Attilio Casagrande: “Ecco cosa bisogna fare per migliorare il Pronto soccorso dell’Ospedale”

di ATTILIO CASAGRANDE*
SENIGALLIA – In qualità di ex Primario del Pronto Soccorso di Senigallia che ha seguito i problemi sanitari anche dal punto di vista della politica sanitaria della nostra Città e della Regione, mi sento in dovere di intervenire sulla triste vicenda del Sig. Franco (mi permetto anche io di chiamarlo per nome visto che lo fanno tutti) e che è finita anche sulle pagine dei giornali a livello nazionale.
Innanzi tutto tutta la mia la solidarietà a Franco ed alla sua famiglia, tra l’altro oltre alla sofferenza attraverso le immagini del paziente disteso a terra mi hanno colpito le parole misurate non gridate della moglie, segno che anche nella sofferenza c’è dignità e compostezza che non sempre si vede nei Pronto soccorso; aggiungo anche le mie scuse , anche se non ho più la responsabilità da più di un decennio nella gestione ed organizzazione del Pronto Soccorso di Senigallia le sue problematiche e vicissitudini continuano ad interessarmi ed appassionarmi, anche perché ne sono investito attraverso tanti ex pazienti ed amici.
La questione può essere affrontata da due punti di vista, uno elementare, direi quasi banale. E’ inamissibile che per un paziente sofferente ed in gravi condizioni non si sia trovata una barella disponibile, non dico in Pronto Soccorso in cui in alcuni momenti di iperafflusso questo può accadere, ma addirittura in tutto l’ Ospedale, sale operatorie e 118 compreso; o che non si siano trovate soluzioni alternative. Io ricordo che in una notte sovraffolata in estate feci distendere un paziente nel letto del medico di guardia, un’altra volta nella poltrona letto del mio studio, soluzioni improvvisate non troppo dignitose ma sempre meglio di far distendere un paziente a terra su un cartone.
Ma, attraverso la triste vicenda del Sig. Franco cerchiamo di affrontare i veri nodi che affannano la sanità nazionale, regionale e locale, che anche se ampiamente conosciuti spesso vengono rimossi, mistificati o utilizzati dalla politica a secondo del vento che tira e della propria collocazione. Bisogna partire da lontano buttandola un po’ in politica perché la Sanità è una questione politica e di scelte che si fanno.
Tutto nasce a fine anni 90, l’aziendalizzazione della sanità i progressivi tagli del Fondo sanitario nazionale, la Sanità pubblica utilizzata come un bancomat, favorendo la sanità privata, ne sanno qualcosa i cittadini quando si presentano ai C.U.P; inoltre dal 2011 con la spending review del Governo Monti e poi dei governi Letta e Renzi suffragata dal tecnico Cottarelli ci sono stati altri tagli draconiani alla Sanità pubblica e con il famoso decreto Balduzzi, il Ministro della Sanita del Professor Monti, nel 2012 è stato razionalizzato(?!) il numero di posti letto ospedalieri portando nel nostro Paese il rapporto tra posti letto ospedalieri e numero di abitanti tra i più bassi d’ Europa; attualmente la media europea è di 550 posti letto per acuti per 100mila abitanti( che era sostanzialmente il nostro pre tagli 2012) ora in Italia siamo a poco più di 300 posti letto per 100mila abitanti, tanto per intenderci la Germania ne ha 700/100mila abitanti. La finanza pubblica è sicuramente migliorata (come ci chiedeva l’Europa) ma non la qualità della vita e la salute dei cittadini.
Chi più ha sofferto tra i reparti e servizi ospedalieri di questa “razionalizzazione” sono stati proprio i Pronto Soccorso, unico presidio sanitario pubblico gratuito a cui si rivolgono i cittadini giorno e notte. Solo per fare un esempio tra gli anni 70 e 80 quando il sottoscritto cominciò la sua attività presso il Pronto Soccorso di Senigallia, nella vallata del Misa Nevola c’erano 5 Ospedali con 6 reparti di medicina ( due a Senigallia) per cui i pazienti trovavano regolarmente la loro sistemazione nel reparto di pertinenza in base alla loro patologia senza aspettare troppo in Pronto Soccorso.
Ora per tutto il comprensorio Misa Nevola c’è una sola Medicina , quella di Senigallia con poche decine di posti letto.
In seguito a tutto ciò nell’ anno 2000 aprimmo presso il nostro Pronto Soccorso 8 posti letto di Osservazione Breve Intensiva-OBI Medicina d’ Urgenza (vi prego non chiamatela più Astanteria, termine antico che dà l’ idea di chi è in attesa di sistemazione come nella hall di un albergo), in realtà questo doveva essere un luogo di vero e proprio ricovero breve in cui in 48/72 ore il paziente viene (uso il presente perché è ancora quello che si cerca di fare) stabilizzato, studiato, dimesso se è in condizioni dimissibili, ricoverato nel reparto di pertinenza se è necessario, e questo sia a sicurezza del paziente stesso, ma anche a tutela del Medico di Pronto Soccorso che lo vede per la prima volta che ha anche la possibilità di allargare ed approfondire la propria professionalità.
Ma mancando i posti letto nei reparti spesso, questo circolo virtuoso spesso salta, il paziente non dimissibile diventa, appunto, un “astante” che aspetta giorni e giorni il letto disponibile aspettando spesso su una barella e questo blocca tutto l’attività del Pronto Soccorso oltre a far esaurire le barelle disponibili per chi nel frattempo è arrivato in PS.
Inoltre a fronte di tutti questi tagli fatti agli Ospedali il resto all’ esterno è rimasto pressochè invariato, medicina del territorio, distretti sanitari, poliambulatori, per non parlare della prevenzione, grande dimenticata.
Poi c’è l’altra grande questione anche questa ampiamente conosciuta e su cui tutti si disperano e piangono lacrime di coccodrillo, la carenza di medici ed infermieri. Ma anche qui non siamo di fronte ad una calamità naturale ed imprevedibile come un terremoto (anche se ormai sono prevedibili anche i terremoti) ma tutto è stato programmato e studiato a tavolino attraverso il numero chiuso in Medicina i pochi posti disponibili nelle Specializzazioni, il blocco delle assunzioni che ancora permane in sanità, sempre per le famose questioni economiche nate negli anni 90, tanto che ci si rivolge alle cooperative, in particolar modo per i PS, per aggirare le assunzioni che sono a carico della voce personale per spostarle alla voce beni e servizi, con la qualità che è sotto gli occhi di tutti.
A ciò si aggiunge che medici ed infermieri in Italia sono remunerati la metà di quanto guadagna un sanitario in Germania ed in Francia, per cui validi giovani colleghi se ne vanno all’ estero e da noi, in particolar modo in Pronto Soccorso, non ci vuole lavorare più nessuno.
Che fare in mezzo a tutto questo caos soprattutto per non far attendere persone fragili come il Sig. Franco ore ed ore distese sul pavimento? Ci sarebbe molto da dire, non è questa la sede per farlo e l’ho già fatta troppo lunga, magari ci saranno altre occasioni. Mi limito solo ad alcune brevi suggerimenti alla politica, perché come dicevo la Sanità è una questione politica che riguarda aspetti economici molto seri ma anche fattori sociali e psicologici etici, perché è in ballo la vita di ognuno di noi dalla nascita alla morte.
Innanzi tutto suggerirei alla politica di fare meno demagogia sulla pelle dei cittadini e, se dà il caso, anche di fare un po’ di autocoscienza, riconoscimento dei propri errori e di sana assunzione di responsabilità e questo vale sia per chi ha dimenticato gli errori fatti in passato e che hanno favorito questa situazione, sia per chi ha cavalcato le proteste e le difficoltà dei cittadini promettendo mari e monti ad esempio la ripetuta e mitica riduzione delle liste di attesa, con quali risorse ? Con chi? Con i Medici ospedalieri che già lavorano 50 ore alla settimana nei reparti?
Magari con queste promesse costruendo o rafforzando anche la propria carriera politica senza di fatto risolvere nulla anzi aggravando la situazione proprio attraverso promesse demagogiche irrealizzabili o, peggio ancora, che quando realizzate, come ad esempio riaprire l’ Ospedaletto vicino al politico di turno, hanno depauperato quei servizi, vedi i Pronto soccorso degli ospedali medio grandi, che più avevano bisogno di risorse e personale.
Nella Sanità c’è un tale groviglio di fattori e problematiche che come dicevo sono innanzitutto economici a livello nazionale ( ma vogliamo qualche ospedale, qualche medico e TAC in più? O qualche carro armato e missile in più che ci difenda da non si sa chi?), ed anche tecnico organizzativi, perché non si può avere tutto ed il contrario di tutto sotto casa ( seve più un Hospice per pazienti oncologici ed un Ospedale di Comunità per lungodegenti e malati cronici? o un reparto specialistico fantasma sotto casa che esegue pochi interventi all’ anno che potrebbero essere dirottati in un Ospedale vicino più adeguato ed attrezzato?).
Nodi da sciogliere ma non attraverso grida improperi, Comitati improvvisati e, come dicevo, promesse demagogiche, ma attraverso organismi democratici eletti dai cittadini e dagli operatori sanitari, organismi che con l Aziendalizzazione e la privatizzazione sono stati cancellati negli anni 90, vedasi la soppressione dei “famigerati” Comitati di gestione, buttando però via il bambino assieme all’ acqua sporca. E già questo, il ritorno della democrazia in Sanità, sarebbe un primo passo per districare la matassa, poi le soluzioni tecnico economiche si trovano.
*Già Primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Senigallia
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