“Alla Fondazione Città di Senigallia troppe cose non tornano”

“Alla Fondazione Città di Senigallia troppe cose non tornano”

Per fare chiarezza il consigliere comunale Gennaro Campanile propone di commissariare l’Ente

di GENNARO CAMPANILE*

SENIGALLIA – Riassunto della storia: a febbraio cambia il Consiglio di Amministrazione a seguito della vittoria del centrodestra alle comunali. Dopo qualche mese in Consiglio comunale il nuovo presidente denuncia una situazione gestionale in forte perdita (derivante dal passato), annuncia economie e rassicura sulla tenuta finanziaria promettendo nuovi report. Dopo qualche mese ancora (e siamo arrivati ai giorni d’oggi) il Consiglio si dimette usando termini molto forti (in un comunicato stampa) ed invocando l’aiuto delle Istituzioni private (che cosa voglia dire non si sa) e pubbliche. Al Consiglio uscente sono arrivate minacce che però non avrebbero influito sulle dimissioni (che male ci sarebbe stato?).

In tutta la vicenda ci sono aspetti non comprensibili e che aumentano la confusione.

LA MODALITA’ delle dimissioni è opaca. Il Consiglio si dimette con un atto formale senza indicare le motivazioni, la notizia filtra, il presidente la conferma con un comunicato abbastanza dettagliato ed infine interviene il sindaco che chiede una relazione. Beh, la procedura normale (e di buon senso) avrebbe visto presentare le dimissioni motivate, accompagnate da un resoconto del lavoro svolto e delle conclusioni a cui si è arrivati. Meglio ancora sarebbe stata la formulazione di un progetto che se non approvato dagli interlocutori pubblici  avrebbe comportato le dimissioni.

In alternativa, ci si dimette se non si vuole, o non si è in grado di assumersi, la responsabilità di fare il necessario in prima persona.
Per come sono andate le cose le dimissioni sembrano una forzatura nei confronti dell’Amministrazione di centrodestra, o preventiva o consequenziale, ma sempre una forzatura a pochi mesi dall’insediamento.

I TEMPI delle dimissioni, in piena fase di recupero costi gestionali, sono singolari. Erano state promesse relazioni sistematiche alla prima presentata in Consiglio comunale. Anziché la seconda relazione, è stata alzata bandiera bianca, senza aver concordato il percorso successivo (sembra) con l’Amministrazione. Trattandosi di personaggi della stessa area politica è tutto dire.

LA LETTERA DI MINACCE richiama la figura di Giorgio Ambrosoli, ucciso da un sicario americano su ordine del presidente della Banca che l’avvocato stava liquidando. L’accostamento di delinquenza organizzata alla Fondazione non può che inquietare.

LA REAZIONE POLITICA del centrodestra non è stata pubblica. Bocche cucite. Non l’espressione di un sostegno o di una comprensione o di un rammarico. Eppure è questo centrodestra senigalliese che ha nominato il Consiglio di Amministrazione della Fondazione. E il nome speso per la presidenza non è di secondo piano trattandosi dell’avvocato che tutela i risparmiatori della Banca Marche. Dopo che Canafoglia si è presentato alle regionali in una lista a sostegno di Acquaroli ed il suo nome è stato ipotizzato per il ruolo di sindaco di centrodestra per Senigallia, non si può più parlare di tecnico “puro” e le sue dimissioni acquistano un peso politico, tanto più che altri componenti del Consiglio erano presenti in liste che si sono presentate alle elezioni.

L’appello che Amo Senigallia rivolge è quello di fare concretamente gli interessi della Fondazione e della Città attraverso due iniziative distinte, in tempi velocissimi e alla luce del sole.

La prima riguarda il futuro con la nomina di un Consiglio di Amministrazione di persone capaci che ne capiscano di bilanci, sanità, organizzazione, finanza (lasciando stare la fedeltà politica che non c’entra nulla con la gestione di una realtà assistenziale e culturale come la Fondazione), che si faccia carico di sanare la gestione e rendere solido il patrimonio, che non si spaventi alle prime difficoltà e, soprattutto, che abbia il coraggio di fare quello che Canafoglia ed i suoi colleghi non hanno avuto il coraggio di fare ma solo di denunciare.

La seconda riguarda il passato ed è quella di affidare ad un ristretto gruppo di persone indipendenti il compito di studiare gli ultimi 10 anni riferendo poi in Consiglio comunale nel giro di poco tempo. Se si sono verificati sprechi, mala gestione, promesse ripudiate, progetti abortiti ci devono essere anche nomi e cognomi, per rigenerare un rapporto di fiducia tra cittadinanza e politica che ora è alquanto malmesso. Tutti sono stati all’altezza dell’incarico ricevuto fino a prova contraria ed i bilanci da soli non dicono granché se non sono illustrati gli scenari in cui sono maturati.

L’alternativa seria sarebbe quella del Commissariamento. La politica uscita dalle urne di un anno fa ha fallito clamorosamente la scelta del governo di un importante istituto cittadino come la Fondazione. E’ stato eletto un Consiglio di Amministrazione che si è dimesso dopo qualche mese in modo opaco non spiegando le vere ragioni ma lanciando tanti messaggi in un comunicato e neanche in un atto formale. Più fallimento di così…

*Consigliere comunale Amo Senigallia

 

 

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