La strada per il centro, da Senigallia l’appello di 50 cittadini

La strada per il centro, da Senigallia l’appello di 50 cittadini

SENIGALLIA – In seguito alla pubblicazione del Manifesto del professor Becchetti, un gruppo di cinquanta cittadini senigalliesi ha inteso adoperarsi per il suo sostegno. Qui sotto un loro intervento:

Il Manifesto promosso dal professor Leonardo Becchetti, a cui hanno già aderito molte personalità italiane, invita la società civile ad andare a votare ed essere maggiormente presente per far ripartire la politica; ed anche noi vogliamo fare la nostra parte su un tema che ci sta particolarmente a cuore: la partecipazione dei cittadini alla vita politica della nostra comunità.

In Italia ci sono alcune regioni che si sono date una legge sulla partecipazione: la Toscana, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Puglia. Anche le Marche nel luglio del 2020 ne ha approvata una, alla fine della legislatura. Questa legge in pratica, però, è come se non esistesse, perché non solo non è stata rifinanziata dalla Giunta che ha vinto le elezioni, ma non essendoci stato nessuno che ne abbia chiesto l’applicazione (Comuni, terzo settore, cittadini), le istituzioni hanno percepito che non fosse così necessaria.

Inoltre, anche localmente la partecipazione ha segnato il passo. Dal 2010 infatti quando i consigli di circoscrizione, eletti democraticamente, furono aboliti, la politica, nel corso di due mandati amministrativi, non è ancora riuscita a sostituirli con nuovi organismi di partecipazione. La ragione, più o meno confermata, è stata che il regolamento attuativo dei Centri Civici, sebbene approvato dal Consiglio Comunale, presentava numerosi problemi per poterli eleggere (dimensione dei centri, costi di gestione, ecc). Al momento, quindi, dopo dodici anni, anche su questo fronte siamo fermi….

Quindi la domanda è: se le istituzioni locali e regionali sono sorde o indifferenti che si fa?

Aggiungiamo, infine, un ulteriore e preoccupante elemento. Nel corso degli ultimi anni si è registrato un crescente calo di motivazione ed una marcata distanza fra cittadini e istituzioni. I cittadini si avvicinano – se si avvicinano- alla politica solo al momento del voto, poco avvezzi al confronto ed alla discussione, nonchè ignari delle possibilità esistenti per costruire legami comunitari più forti. Pertanto, i problemi, le cui origini che spesso partono dalla nostra indifferenza e noncuranza verso i nostri concittadini più deboli ed esclusi, potrebbero essere affrontati con maggiore consapevolezza e determinazione se esistessero dei ‘luoghi’ di ascolto, di studio e di confronto adeguati.

E proprio quest’ultima considerazione che ha portato di recente un gruppo di cittadini a domandarsi se l’interesse verso la partecipazione potesse ripartire proprio dai cittadini, cioè dalle persone, capaci di creare, oltre ad uno spazio fisico d’incontro, uno dotato di significato e capace di generare valore….”dove la dimensione relazionale assume una rilevanza generativa in quanto capace di alimentare nuove forme di autorganizzazione e di attivazione capaci di potenziare i servizi e il benessere di un territorio (Zamagni e Venturi)”.

Pertanto, col tempo, si è abbandonata l’inutile aspettativa dello ‘sblocco’ del Regolamento del 2016 istitutivo dei Centri Civici, compito spettante peraltro alla politica, e si è iniziato a cercare invece una strada autonoma, come cittadini, più consapevole e rispondente ai sentimenti ed all’interesse di ciascuno di noi per la ‘democrazia diffusa’. A sostegno di questo percorso intrapreso, si è concepito così, nel corso del mese di agosto, un sondaggio, tendente a provare che queste attese non appartenessero solo a pochi ma fossero abbastanza diffuse tra i cittadini. Al sondaggio hanno risposto in 53, ed oltre 200 sono state le osservazioni che sono state raccolte sulle dieci domande poste. Successivamente, dall’analisi delle risposte, abbiamo individuato alcuni modi di vedere un Centro Civico, pensato più come ‘luogo’ generativo di legami che come spazio fisico.

  1. Luogo di democrazia diffusa

I centri civici sono fondamentali per avvicinare i cittadini alla vita politica della città, poiché molto parte proprio da lì (idee e azioni e contributi dei cittadini).

  1. Luogo di riconoscimento delle virtù civiche

Le buone pratiche che partono dal basso devono essere riconosciute e premiate

  1. Luogo di informazione e formazione sulle politiche

L’isolamento e l’individualismo creano indifferenza ed estraneità, stare insieme è opportunità di informazione e conoscenza di quello accade in città

  1. Luogo di confronto e dibattito sulle ‘pratiche’

Grazie al confronto si affina o si modifica il proprio orientamento, in ogni caso si è nel luogo giusto per ragionare insieme

  1. Luogo di ascolto dei bisogni delle comunità (quartieri, periferie)

I cittadini hanno la possibilità di avanzare istanze, essendo essi abitanti del territorio di cui conoscono ogni particolarità

  1. Luogo dei cittadini

I cittadini includono e promuovono una visione e un’esigenza del quartiere o della frazione, aldilà della propria appartenenza politica.

  1. Luogo dell’Amministrazione condivisa

La collaborazione con la PA è essenziale, in un’ottica di co-programmazione e di co-gestione

  1. Luogo dello studio e dell’approfondimento tematico

Promuovere gruppi tematici per focalizzare l’attenzione su certi argomenti aiuta nella gestione e nel coinvolgimento dei cittadini.

  1. Luogo d’indirizzo e di proposta

Limitarsi a formulare proposte per chi è deputato a decidere

  • Luogo del bilancio partecipato

Saper leggere, commentare e discutere un bilancio comunale, anche se la sua formulazione è responsabilità dei cittadini eletti democraticamente.

Come è facile notare, ciò che caratterizza e accomuna i dieci luoghi descritti, è la fiducia, venuta a mancare negli ultimi anni nel rapporto tra cittadini ed Istituzioni, e che proprio le organizzazioni formali ed informali del terzo settore, orientate all’interesse generale, sono state capaci di rigenerare. Quella stessa fiducia che il Terzo settore, “durante” e “dopo” la pandemia ha saputo alimentare, a tutela soprattutto dei più fragili e vulnerabili.

Questo, in definitiva, è il nostro alto impegno ‘Politico’, complementare e non alternativo a quello tradizionale basato sui partiti, un modo che consente alle persone di contribuire a dilatare il processo di inclusione sia sociale che economica; e questo modo di vedere l’organizzazione di una comunità è una strategia né meramente rivendicativa né tesa a creare movimenti di protesta. Piuttosto, è la strategia più adeguata a mettere in pratica il principio di sussidiarietà circolare, riconosciuto dall’art. 118 della Costituzione, ultimo comma.

“La città è il luogo dove convivono gli estranei, ma nel nostro centro civico un po’ ci conosciamo”

Il Testo del Manifesto: https://www.nexteconomia.org/appello-societa-civile/

 

 

 

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