CULTURAEVENTIIN PRIMO PIANO

Conclusa la mostra fotografica “Gli Italiani” di Bruno Barbey allestita a Riccione nelle sale di Villa Mussolini

Di VINCENZO PREDILETTO

Si è chiusa domenica, con il gradimento critico e l’ottima affluenza di visitatori italiani e stranieri a Riccione, la perla adriatica meta privilegiata di turisti durante la lunga stagione primaverile ed estiva, la preziosa mostra “Bruno Barbey – Gli Italiani- Lo sguardo del fotografo Magnum   sui nostri anni Sessanta”,  allestita a cura di Caroline Thiénot-Barbey  e Alberto Rossetti nella prestigiosa sede di Villa Mussolini.

Il percorso espositivo ,che si dipana in modo accurato e coinvolgente nelle sale del primo e del secondo piano, documenta attraverso gli scatti ed i ritratti in bianco e nero il lungo viaggio affrontato con spirito libero giovanile e voglia di sperimentare direttamente sul campo col suo Maggiolino dal Nord al Sud della penisola fino in Calabria e Sicilia affrontato nel 1964 con straordinario interesse ed occhio curioso  e complice da Bruno Barbey, giovane studente di fotografia   in Svizzera e di origine marocchina.

Attratto sicuramente dalla storia e dalle bellezze artistiche ed architettoniche dell’Italia, ferita dai bombardamenti e dalle distruzioni della seconda guerra mondiale ma già protesa dopo la ricostruzione degli anni ‘50 verso il boom economico principalmente nel Nord, Bruno sicuramente provava ammirazione nei confronti dei principali registi del Neorealismo, quali Zavattini, Fellini, Visconti, Pasolini, nonché degli scrittori contemporanei come Moravia, Elsa Morante, Guido Piovene, Carlo Levi e Leonardo Sciascia che nelle loro opere avevano ben rappresentato i profondi cambiamenti della società dell’epoca, pur permanendo ancora sostanziali differenze fra i ceti sociali in quell’Italia irripetibile in profonda trasformazione degli anni Sessanta.

All’inizio della nostra accurata ed attenta visita la settimana scorsa, terminate le scale per arrivare al 1° piano, ci colpisce subito un grande poster sulla parete del corridoio laterale, che ritrae il regista Cesare Zavattini nella campagna emiliana con la significativa frase “Il meraviglioso è dentro la vita di tutti i giorni”.Nella prima sala a destra spicca il ritratto di Elsa Morante, autrice del romanzo “La Storia” con la frase “I ragazzi sono l’innocenza del mondo”.Sulla parete opposta campeggiano alcune foto sui ragazzi delle periferie romane con il volto espressivo di Pier Paolo Pasolini e la sua potente descrizione:” Erano liberi e randagi come cani per le strade di Roma”.

E dal romanzo famoso “Ragazzi di vita” è estratta la sua profonda annotazione: “I ragazzi delle periferie conoscono la strada prima ancora della scuola.” Nel corridoio opposto ammiriamo il ritratto di Federico Fellini ripreso al lavoro durante le riprese di un film a Roma con la congrua definizione “La vita è una festa che non finisce mai.” Nella seconda sala a sinistra ci immergiamo negli scatti eseguiti in Sicilia a Palermo con l’affermazione dello scrittore e critico siciliano Leonardo Sciascia : “La Sicilia offre la più completa rappresentazione di ogni problema italiano”, tratta dal romanzo “Il giorno della civetta.” Frase davvero ancora alquanto attuale che invita ad una seria riflessione sulle problematiche socio-economiche delle varie classi sociali che angustiano la nostra società contemporanea ed il paese in questi anni bui e critici.

Nella terza sala  a sinistra, tra gli scatti realizzati a Roma, Napoli , nelle città del Sud e nelle campagne che ritraggono donne al lavoro ed in giro per le strade, famiglie, contadini e figure semplici . sia operai che borghesi, ci fa riflettere un istante lo scatto su Carlo Levi con la frase “Qui il tempo non è storia, è pazienza.”

Al secondo piano ci catturano le diverse foto di donne a Napoli, con la sferzante frase di Elsa Morante “La solitudine delle donne era piena di parole mai dette.”

Assai preziosa e significativa come documento di una società in cambiamento nel ’64 è la foto eseguita a Palermo con la suora ripresa mentre passa davanti ad un enorme cartellone che pubblicizza il famoso e controverso film “Lolita”. Nel corridoio inoltre ci bloccano un momento alcune foto accompagnate dalle citazioni di Mario Soldati (“Viaggiare è cercare altrove quello che ci manca” estratta dal libro “America primo amore”), di Alberto Moravia (“Viaggiare è un modo di essere soli” tratta dal romanzo La noia) e soprattutto la splendida accattivante foto con una famiglia intera seduta su una vespa a Palermo con la frase di Guido Piovene (“L’Italia è un paese che si conosce viaggiando”) ed un’altra suggestiva ed allegra famigliola accomodata su un calesse in Calabria. Infine nell’ultima stanza a sinistra veniamo attratti da alcuni scatti illuminanti di quegli anni Sessanta con la citazione tratta dal romanzo La ciociara di Moravia : “Il benessere… ha portato con sé una nuova forma di alienazione” nonché da Gli scritti corsari di Pasolini “Siamo passati in pochi anni dalla civiltà contadina a quella industriale, senza soluzione di continuità” che coglie perfettamente l’identità dell’Italia ed i vari segni del cambiamento, il nuovo spirito di una popolazione ripresasi a fatica dalla guerra e proiettata speranzosa verso un futuro più dignitoso.

L’ultima foto  che chiude la rassegna espositiva riprende “I funerali di Togliatti” a Roma sempre nel 1964. Completata così la nostra visita, al piano terra abbiamo dato pure uno sguardo curioso in una saletta realizzata in collaborazione con l’Associazione culturale AMAREA alla piccola mostra “Generazione Riviera”con molte foto analogiche portate e lasciate da cittadini e visitatori che ritraggono la vita a Riccione e in Riviera in quei mitici e memorabili anni Sessanta.

Quindi ci siamo soffermati con piacere e curiosità nella attigua sala Video a vedere un documentario di 9-10 minuti in francese e sottotitoli  in italiano che accorpa le esperienze più significative ed i viaggi affrontati da Bruno Barbey a partire da quel fatidico 1964.

A questo punto rivolgiamo un plauso ai curatori del prezioso e variegato allestimento    e naturalmente a quel giovane fotografo Bruno Barbey che dalla  Svizzera con passione  interesse e voglia di sperimentare attraversò nel ’64 tutta l’Italia da Milano fino in Sicilia, rappresentando con occhio attento la vita pulsante delle città e campagne italiane e cogliendo con precisione e curiosità intellettuale le realtà sociali più diverse e significative di un paese avviato verso il boom economico nei mitici anni Sessanta.

QS – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.quisenigallia.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *