tedesca per chiedere i danni subiti.
Ed al termine di una lunga e complessa battaglia, durata quasi due anni, il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza storica, riconoscendo il danno subito ai familiari di Silvio Servizi. Un danno per circa 55mila euro.
“Abbiamo incentrato la nostra difesa sul riconoscimento, fin dal 1943, dell’esistenza di crimini di guerra e crimini contro l’umanità – ha spiegato l’Avvocato Roberto Paradisi -, nonostante che dette categorie siano sorte solo nell’immediato dopoguerra.
“Come per il processo di Norimberga, abbiamo evocato le norme eterne del diritto naturale (citando, nell’atto di citazione contro la Germania, proprio l’Antigone di Sofocle) a dimostrazione che gli Stati devono riconoscere diritti naturali anche in assenza (come era nel 1943) di norme nazionali e internazionali che potessero prevedere detti crimini. Crimini che non vanno mai in prescrizione.
“Questa sentenza – ha sempre affermato l’avvocato Roberto Paradisi -, anche per il fatto che riconosce il diritto al risarcimento di una promessa sposa, non legata al tempo dal vincolo del matrimonio, potrà diventare un’autentica apri-pista per casi analoghi rimasti oggi solo nei ricordi drammatici di migliaia di famiglie”.
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