LE MARCHE CHE MERITANO DI PIU’ / Una nuova reputazione per il Verdicchio
Di GIUSEPPE CRISTINI
“Il vino più premiato d’Italia non può continuare a essere uno dei meno valorizzati d’Italia. Il problema non è la qualità del vino. È la qualità della visione”.
Ci sono territori che producono grandi vini e territori che costruiscono grandi reputazioni. Le Marche possiedono entrambe le possibilità, ma da troppo tempo sembrano accontentarsi della prima. Il Verdicchio è riconosciuto dalla critica internazionale come uno dei grandi bianchi mondiali: conquista premi, entra nelle guide, convince i migliori sommelier. Eppure, quando si parla di valore economico, di forza del marchio e di presenza stabile sui mercati mondiali, il risultato è molto meno brillante di quanto dovrebbe essere.
CONTROLLO MARCHE
Cosa dice la Regione
La Regione Marche continua a investire nella promozione vitivinicola, sostiene l’internazionalizzazione delle imprese e considera il vino uno dei pilastri dell’identità regionale. Le risorse esistono e gli strumenti non mancano.
Cosa racconta il territorio
Parlando con produttori, ristoratori ed esportatori emerge però una sensazione diversa: quella di una comunicazione frammentata, di consorzi ( due sono troppi e spesso creano confusione ) che spesso procedono su strade parallele e di un marchio “Marche” che fatica ancora a imporsi con la stessa forza di altre regioni italiane. Il Verdicchio è eccellente, ma raramente diventa un simbolo riconoscibile come il territorio che rappresenta.
LA VISIONE
Una domanda, dopo tanti anni, è inevitabile: stiamo difendendo un sistema o stiamo costruendo il futuro? Le istituzioni hanno il dovere di garantire non soltanto competenza, ma anche trasparenza. Quando nello stesso settore si concentrano ruoli di rappresentanza, consulenza e influenza, il tema del conflitto di interessi non riguarda le persone: riguarda la credibilità delle istituzioni. Chiedere chiarezza non significa accusare qualcuno. Significa tutelare tutti.
LA CRITICA
Le Marche hanno spesso confuso la promozione con la presenza alle fiere. Ma partecipare a un evento non equivale a costruire reputazione. La reputazione nasce quando un territorio racconta una storia coerente, riconoscibile e continua. Oggi il Verdicchio viene promosso da molte voci, ma raramente da un’unica regia. È come avere un’orchestra composta da ottimi musicisti senza un direttore capace di trasformare i talenti in una sinfonia.
Nel frattempo altre regioni hanno compreso che il valore non nasce soltanto dalla bottiglia, ma dal racconto: paesaggio, cultura, ospitalità, cucina, persone. Il vino diventa ambasciatore di un’identità, non semplicemente un prodotto.
LA PROPOSTA: UNA NUOVA PRIMAVERA DEL VINO MARCHIGIANO FONDATA SU TRE SCELTE CORAGGIOSE
Le Marche hanno bisogno di una nuova primavera del vino. Ma per farla arrivare non bastano altre fiere, altre campagne promozionali e altre fotografie di circostanza. Perché il futuro non appartiene a chi produce di più. Appartiene a chi riesce a farsi ricordare meglio
Serve una direzione della comunicazione realmente indipendente, obiettivi pubblici e misurabili sull’internazionalizzazione e un grande progetto culturale che unisca vino, territorio e turismo sotto un unico marchio regionale. Il Verdicchio deve diventare il volto della reputazione marchigiana, non soltanto il suo vino più famoso.
Serve una visione capace di unire ciò che oggi troppo spesso procede separatamente: promozione, comunicazione e internazionalizzazione. Con obiettivi chiari, responsabilità riconoscibili e risultati finalmente misurabili.
Il Verdicchio deve smettere di essere soltanto un grande vino da raccontare e diventare una ragione concreta per scoprire le Marche. Deve parlare con i borghi, la cucina, il paesaggio, la cultura e l’ospitalità. Perché quando un vino riesce a raccontare la propria terra, non vende soltanto una bottiglia: porta persone, genera turismo e crea valore economico. Ma c’è una condizione imprescindibile: bisogna tornare ad ascoltare chi il vino lo produce.
Il grido d’allarme emerso durante la presentazione della mia guida I 24 vini che hanno fatto la storia enologica delle Marche non può restare una preoccupazione affidata alle conversazioni tra produttori. Deve diventare l’occasione per un confronto serio sulle difficoltà delle imprese, sui risultati della promozione e sulle strategie necessarie per affrontare i mercati, sostenendo anche le aziende che hanno meno risorse e visibilità. Perché il vino marchigiano non ha bisogno soltanto di essere celebrato. Ha bisogno di essere riconosciuto, scelto e pagato per il suo vero valore.
…..e allora mi esce spontaneo…
IL MORso Finale di CRISTINI
Il Verdicchio non ha bisogno di altri applausi. Ha bisogno di valere di più.
2) continua
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