Sulle vaccinazioni anti Sars-Cov2 alcuni spunti di riflessione dall’Aps Novum di Senigallia

Sulle vaccinazioni anti Sars-Cov2 alcuni spunti di riflessione dall’Aps Novum di Senigallia

SENIGALLIA – “Siamo nel bel mezzo di quella che con ogni probabilità può essere considerata la più grande campagna vaccinale nella storia della umanità.

“A ben vedere – si legge in un documento inviato da Claudio Piersimoni, Caterina Rinaldi, Egidio Cardinale, Francesca Mancinelli e Giorgio Sartini dell’Aps Novum di Senigallia -, non viene proposto un vaccino come quelli che conosciamo abitualmente (testato in primis su animali da esperimento e quindi su volontari umani per un periodo di tempo sufficientemente lungo) e neanche un vaccino sperimentale, ma a voler essere precisi, nella maggior parte dei casi viene somministrata una terapia genica sperimentale ovvero un presidio terapeutico che rispetto ai vaccini tradizionali, unisce in sé una doppia sperimentazione di metodo e di prodotto. Di fronte a questa anomalia, i cittadini riflessivi si interrogano sulla reale necessità e sulla liceità etica e legale di questa campagna planetaria.

“Infatti, se le evidenze finora raccolte dimostrano che:

  • in Italia alla data del 28 marzo 3.530.000 persone hanno contratto l’infezione da SARS-Cov2 e che la mortalità associata risulta oscillare fra lo 0.1% e lo 0.5% nella popolazione di età inferiore a 70 anni e solamente nella popolazione oltre i 70 raggiunge un IFR (Infection Fatality Rate) del 5.4% (dati OMS e CDC)
  • la maggior parte delle persone affette è asintomatica ed anche nel caso di soggetti con sintomi il quadro clinico, se ben gestito, è risolvibile a domicilio senza la necessità di ospedalizzare il paziente
  • una volta superata l’infezione, l’immunità acquisita garantisce una protezione duratura
  • la letteratura scientifica ha segnalato trattamenti terapeutici efficaci sia per i casi lievi che per quelli più severi

non si comprende:

per quale motivo dovremmo vaccinare l’intera popolazione usando una tecnologia sperimentale mai usata prima, ritenuta presumibilmente sicura, ma che ha già causato numerosi effetti indesiderati (un numero non trascurabile di soggetti sono deceduti a breve distanza dalla inoculazione) e della quale non sappiamo assolutamente nulla sugli effetti a lungo termine, sulle possibili interazioni con farmaci ed altri vaccini e che, per finire, offre protezione per un periodo di tempo limitato tanto da richiedere periodici richiami;

per quale motivo dovremmo credere in una tecnologia intesa a combattere un virus noto (come tutti quelli ad RNA) per produrre numerose mutazioni che potrebbero essere causate dalla pressione selettiva indotta dalla vaccinazione stessa? Inoltre, quali evidenze abbiamo che questa nuova tecnologia possa contrastare efficacemente ogni futura mutazione del virus;

per quale motivo dovremmo affidarci ad una tecnologia che non possiede nei confronti del SARS-Cov2 una attività sterilizzante e che non potendo prevenire la condizione di portatore sano, non è in grado di interrompere la trasmissione della malattia e con essa il rispetto delle impopolari misure di protezione individuale e distanziamento sociale;

per quale motivo dovremmo sottoporci ad una tecnologia fornita da industrie multinazionali nei confronti delle quali è stata predisposta una liberatoria che le scagiona da qualsivoglia effetto avverso e ribalta i costi risarcitori sulle spalle dei contribuenti.

“Quando si intende somministrare un vaccino a larghissime fasce di popolazione – affermano sempre Claudio Piersimoni, Caterina Rinaldi, Egidio Cardinale, Francesca Mancinelli e Giorgio Sartini dell’Aps Novum di Senigallia – debbono essere soddisfatti 3 criteri fondamentali:

  1. il vaccino deve proteggere dalla malattia (efficacia);
  2. non deve avere effetti indesiderati importanti a breve e lungo termine (sicurezza);
  3. non debbono esistere presidi terapeutici alternativi di pari efficacia (esclusività).

“In base ai dati attualmente disponibili, possiamo dimostrare che, nel caso dei cosiddetti vaccini anti-SARS-Cov2, nessuno di questi parametri è soddisfatto in maniera accettabile. Da cittadini riflessivi, riteniamo – concludono i rappresentanti dell’Aps Novum – che sarebbe quantomeno prudente affidarsi al principio di precauzione, anche se l’esperienza ci insegna che detto principio, di per sé sacrosanto, viene invocato sulla scorta di criteri di valutazione tutt’altro che omogenei”.

 

 

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