Alla foce del Misa la blue economy unisce imprese, tecnologia e tutela del mare / FOTO
Simam Spa, società del Gruppo Acea, e Garbage Group insieme per Blue Resilience: trenta dipendenti volontari, un’Ecoboat Pelikan System e l’analisi dei rifiuti per misurare i risultati e sostenere la programmazione ambientale
SENIGALLIA – Il valore economico del mare si protegge anche prima che i rifiuti lo raggiungano. Alla foce del Misa, SIMAM S.p.A., società del Gruppo ACEA, e Garbage Group hanno portato sul campo Blue Resilience, con un intervento coordinato sulla spiaggia e nello specchio acqueo antistante. Trenta dipendenti SIMAM hanno affiancato come volontari le squadre tecniche nella pulizia dell’arenile, mentre un’Ecoboat della classe Pelikan System ha operato per il recupero dei materiali galleggianti e semisommersi.
Senigallia riunisce le condizioni che rendono particolarmente significativo questo tipo di intervento: un fiume che attraversa il tessuto urbano e raggiunge l’Adriatico, una costa che costituisce un patrimonio ambientale e un’economia turistica strettamente legata alla qualità del mare. La foce diventa così il punto nel quale affrontare insieme la gestione dei rifiuti trasportati dalle acque e la tutela della risorsa sulla quale lavorano stabilimenti balneari, strutture ricettive, ristorazione, commercio e servizi.
La scelta di operare in quest’area risponde a una logica di prevenzione: intercettare i materiali lungo il collegamento tra bacino fluviale e ambiente marino, prima della loro ulteriore dispersione lungo la costa o del deposito sui fondali. Una questione che lega Senigallia al territorio a monte e richiama una gestione dell’inquinamento capace di seguire il percorso dei rifiuti oltre i confini amministrativi.
«Per Senigallia il mare è una parte essenziale della propria identità e della propria economia – ha dichiarato Andrea Morsucci Assessore al Dissesto idrogeologico, Verde e Decoro Urbano del Comune di Senigallia–. La Spiaggia di Velluto è il nostro biglietto da visita, ma è anche il luogo attorno al quale lavorano imprese e persone. Tutelare l’Adriatico significa proteggere un patrimonio ambientale che genera lavoro e valore per la comunità. Il coinvolgimento di SIMAM è particolarmente significativo: un’azienda radicata nella nostra città mette le proprie persone a disposizione della cura di un bene comune».
«Con Blue Resilience vogliamo dare un significato molto concreto al nostro impegno per l’ambiente: essere presenti sul territorio e contribuire direttamente alla sua tutela – ha dichiarato Francesco Maria Rotundi, presidente di SIMAM S.p.A. –. La foce del Misa rappresenta bene quanto siano strettamente connessi fiumi, coste e mare e quanto sia importante intervenire con un approccio integrato, capace di unire competenze, tecnologie e partecipazione. Come SIMAM, società di ACEA S.p.A., vogliamo mettere il nostro know-how ambientale al servizio dei territori e, allo stesso tempo, coinvolgere direttamente le nostre persone. La partecipazione volontaria dei nostri dipendenti è forse il segnale più bello di questa iniziativa: la sostenibilità acquista valore quando, oltre a essere parte del nostro lavoro, diventa responsabilità condivisa e azione concreta».
Per SIMAM, specializzata nell’ingegneria ambientale, nel trattamento delle acque e nelle bonifiche, il progetto collega le competenze industriali alla responsabilità verso il territorio nel quale l’azienda ha sede. L’appartenenza al Gruppo ACEA inserisce queste professionalità in una dimensione nazionale, mantenendo un rapporto concreto con la comunità senigalliese. «Iniziative come Blue Resilience dimostrano il valore del volontariato d’impresa come strumento di partecipazione e responsabilità condivisa. Vedere trenta colleghi scegliere di dedicare tempo ed energie alla tutela del territorio in cui viviamo e lavoriamo è motivo di grande orgoglio. Come Simam crediamo che la sostenibilità passi anche dalle persone: quando competenze professionali e impegno civico si incontrano, si genera un impatto positivo che rafforza il legame tra impresa, comunità e ambiente» – queste le parole di Ariane Landolfi, Responsabile Risorse Umane di SIMAM S.p.A..
Il sostegno economico all’operazione si è accompagnato alla partecipazione diretta dei lavoratori: trenta dipendenti hanno contribuito alla raccolta sull’arenile, trasformando l’impegno aziendale in un’esperienza condivisa di tutela ambientale. Un’attività coerente con il lavoro che SIMAM svolge nel settore delle acque e dei servizi ambientali, che rafforza il rapporto tra impresa, persone e città. All’iniziativa ha partecipato anche Mauro Novarini, responsabile Engineering, Operations & Business di SIMAM S.p.A.
È su questo terreno che Blue Resilience traduce gli obiettivi ESG, ambientali, sociali e di governance, in attività documentabili. La dimensione ambientale riguarda la rimozione dei rifiuti e la misurazione dell’intervento; quella sociale coinvolge i dipendenti nella cura del territorio; la governance si esprime nella tracciabilità dei materiali, nella verifica dei dati e nella restituzione dei risultati. Quantitativi e tipologie dei rifiuti, aree interessate, partecipazione e ore di volontariato costituiscono il set di indicatori previsto per la rendicontazione finale, utilizzabile da SIMAM nella propria comunicazione istituzionale e di sostenibilità.
«La foce rende evidente che fiume e mare appartengono allo stesso sistema – ha dichiarato Paolo Baldoni, CEO di Garbage Group –. Con Blue Resilience interveniamo su questo collegamento, unendo il lavoro delle persone alle tecnologie del Pelikan System. Il materiale recuperato ci consegna anche informazioni: pesarlo, selezionarlo e analizzarne la composizione permette di descrivere il problema e costruire una base conoscitiva utile alla prevenzione. La collaborazione con SIMAM dà concretezza a questo modello, perché lega competenze industriali, partecipazione dei lavoratori e risultati misurabili».
Il Pelikan System integra raccolta dei rifiuti e acquisizione di dati ambientali. Le imbarcazioni antinquinamento operano come piattaforme di osservazione, attraverso droni aerei per la ricognizione, ROV — robot subacquei comandati a distanza — per ispezionare i fondali e localizzare i materiali, e sonde multiparametriche per monitorare le condizioni delle acque. Nel modello Blue Resilience, queste tecnologie si affiancano alle squadre a terra e ai subacquei, con una configurazione definita in funzione delle caratteristiche dei luoghi e degli obiettivi dell’intervento.
L’analisi dei materiali recuperati assume un ruolo centrale. Pesatura, selezione e classificazione merceologica consentono di distinguere le frazioni raccolte e documentarne la composizione; la registrazione e l’avvio a recupero o smaltimento attraverso canali autorizzati completano la tracciabilità. Immagini, localizzazione dei rifiuti e parametri ambientali concorrono, nel sistema, a costruire una base conoscitiva sulla quale programmare le operazioni successive.
Attraverso rilevazioni ripetute, queste informazioni aiutano a riconoscere gli accumuli ricorrenti, individuare le aree più esposte e seguirne l’evoluzione. Per gli operatori significa poter scegliere mezzi, tempi e modalità di recupero sulla base delle criticità osservate, verificando l’efficacia delle missioni e migliorando l’organizzazione degli interventi.
Per Comuni, enti territoriali e amministrazioni competenti, i dati possono sostenere la definizione delle politiche ambientali: concentrare risorse e controlli nelle aree vulnerabili, stabilire priorità e frequenza delle pulizie, indirizzare le campagne di sensibilizzazione e valutare nel tempo i risultati delle misure adottate. Per gli enti di ricerca costituiscono materiale di studio; per le imprese, una base documentale con cui misurare e rendicontare il proprio contributo ambientale.
A Senigallia, la pesatura e la classificazione dei rifiuti, insieme ai rilievi prima e dopo l’intervento, confluiranno nel report previsto per SIMAM. La città porta così al centro dell’iniziativa il rapporto tra qualità ambientale e valore economico della costa: un’operazione nella quale la cura del territorio coinvolge un’impresa locale, competenze tecnologiche e lavoratori, producendo risultati e informazioni utili a orientare le azioni future tra fiume e mare.












