Senigallia Cambia – Avs: “Quanto spazio occupa ancora la paura?”
SENIGALLIA – Da Senigallia Cambia – Avs (Alleanza Verdi e Sinistra) riceviamo: “Nei giorni che hanno preceduto la manifestazione studentesca del 30 ottobre a Senigallia, dopo quello che ci è toccato leggere, ci siamo fatti una domanda: quanto spazio viene dato alla paura quando raccontiamo una piazza? La risposta, purtroppo, la conosciamo: tanto. Troppo.
“Funziona sempre allo stesso modo. Prima arriva l’allarme: ansia, preoccupazione, apprensione. Poi il repertorio da invasione barbarica: città messe a ferro e fuoco, vetrine in frantumi, grave pericolo. Manca solo l’olio bollente dalle mura. E tutto questo prima ancora che sia successo qualcosa.
“E le ragioni di chi scende in piazza? Quelle possono aspettare. Futuro, scuola, lavoro, carovita, riarmo: argomenti evidentemente meno interessanti di una vetrina che potrebbe rompersi.
“Gli organizzatori parlano di festa, sorrisi, dialogo? Si riportano tra virgolette, per carità. Ma la cornice resta quella del sospetto.
“Poi la manifestazione si svolge. Pacifica, esattamente come annunciato. E allora, solo allora, si scopre che i ragazzi avevano qualcosa da dire.
“La paura sparisce di colpo, raccontata al passato come una tempesta scampata. Peccato che quella tempesta non sia mai esistita, se non sulla carta, se non sulla speranza recondita di chi usa la paura per il proprio consenso politico.
“Una tempesta immaginaria, però, lascia danni veri: l’idea che i giovani in piazza siano un problema di ordine pubblico da contenere, prima ancora che cittadini da ascoltare.
Senigallia non ha una storia di cortei violenti. Basterebbe conoscerla un po’.
“E i ragazzi lo hanno ricordato a tutti nel modo più semplice: lasciando fiori sulle porte dei negozi.
“L’informazione, soprattutto quella locale, dovrebbe spiegare, dare contesto, aiutare a capire. Quando invece amplifica i timori e silenzia le ragioni, smette di informare e comincia anche lei a spaventare.
“Quindi quanto spazio occupa la paura? Molto più di quello che merita. Molto più di quello che chiedono i nostri ragazzi.
“Quanto spazio ha avuto la raccolta firme di alcuni commercianti che con peloso spirito di “solidarietà di categoria” chiedevano di spostare il corteo in atre vie e, quindi, di scaricare i problemi su altri negozi? Troppo e immotivato, non solo in confronto alle ragioni dei nostri giovani ma anche rispetto ai tanti genitori e ai tanti insegnati che hanno accompagnato il corteo e a quei commercianti che hanno tenuto aperto e, in qualche caso, hanno solidarizzato con i giovani manifestanti.
“Speriamo che questi sobillatori di paure immotivate abbiano appreso la lezione che gli studenti hanno dato loro con una manifestazione molto partecipata, composta e pacifica, che ha lasciato pure omaggi floreali vicino ai negozi.
“Speriamo che abbiano capito finalmente che quel fiume di giovani, compatti dietro un unico, grande striscione dal messaggio inequivocabile “Non potete più ignorarci”, voleva solo rivendicare il proprio diritto a contare e ad avere un proprio futuro, trasformando i timori della vigilia in una lezione di partecipazione civica e solidarietà intra generazionale”.
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