Mangialardi sul Ponte Garibaldi: “La sentenza non esime il sindaco dalle proprie responsabilità”
Di MAURIZIO MANGIALARDI
SENIGALLIA – La sentenza del Consiglio di Stato chiude il percorso dei ricorsi amministrativi sul progetto del nuovo Ponte Garibaldi. Un percorso importante, che ha consentito di guadagnare tempo e mantenere aperta una discussione sul futuro di uno dei luoghi più significativi della nostra città.
Oggi emerge con ancora maggiore evidenza ciò che sostengo da tempo: la questione del Ponte Garibaldi è una questione che non può essere delegata alla magistratura, ma riguarda gli amministratori e la loro responsabilità nei confronti del futuro di questa città.
I giudici hanno semplicemente stabilito la legittimità degli atti amministrativi; non hanno assolutamente stabilito che quello approvato sia il ponte migliore per Senigallia, né che rappresenti l’unica soluzione possibile.
E soprattutto non hanno sollevato il sindaco Olivetti dalle proprie responsabilità.
Anzi, dalla sentenza emerge un elemento particolarmente significativo: fu proprio il Comune di Senigallia, nella riunione del 21 marzo 2024, a proporre lo spostamento del ponte di circa 50 metri rispetto alla precedente collocazione. Successivamente, l’amministrazione espresse parere favorevole al progetto, sia pure con prescrizioni.
Altro che decisioni subite! Il Comune ha partecipato attivamente alla definizione di questa soluzione progettuale e non può oggi continuare a nascondersi dietro le competenze della Regione, del commissario o, come ha fatto negli ultimi mesi, dietro l’attesa della sentenza.
Il sindaco non è uno spettatore. È anzi il primo responsabile delle scelte che riguardano il futuro della città e ha il dovere di dire chiaramente se considera accettabile realizzare, nel cuore di Senigallia, un’infrastruttura di quelle dimensioni, con rampe e innesti che rischiano di compromettere irrimediabilmente l’equilibrio urbanistico, architettonico e paesaggistico di uno dei contesti più preziosi della città.
Non siamo di fronte a una questione puramente estetica, risolvibile con qualche intervento sulle finiture o con un diverso rivestimento. Il problema è strutturale, riguarda le dimensioni, le quote, la collocazione e la funzione stessa del ponte.
Per questo ribadisco la proposta che sostengo fin dall’inizio: un ponte ciclopedonale leggero, capace di garantire la piena conformità alle attuali norme di sicurezza idraulica e, contemporaneamente, un inserimento architettonico rispettoso del contesto monumentale dei Portici Ercolani e del centro storico. È questa la soluzione che ritengo capace di conciliare sicurezza, qualità urbana e tutela dell’identità di Senigallia. Una scelta che deve necessariamente accompagnarsi a una nuova organizzazione della mobilità cittadina, attraverso un Piano urbano del traffico aggiornato e, soprattutto, la realizzazione di importanti strutture di sosta a servizio del centro storico.
Penso, in particolare, a un grande parcheggio scambiatore nell’area dello stadio, capace di offrire fino a mille posti auto, adeguatamente collegato al centro con percorsi pedonali, ciclabili e servizi di trasporto efficienti.
Non si tratta semplicemente di scegliere un ponte diverso, ma di ripensare l’accessibilità del centro storico, migliorandone la vivibilità e sostenendo concretamente le attività commerciali, i servizi e la sua attrattività.
La sentenza non impedisce alla politica di assumere nuove decisioni. Certamente una revisione radicale del progetto richiederebbe un confronto istituzionale, nuove valutazioni tecniche e scelte amministrative conseguenti. Ma è proprio questo il compito di chi governa.
Il tempo guadagnato attraverso i ricorsi avrebbe dovuto essere utilizzato per costruire una proposta alternativa e promuovere un’iniziativa politica e istituzionale forte. Purtroppo, a livello locale, questa iniziativa è mancata.
Adesso non possiamo permetterci ulteriori rinvii, né immaginare di trasferire ancora una volta ad altri, magari attraverso un referendum dai tempi e dall’ammissibilità incerti, responsabilità che appartengono alla politica.
Olivetti deve assumere un’iniziativa immediata nei confronti della struttura commissariale, della Regione e del Governo per chiedere la sospensione dell’avvio dei lavori e aprire un confronto sulla riprogettazione dell’opera.
Non bastano piccoli aggiustamenti architettonici. Serve una scelta coraggiosa, una visione complessiva della città e la volontà politica di realizzarla.
La sentenza ha chiuso una vicenda giudiziaria. Non può chiudere il futuro di Senigallia.
Un altro ponte è possibile, ma occorre finalmente assumersi la responsabilità di volerlo.
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