Andrea Aquili: “La legge sulle palestre aperte non può restare solo sulla carta”
Il dirigente regionale dell’ente di promozione sportiva ASI – Associazioni Sociali Sportive Italiane: “La nuova normativa affida agli enti proprietari la gestione degli impianti fuori dall’orario scolastico. La Provincia di Ancona garantisca finalmente chiarezza e piena applicazione della legge”
Di ANDREA AQUILI*
ANCONA – Leggo con preoccupazione le cronache relative alle difficoltà incontrate dalla US Pallavolo Senigallia nell’ottenere la disponibilità della palestra provinciale necessaria allo svolgimento delle proprie attività.
Al di là del singolo episodio, ciò che emerge è un problema più generale: il rischio che la burocrazia continui a ostacolare il lavoro quotidiano delle tante associazioni sportive dilettantistiche che, con volontari, tecnici e famiglie, garantiscono sul territorio un fondamentale presidio sociale e sportivo.
Eppure, proprio recentemente, il legislatore è intervenuto per semplificare e rendere più chiaro il quadro normativo.
La cosiddetta “Legge Palestre Aperte”, Legge 7 aprile 2026, n. 53, approvata all’unanimità dal Parlamento, ha introdotto importanti novità nella gestione degli impianti sportivi scolastici.
Tra i principi più significativi vi è quello della gestione da parte degli enti locali proprietari degli impianti, ai quali compete la concessione delle palestre e delle strutture sportive al di fuori dell’orario e del calendario scolastico.
La normativa interviene inoltre sulla possibilità di utilizzare gli impianti nei pomeriggi, nei giorni festivi e durante i periodi di chiusura scolastica, favorendo così lo svolgimento di allenamenti, gare, attività giovanili e iniziative ricreative.
Particolare attenzione viene riservata anche al ruolo delle ASD e SSD senza fini di lucro, attraverso il principio di sussidiarietà orizzontale e la possibilità di valorizzare gli investimenti effettuati dalle associazioni per migliorare e ammodernare gli impianti.
Il punto, quindi, è molto semplice: una legge approvata all’unanimità dal parlamento, deve essere applicata concretamente sul territorio.
Ed è proprio su questo che, nelle ultime settimane, sono emerse diverse criticità relative agli impianti di competenza della Provincia di Ancona.
Sono state segnalate palestre non ancora riaperte, procedure di concessione gestite in modo non uniforme, indicazioni che limiterebbero l’utilizzo degli impianti durante le festività o nei mesi estivi e, in alcuni casi, risposte alle associazioni che sembrerebbero provenire ancora dalle direzioni scolastiche, nonostante il nuovo quadro normativo.
Una situazione che rischia di creare incertezza, ritardi e disagi proprio a quelle società sportive che dovrebbero essere messe nelle condizioni di programmare per tempo la propria attività.
Lo scorso 30 giugno ho avuto un incontro con il presidente della Provincia di Ancona, Daniele Carnevali, al quale avevo rappresentato queste problematiche.
In quella occasione il presidente mi aveva assicurato che, alla luce della recente approvazione della Legge n. 53/2026, la Provincia si sarebbe adoperata per organizzare la concessione degli impianti nel rispetto della nuova normativa.
A distanza di settimane, tuttavia, le segnalazioni che arrivano dal mondo sportivo sembrano raccontare una situazione ancora molto lontana dalla necessaria chiarezza: non è una questione politica, ma di rispetto delle regole e di rispetto per lo sport.
Le associazioni sportive non possono essere costrette ogni anno a rincorrere autorizzazioni, interpretazioni e procedure differenti: hanno bisogno di regole chiare, tempi certi e interlocutori definiti.
Per questo ritengo necessario che la Provincia di Ancona faccia piena chiarezza sull’applicazione della Legge “Palestre Aperte”, indicando con precisione le procedure adottate per la concessione degli impianti di propria competenza e garantendo alle ASD la possibilità di programmare regolarmente le proprie attività.
Se necessario, le associazioni valuteranno anche gli strumenti previsti dall’ordinamento per verificare il corretto iter amministrativo e tutelare i propri diritti. Mi auguro, però, che non si arrivi a questo.
Lo sport dilettantistico non chiede privilegi. Chiede semplicemente che una legge dello Stato venga applicata.
E sarebbe davvero un paradosso se proprio sul territorio della provincia di Ancona una legge nata per aprire le palestre, semplificare le procedure e favorire l’attività sportiva finisse invece per generare nuovi ostacoli burocratici.
*Dirigente regionale EPS Associazioni Sociali Sportive Italiane – Vicepresidente regionale FSN Federkombat – Presidente Polisportiva Allblacks Team Marche
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